Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Scolio XVII

3 commenti

> di Luca Ormelli

Insito nella rappresentazione è irriducibile l’errore: ogni rappresentazione è, invero, un essere-in-vece-di, un costituire relazione. Pure ciascuna relazione in sé non è altro che l’attuarsi d’una assenza di autonomia, una costante manifestazione di insufficienza, di mancanza. Il dolore pertanto scaturisce, prorompe dall’inestinguibile sentimento di privazione, di frammentazione dell’unità originaria [dolere origina dal latino dolere da riferirsi alla radice dar=dal, dol spezzare, scindere ravvisabile anche nel sanscrito darati e dalati scoppiare, lacerare, fendersi e nel greco dero scorticare] che si vuole ognora sanata in una nuova unità. Senza avvedersi l’uomo che è proprio nella volontà di unire ciò che il dio ha diviso che alberga il dolore. E dunque volere la lacerazione, aspirare alla scissione, protendersi alla totalità conoscendo irraggiungibile – perduta – ogni unità.

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3 thoughts on “Scolio XVII

  1. Io non voglio conoscere irraggiungibile e perduta ogni unità…

  2. Prezioso questo scolio, felice nell’enunciazione e limpido.
    Valeria.

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