Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Gli uomini questi mortali

2 commenti

> di Paolo Frigo*

Ci hanno detto che gli uomini sono mortali, che hanno visione del vero solo sul metro della propria finitudine. Ci hanno detto che una vita è fatta di un finito numero di anni e di un finito numero di giorni, che ogni giorno è un finito numero di ore, ogni ora un finito numero di minuti e così i minuti: ma di quanti istanti è fatto un giorno? Sarà possibile mai, elencare il numero e la qualità delle cose che, in un solo Istante, stanno? E nell’immensità di tutte le cose che in un solo attimo esistono, può essere individuata quella in cui quell’attimo ha fine? Se l’Infinito è il contenuto del Finito, è lecito parlare di finitezza?

Il concetto di finitezza della vita umana deriva da una incredibile miopia: si può pensare qualcosa come finito, solo in quanto si considerino finiti tutti gli elementi che lo costituiscono. Di un uomo che percepisse la propria vita tutta intera come successione di attimi puntiformi tutti rigorosamente in fila uno di seguito all’altro e che avesse coscienza di essi in modo puntuale e attimo per attimo, si potrebbe affermare che la sua esistenza è un insieme finito di punti Se invece lo stato di coscienza è costituito anche solo da una indefinibile qualsivoglia stratificazione, allora nessun concetto di finitezza può essere ammesso. Se anche uno solo degli elementi di una quantità finita, non risulta quantificabile allora essa non può essere pensata come finita.

Istante

«Siamo da sempre e per sempre nel Paradiso senza saperlo», diceva Borges, in un racconto che non so più rintracciare.

Siamo da sempre e per sempre nella pienezza e non lo sappiamo. Per saperlo occorrerebbe essere capaci di percepirlo.

Così, provo in silenzio, a fare materialmente un elenco, cose, eventi, colori, impressioni, odori, ombre e sogni: quello che posso trovare tutto insieme dentro un singolo attimo!
Potrebbe essere un metodo: allenarsi a percepire, in ogni attimo, l’Immenso!
C’è chi si allena a percepire il nulla, noi siamo ad Occidente: il nostro Dio ha Fede nella Realtà, attribuisce Verità ad ogni ombra, ad ogni sospiro!

Ogni istante è immenso!

Un istante è tutto quanto esiste in un certo momento: tutto quello di cui esso è.
Istante è, nel Tempo, quello che un Punto è nello Spazio: una unità minima che non ha Misura.
In ogni singolo Istante di Tempo vi è un’immensità di Spazio, così in ogni singolo punto di Spazio c’è l’immensità del Tempo.
Tutto, nella storia, nella letteratura, nelle filosofie e nelle religioni intesse il lacrimevole racconto della nostra Finitudine: e non ci si accorge che, al contrario, se si cominciasse ad elencare, solo elencare, una per una, tutte le cose che esistono in un solo, singolo istante, a partire dalle umili cose intorno, proprio queste qui, nella mia casa: suppellettili da cucina, bicchieri, tavolo, zuccheriera e bricco da caffè, infinite parti d’acqua che scorre, fondi di caffè nella caffettiera e fondo nerofumo, profumo nell’aria e sapore di sale, televisore spento, umidità di questa stagione tiepida e cielo fuori sopra questo giardino, grani di luce sulla polvere che filtrano attraverso vetri di finestra.
Gli articoli stessi delle parole che, senza scriverli, ho pensato e che proprio in questo istante, coesistono alla propria assenza.
La finestra stessa e lo stesso pensiero del profumo nell’aria e del cielo.
E, ancora, tutti i libri sugli scaffali, tutte le loro pagine e una per una, tutte le singole parole e le lettere di cui son fatte, ogni minuta e diversa particella d’inchiostro, e ogni fibra della carta e, dentro ogni fibra, ogni cellula e ogni atomo che la compone.
E là fuori, le persone con tutti i loro pensieri e sapori, profumi, sensazioni di stagioni come pollini nell’aria e per ognuna di esse un altro elenco infinito.
E ancora – perché no? – tutti i mondi paralleli di ogni singolo essere di questo pianeta e di ogni possibile pianeta che esista dentro questo solo ed unico istante.
E ad ogni istante che accade la nuova immensità che quell’istante è e tutti gli istanti, a loro volta, in numero infinito!
Si può pensare la finitezza?
Cosa, in noi, pensa la finitezza?
Quale senso nuovo si può dare al Mondo partendo dall’immensità di ogni singolo attimo?

La dimensione di un istante

Il concetto di Infinito, la massima grandezza in assoluto attinente all’Essere, richiama il concetto di Eterno, cioè la massima grandezza in assoluto attinente al Tempo. Quello che cerco di ottenere è una specie di corto circuito fra l’unità minima, l’Istante, e quella massima, l’Infinito, l’Immenso, per far emergere la contraddittorietà del concetto di Finitudine. Le nostre strutture di Senso non sanno rispecchiare il Vero; infatti è proprio nella Realtà, cioè nella Verità che la vita umana è tutt’altro che qualcosa di finito: il Senso della Vita Umana è modellato sul concetto di Individualità.

Come si struttura l’orizzonte del Senso entro cui siamo circoscritti, entro cui siamo Individui?
Come è fatto il Mondo?
Quale la forma delle parole che ci circoscrivono?
Il punto è che si pensa alla vita come a qualcosa che continuamente cerca di giungere ad una sua Pienezza: qualcosa di mai compiuto e continuamente rivolto a qualcos’altro.
Così accade che se sempre si è in marcia verso una ipotetica pienezza, tutto quello che accade acquisisce Senso sempre e solo in relazione all’Idea di Pienezza assunta come propria già in partenza: tutto il resto cadrà nel nulla e nell’insignificante, sarà espulso dal Mondo.
Dunque ciò che accade sarà sempre e solo il Significativo, il Sensato.
Il Senso del Mondo è il Confine del Mondo: il suo Limite.
Quello che nel Mondo accade sarà sempre e solo quel che attiene al suo Senso: per questa ragione le cose del Mondo sono limitate.
Ma gli uomini non vivono solamente nel Mondo: essi sono anche Reali.
Vivono nella Verità!
Ed è per questo che siamo già sempre nella pienezza: perché la Verità è l’Essere e non ci è dato non essere sempre tutto quello che in ogni Istante siamo!
Abitiamo un mondo astratto, se il nostro sguardo vede una mucca non ne cogliamo che la funzione: cioè carne da brodo!
Fesa filetto costata ossobuco, quale processo di astrazione più di questo? Logica funzionale ai vuoti di stomaco!
Quali e quanti respiri sospiri alla catena di questo mite e grandioso essere, quali empatie emozioni sofferenze per i figli rubati ammassati assassinati nei macelli in funzione delle nostre indigestioni, sono caduti nel nulla insignificato imMondo, carta da zucchero pregna di sangue involtante bistecche che tormentano i nostri sogni nelle loro urla?
Se la vita intera possiede, e la possiede, l’intensità di queste vite che non abbiamo guardato e di cui nemmeno il carnefice fa Mondo, quale coscienza ha individuato tutto questo nel percorso lineare della nostra violenta finitezza?

Le parole

Siamo inscritti nelle parole che pronunciamo!
Attraverso di esse assimiliamo senza saperlo la storia che le Cose hanno avuto nella coscienza degli uomini.
Non abbiamo Opinioni: siamo ciò che le parole descrivono attraverso di noi!

Un Significato mediante il proprio riferimento semantico mantiene una relazione necessaria con l’oggetto cui si riferisce: è la relazione che c’è fra colui che parla e la Cosa di cui egli parla.
Questa relazione avviene per il tramite della Storia dei Parlanti
Nel Parlare della Cosa, il Significato parla della sua Relazione con essa e dell’intero Mondo dentro cui questa Relazione accade.
Il Significato è ciò che è Significativo: quel che è Assegnato a partire da un Orizzonte di Senso, da un Mondo.
Tuttavia: se siamo inscritti nelle nostre Parole e se anche le nostre opinioni sono vincolate ad esse, esiste quel qualcosa che le parole nominano come Libertà?
Come si può essere inscritti in essa se questa parola possiede un Senso?
Il suo stesso significato ce lo impedisce: o siamo liberi oppure siamo costretti nel significato della parola!
Cosa ci inscrive dentro questa parola, se essa stessa determina, e in qualche modo produce, ciò a cui anche solo pronunciandola noi aspiriamo?

Nella parola Libero la radice Li indica lo sciogliere e, fra le tantissime parole richiamate dalla sua etimologia vi è l’accadico Laibru, dove il La indica negazione, mancanza e Ibru che significa Collegato, Membro di una Comunità.
In Ibru forse c’è un po’ di Hybris, sulla base dell’accadico abru che indica il potente, o habaru l’esser saldo, mentre uburu che è la violenza.
Il la abru dunque, in questo senso è colui che si scioglie dalla comunità imposta con la forza dal potente.
Nel termine Libero, fra le altre cose, è depositata la concezione che nel Legame vi sia una sorta di impurezza, come se nel Legame fosse impedita l’espressione dell’Essere nella sua necessaria nitidezza.
In altre parole nella parola Libero è contenuto il concetto di Individuo, in ciò che nell’indivisibilità, nel non poter esser fatto due, nell’impossibile scomposizione ulteriore manifesta la propria integrità.

La durata della coscienza

Durata è il segmento di tempo in cui sussiste ogni cosa.

Si attribuisce alla vita una durata: vi è un segmento di tempo entro cui la vita si manifesta e questo segmento va dal momento della nascita al momento della morte.

Se però si parla dei Mortali non è più della durata della vita che si deve parlare, ma di durata della Coscienza: infatti non la vita umana è investita dell’evento della morte, ma la Coscienza.
Essere investiti dall’evento che chiamiamo Morte non significa il fatto di morire, cioè di cessare di esistere, ma essere investiti dalla Coscienza di Morte.
E coscienti non si nasce: coscienti si diventa!
Dunque la morte si impara!
Tutto cessa di esistere prima o poi, ma solo gli uomini sono Mortali.
L’evento Morte infatti, non esiste.
L’evento della morte può essere percepito esclusivamente nella morte degli altri e se ne è investiti solo nel proiettarlo su di sé.
Ma questo evento, su di sé, non accadrà mai!
Infatti il luogo in cui accadono tutti gli eventi è la Coscienza.
Fuori della Coscienza gli eventi non accadono: sono!
Qualsiasi cosa essi siano.
Il cessare della Coscienza dunque non è un evento, ma il venir meno di tutti gli eventi.
Per questo motivo si è investiti dall’evento della morte solo in quanto ci si pensa mortali e non in quanto si muore.
Dunque piuttosto che dire che la vita umana si manifesta dentro i due eventi della nascita e della morte, sarebbe più corretto dire che è la coscienza umana che si manifesta entro un segmento di tempo incluso fra la nascita e la morte.

Che cos’è l’evento della morte?
E’ un quantificatore: proporziona Unità di Tempo (Durata) con Unità di Significatività (Senso): si è tanto più mortali quanto meno si è significativi.
La morte dunque, struttura l’intera esistenza della coscienza in relazione alla possibilità di realizzare Senso, unità di Significatività.
La significatività del Tempo della Coscienza viene subordinata alla significatività del senso dell’Azione.
Emerge il fatto che la coscienza umana si attribuisce senso strutturandosi sulla cellula base della lingua: soggetto azione scopo.
Poiché la significatività è immediatamente connessa con la struttura sintattica del linguaggio e poiché il linguaggio si struttura a partire da una cellula base costituita da soggetto- azione-scopo, ciò significa che la morte struttura l’esistenza umana sulla quantità di fini che si riesce a raggiungere
La struttura del Significato è di ordine economico: un percorso è tanto più Significativo quanto più attinente al fine, cioè quanto meno include elementi incongrui, quanto più esclude tutto ciò che non rientra nell’ordine di percorso economicamente più conveniente.
Maggior profitto con minore energia.
Quanto più breve riesce a rendere il raggiungimento del fine.
L’economicità, l’attinenza al Senso, del percorso dell’azione, valuta congrua la durata della vita, non tanto in base al numero degli anni, ma in relazione alle unità di Senso.
L’unità di Senso è la cellula base della lingua con cui gli uomini strutturano la Realtà.
Unità di Senso è la cellula strutturale minima che disegna l’orizzonte del Mondo.
Tale struttura è una struttura lineare: esclude tutto quello che si affaccia a bordo pista, vede solo il fine ed in questo modo, ha anche coscienza che l’ultimo dei fini è La Fine.
La vita umana è Parabola: è la traiettoria che l’uomo compie per divenire sé stesso, per acquisire Senso.

Tuttavia la Coscienza Umana è Mondo: non è Verità!
La struttura del Mondo si sovrappone distorcendola, alla struttura della Realtà.
La vita umana è il segmento di Tempo in cui si manifesta l’identità della Coscienza: non vi sarebbe identità se quel segmento durasse oltre il tratto che lo identifica.
Ma la durata della Coscienza non necessariamente è una traiettoria che parte dal primo vagito che dice Io, all’esalazione dell’ultimo alito che percepisca sé, non è segmento di una presupposta linea del Tempo.
Il concetto di Tempo lineare è una presupposizione fondata sulla struttura della frase.
E’ un’astrazione!
Quel segmento di Tempo non è una Linea perché nessuno può affermare che la coscienza sia un Punto!
Quel segmento di Tempo in cui la vita della Coscienza si manifesta è il dispiegarsi di tutti i piani dell’Essere che costituiscono quel Tempo.
Ogni singola sezione di quel segmento che è la durata della coscienza o della vita o comunque di qualsiasi durata si tratti, è un Infinito!
La vita umana è una sovrapposizione infinita di infiniti piani dell’Essere.

E, siccome non è pensabile che Essere si dispieghi in qualcosa che Essere non è, ciò significa di necessità, che il Tempo è il contenuto e non il contenitore: la durata del Tempo della vita è un evento che è incluso e non un evento che include, la vita stessa.
Infatti una vita è ciò che è anche in rapporto al suo non essere altro da sé.

Che la morte sia un Evento è falso; la morte è nessun evento, è la mancanza assoluta di eventi!

Guardando alla morte la consideriamo un evento indubitabile perché vediamo quell’evento che è la morte degli altri e ne deduciamo la nostra.
Tuttavia la Mia morte è Nessun Evento!
Se la morte è un evento è perché non siamo noi che viviamo: è il Mondo che vive per mezzo di noi!
E, per il Mondo, la Mia morte è un evento come gli altri, perché il Mondo non muore.

Infinito

Esiste l’infinito?

I granelli di sabbia in una spiaggia, sono innumerevoli ma il loro numero è finito.
Il concetto di Individuo implica quello della finitezza: i granelli di sabbia ad esempio, sono integri nella loro individualità, si può assegnare ad ognuno di essi un numero e la somma di quei numeri sarà finita.
Come finite sono le Unità di Senso che durante la vita giungono a compiutezza significativa
Ma ognuno di quei granelli, da un lato è in sé infinito e, dall’altro, non è mai un singolo granello, perché mantiene una relazione necessaria con l’infinità di ciò che lo circonda.
Se esso non partecipasse completamente dello spazio intero intorno a lui, se esso fosse libero rispetto a quello stesso spazio, alla sua relazione identificativa con l’intorno, la sua identità stessa verrebbe meno: potrebbe essere e non essere al medesimo tempo.

Se si pensa la vita come costituita di parti individuate, libere fra loro, allora non possiamo che avere una somma di interi e la vita è una quantità Finita, ma se la si considera a partire dal Tutto che essa è, allora apparirà infinita e non avrà morte!

Sulla durata della vita o anche solo della coscienza, non basterebbe la vita stessa ad elencare, solo elencare, tutto quanto esiste adesso.
La massima quantità di durata di vita o di coscienza concessa ad un uomo, non è in grado di contenere anche soltanto un cenno per ognuno degli elementi esistenti nella più infima parte di sé stessa.
Come si può parlare di brevità della vita se la vita stessa non basta a contenere anche soltanto i nomi di quanto appartiene ad un solo suo attimo?
Possiamo chiamare infinito tutto questo?
Oppure è lo stesso pensiero dell’infinito a rappresentare la misura della nostra finitezza?
Infinito è un abisso logico: dicono che sia la ricorsività del linguaggio umano lo scandalo fra tutte le sintassi possibili! Dicono che l’infinito sia la principale peculiarità della lingua degli uomini, cioè del Mondo e non posso dire se esso si affermi per fede o per realtà.
Coltivo il campo e non avrò fame bastante per nominarne ognuno dei singoli pezzi del suo pane che mi danno nutrimento.
Non avrò fame bastante a far si che ognuno di essi acquisisca il Nome che lo renderà Segno tanto da includerlo nell’Orizzonte del Senso del Mondo.
Cioè: non avrò fame bastante a trasformare tutti i fili del Pane in Cose, tanto da poterli includere come Oggetti nell’economia della Frase che fa esistere il Mondo.

* Paolo Frigo (Pianezze del Lago, 1955): «Non sono che un contadino, un manovale, uno che lavora la terra, coltiva fango. Ho sentito raccontare del più sapiente degli uomini che sapeva di non sapere o del Puro Folle che, solo, potrà sanare la ferita del mondo; a me concedi questo piccolo vezzo: che io sia un manovale, uno che pensa con le mani! Che sia il mio strumento a imparare il mondo».

[Clicca qui per il pdf]

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2 thoughts on “Gli uomini questi mortali

  1. mi affascina tutto questo che e’ stato scritto inquadra senza che io sia filosofa molti dei miei pensieri scritti nel blog, RISPOSTE D’INFINITO, L’INFINITO E LA CRISI CHE CI STA COLPENDO ….E MOLTI ALTRI, vi seguiro’ in questo blog.
    Grazie…
    a presto
    Cristiana

  2. MISTERO DELL’INFINITO

    Mi chiedo se il tormento umano dipenda su questa terra
    da forze oscure insite nella nostra sfera

    Se la continua sete di conoscenza dei misteri sarà mai
    placata o se per sempre saremo alla ricerca del sapere
    cosa esiste oltre quei confini

    Se per saperlo noi come Ulisse finiremo sommersi dalle
    nostre stesse acque

    Mi chiedo se al di la di Essa esistano pianeti sperduti
    nell’infinito spazio in cui benevole influenze rendono
    l’anima degli individui più buona

    Se provo con il pensiero ad oltrepassare i confini di questo
    vorticoso globo distante dalla luna ormai a noi nota
    e ancora più distante dal sole che ogni giorno illumina e
    influisce…………..
    mi perdo e vago senza gravità in quel silenzio

    RIFLESSIONI SULL’INFINITO E LE CICLICHE CRISI

    Come in ogni epoca di crisi la definizione di finito sembra riduttiva rispetto al concetto d’infinito.
    Ciclicamente si crede che arrivi la fine di questo mondo nel momento in cui la ruota passa nel solito punto più basso.
    Ora ci siamo noi di quest’era ad attraversare la “turbolenza” dove neppure la fede regge all’infinito mistero della religione: anche il Papa molla la sua strada e sempre più s’ incarna d’ umano e materiale e non divino, con il recente nuovo Papa a “misura d’uomo.
    La crisi dei valori ci porta ad aggrapparci all’indefinito per la paura della fine, spettrali disastri annunciati inducono giovani alla paura della fine del mondo, che viene ogni volta rimandata.
    Cosi come il ciclo della vita e’ ciclico il cambiamento ed e’ necessario, quando esiste la saturazione, ad eliminare chi non cambia e diventa obsoleto e mantenere solo chi resiste e riesce ad adeguarsi al cambiamento.
    Questa che stiamo vivendo non e’ una crisi ma una nuova era.

    LA VERITA’ ASSOLUTA ESISTE?
    …………
    Quando ci plachiamo pensando si sapere, e’ proprio in quel momento che dovremmo alzarci e guardare tutto da un lato diverso.
    Le sfaccettature della realta’ ci mostreranno l’inutilita’ della continua ricerca dei perche’.
    Ogni perche’ e’ soggettivo nell’uomo, e come tale esistono infinite interpretazioni.
    Qual è l’ultimo pensiero interpretativo di una verita’?
    per saperlo occorrerebbe intervistare l’intera umanita’ accorgendoci che ognuno avra’ una sua visione diversa…….
    FORSE SMETTEREMO DI TORMENTARCI PER CERCARE RISPOSTE………non sapremo mai qual è l’ultimo pensiero disponibile.
    ……………………………

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