Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Simbolo e corpo. L’essere dell’uomo nella speculazione di Eduardo Nicol

1 Commento

> di Paolo Calabrò

Il corpo: ossessione del mondo moderno, dalla forma fisica alle miriadi di trasmissioni e pubblicazioni di cucina, dalla chirurgia estetica dilagante alle due tipiche malattie-sintomo dei nostri tempi, l’anoressia e la bulimia, dalle SPA con i loro nutritissimi “campionari di massaggi” alle polemiche sulle taglie dell’alta moda. Sembra che non si riesca a pensare ad altro, o almeno che non se ne possa prescindere.
E forse un motivo c’è, al di là di tanta materia per i sociologi: il corpo, con la sua immediatezza, con la sua ineludibile datità, continua a suscitare interrogativi, anche filosofici, in grado di resistere all’usura del tempo e all’erosione (altrove distruttiva) dell’odierno dominio del virtuale. Il corpo è il “volto dell’altro” (Lévinas) che ci chiama in causa ancor prima di riuscire a comprenderlo; è quell’invito alla relazione che spesso oltrepassa, e precede, la parola. Il corpo non è mai muto; né inerte: avvicina, fino all’estremo dell’amore più grande, o respinge, fino al più terribile degli assassinii. È quello dei legami “fisici” e delle simpatie “a pelle”.

Qual è il significato del corpo? Non ve n’è uno, ché altrimenti esso sarebbe un mero segno che rinvia a un certo significato. Il corpo invece è un simbolo, rimarca Stefano Santasilia nel suo ultimo Simbolo e corpo, appena edito da Guida. Non un’indicazione, ma un invito: alla relazione, appunto, luogo della creazione di tutti i significati e della trasformazione di tutte le cose.
Il volume parte dalla definizione cassireriana di uomo come animal symbolicum, dove l’uomo è quel soggetto “biologicamente ancorato” che è tramite l’espressione di sé; per approdare alla speculazione di Eduardo Nicol, maggiormente rivolta alla metafisica e qui a confronto anche con Paul Ricoeur, per la quale la relazione è la condizione stessa della soggettività. A disdoro di ogni filosofia che pretenda l’oggettività dal pensiero e dalle cose.
Santasilia, che conosce approfonditamente il pensiero di Nicol (già affrontato nel suo precedente Tra metafisica e storia, ed. Le Càriti), offre un saggio di grande attualità e dalla spiccata fruibilità, scritto con uno stile accattivante e lineare accessibile anche ai non addetti ai lavori. Basato su una solida bibliografia pentalingue e pubblicato con un contributo del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria, in una bella edizione Guida rilegata a filo nella collana “Strumenti e ricerche” diretta da Pio Colonnello.

S. Santasilia, Simbolo e corpo. A partire da Eduardo Nicol, ed. Guida, 2014, pp. 110, euro 14.

Stefano Santasilia si è laureato in filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e ha successivamente conseguito la Licenza in Filosofia e Mistica presso l’Ateneo Sant’Anselmo in Urbe e il dottorato in “Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane” presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. I suoi interessi di ricerca vertono sull’antropologia filosofica, sulla filosofia spagnola e ispanoamericana, e sulla filosofia della religione. http://unical.academia.edu/StefanoSantasilia/

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Autore: Paolo Calabrò

Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Collaboro con il settimanale «Il Caffè» di Caserta e con le riviste online «Pagina3», «AgoraVox.it» e «Mangialibri». Sono redattore della rivista online «Filosofia e nuovi sentieri». Ho pubblicato: C'è un sole che si muore (ed. Il Prato, Padova 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama; L'intransigenza. I gialli del Dio perverso (ed. Il Prato, Padova 2015), romanzo noir ispirato alla teologia di Maurice Bellet; La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (ed. Il Prato, Padova 2014) e Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (ed. Diabasis, Reggio Emilia 2011), oltre a diversi saggi sul pensiero di Raimon Panikkar, di cui l'ultimo è «Lo scandalo dell'unicità e le sue conseguenze. La proposta ontologica di Raimon Panikkar» ("Conjectura: filosofia e educação", rivista di lingua anglo-italo-portoghese, aprile 2014).

One thought on “Simbolo e corpo. L’essere dell’uomo nella speculazione di Eduardo Nicol

  1. Corpus

    Corpus, oris
    1. Corpo
    2. Carne
    3. Individuo, essere vivente, persona
    4. Corpo morto, cadavere, corpo inanimato
    5. Sostanza, elemento, materia, massa
    6. Ogni complesso unitario, corpo, organismo, struttura, insieme
    7. Gruppo organizzato, società, corporazione, classe, casta, unione
    8. Raccolta di scritti, opera, volume
    9. Essenza, sostanza

    Il corpo. Libro cangiante multiforme inrappresentabile che tutto contiene, da cui tutto parte, a cui tutto ritorna, da cui sale ogni interrogazione, che riceve ogni sfida e ogni invito e che si predispone ad ogni possibile risposta; luogo-crocicchio informe a cui giunge ogni traccia, da cui ha origine ogni concezione di ogni possibilità; luogo desolato, espanso, solitario, deserto, spazio vuoto indeterminabile, sordo e opaco, terra secca spaccata piena di crepe nelle quali incubano sogni e incubi; matrice numinosa del desiderio, della paura, delle luci intermittenti dell’intuizione inspiegabile, irriducibile a un concetto; patria incoercibile e inalienabile, intima, indicibile del dolore, del piacere, di sensazioni mai consumate e mai definite dalla significazione – ma a volte dalla significazione ferite, appassionate, svuotate, germinate, risvegliate, infettate, alienate, dissotterrate, rianimate, scosse, stravolte, terremotate, distillate alchemicamente nella loro più pura essenza (è quest’ultimo un caso miracolosamente raro). Luogo dell’assenza, della carenza, del bisogno, dell’impulso, della mancanza, della disperata feroce vacuità che spinge al relazionarsi, all’incontro, incontro che è già prima di ogni contatto reale, incontro che è ciò che il corpo è, incontro che è ciò che il corpo non è mai, incontro che è la nuda contraddittoria relazionalità nella lontananza insanabile, nuda contraddittoria relazionalità impossibile ma inscritta nell’essenza dell’essere un corpo. Punto informe, deforme, non collassabile in alcuna immagine, punto ottuso da cui nasce ogni punto interrogativo. De-siderio, lontananza dalle stelle, cumulo di ferite e cicatrici e organi e muscoli e tensioni e carne in movimento, in sussulto, in ascolto, in ristagno, in putrefazione autobloccante o in slancio o in fremito o in collasso o in quiete mormorante – proteso verso l’Altro – altri mondi – altri corpi – altre dimensioni – verso segnali insondabili di enigmi sottili.
    Cavità inconoscibile, grotta dell’inumano, del bestiale, del mostruoso, dell’ostinatamente insensato – grotta oscura dove covano i sogni e si perdono le ragioni dell’argomentabile. Cavità misteriosa, profonda, abisso-Tempio-Ade in cui aleggiano spiriti, ricordi, desideri, feti di pensieri, barlumi di parole, proto-emozioni, impossibilità necessarie non dicibili e mai azzittibili, plancton di esseri intraducibili, poesie mute di sangue e vuoti, cellule sperdute, ognuna con un suo messaggio, con una sua preghiera da avverare, simboli imperscrutabili scritti nella notte delle molecole che gridano bestemmie oscenità o litanie sacre, ognuno in una direzione diversa, ognuno con un suo canto irriducibile, popolo confuso e policefalo dalle mille grida discordi, dalle mille voci inascoltate.

    Trascendenza fallica del’abisso corpo – oceanica oscura infinità dioramica – che si erge come una stele, si fa direzione, azione, parola, e si auto-traghetta verso lo Spazio aperto espondendosi come un araldo, un messaggero totemico, un Totem individuale mandato avanti come un avamposto per nuove imprese, nuove guerre, nuove esplorazioni, nuove alleanze, nuovi baratti di simboli intimi con simboli sconosciuti da decifrare, nuove amicizie, nuovi viaggi, nuovi dialoghi, nuove scoperte, nuove iniziazioni, nuovi progetti, nuove asperità, nuove sfide, nuove delizie, nuovi incontri, nuovi stupori; Spirito che si propaga, si espande negli spazi smisurati dell’Esterno; Dàimon tutelare che cavalca nella prateria aperta per cercare nuove sorgenti di acqua rivivificante, che si inerpica sui crinali e sulle creste dell’enigma, del Più-Che-Sensibile, vette vergini che generano una vertigine che è struggimento, sbigottimento e desiderio inarrestabile per la sua sete; che si inoltra nei territori dell’ignoto, dell’estraneo, dell’alterità, dello scambio, del mistero, dell’avventura ulteriore, dell’esperienza non già nota, dell’arte, del linguaggio, della conoscenza.

    P.s.: grazie per questo articolo che ha ispirato questo mio testo! In origine doveva essere solo un commento, poi è cresciuto….

    http://de-crea-zione.blogspot.it/2014/06/corpus.html

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