Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Karl Jaspers e la politica. La lucida analisi di Elena Alessiato

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> di Pietro Piro

«La concordia raggiunta discutendo insieme e comprendendoci gli uni con gli altri porta a quella comunità che resiste»

Karl Jaspers, Die Schuldfrage.

Alessiato

I.

La straordinaria densità di analisi e la profonda volontà di comprendere alla radice le implicazioni del pensiero politico di Karl Jaspers costringono il lettore del libro di Elena Alessiato, Karl Jaspers e la politica. Dalle origini alla questione della colpa, Orthotes Editrice, Napoli 2012, a un intenso sforzo di attenzione e di partecipazione intellettuale. L’autrice cerca di superare – e a mio avviso il tentativo è perfettamente riuscito – il pregiudizio secondo il quale l’interesse per la politica di Jaspers sia successivo alla fine della seconda guerra mondiale. Perché: «se ampiamente trattati sono gli ambiti della psicologia, della riflessione medica, della filosofia in tutte le sue declinazioni, inesplorato dal punto di vista dell’interesse politico rimane il periodo precedente, quello compreso tra lo scoppio della Prima Guerra mondiale e la conclusione della Seconda» (p. 9).

L’esplorazione dell’autrice parte dagli anni giovanili di Jaspers in cui: «la politica poteva ben essere argomento di discussione familiare, ma non fu certo oggetto di riflessione né tanto meno di appassionato coinvolgimento» (p. 20); dedicando un notevole spazio al rapporto con Max Weber, punto di riferimento imprescindibile e fonte d’ispirazione che secondo l’autrice: «Karl Jaspers mostra di completare» (p. 234). Analizzando un testo del 1917 rimasto però inedito sino al 1999: Politische Stimmungen, l’autrice ritiene che si possa: «anticipare la datazione del primo interesse politico di Jaspers rispetto a quanto si è tradizionalmente supposto: prova infatti che già negli ultimi anni della Prima Guerra Mondiale la sua produzione reca traccia sia di una riflessione sulla natura della politica sia, più in particolare, di un’analisi della situazione politico-culturale dell’Europa e della Germania dei suoi giorni. Una riflessione che, per quanto limitata e occasionale, si presenta densa e articolata» (p. 33). Il testo, influenzato da Weber, è diviso in due parti: la prima individua e classifica i “tipi del politico”; la seconda affronta le relazioni tra Politik e Welt-Anschauung. Secondo l’autrice: «Il fatto che in questo intervento Jaspers evidenzi ripetutamente l’autonomia della sfera politica e ne individui l’elemento specifico negli elementi del conflitto e del potere suggerisce di definire il suo approccio come «realistico», intendendo per «realismo politico» sia un paradigma epistemologico sia una strategia di governo. Nella prima dimensione il suo nucleo teorico è riassumibile in alcuni assunti fondamentali, in base ai quali la «realtà politica è conflitto; il conflitto si governa con la forza; il conflitto produce ordine e forma attraverso l’istaurazione di gerarchia e comando». Nella seconda accezione il realismo è una prasseologia, una tecnica del potere che, preso atto della natura artificiale e convenzionale della politica, impara a usarne i dispositivi e gli espedienti per governare gli uomini e determinarne il comportamento (p. 38).

II.

L’esplorazione di Elena Alessiato continua poi con un attento riferimento al clima culturale in cui Jaspers era immerso citando le Betrachtungen eines Unpolitischen (Considerazioni di un Impolitico) di Thomas Mann del 1918 con le quali ci sarebbero «sottese affinità e implicite consonanze» (p. 54), per poi giungere all’analisi dell’opera jaspersiana del 1931 Die geistige Situation der Zeit (La situazione spirituale del tempo). Opera, questa, fondamentale per intendere il percorso politico del filosofo perché: «da una parte esso costituisce un saggio di filosofia jaspersiana, con il suo tipico strumentario concettuale e il suo stile di pensiero, dall’altra mostra come le categorie di tal filosofia possano essere applicate, più o meno fruttuosamente, all’analisi del presente» (p. 83). In quest’opera Jaspers: «è convinto che la perlustrazione concettuale-spirituale e la comprensione di una situazione siano già il passo iniziale per potersene impadronire e saperla responsabilmente gestire. L’assunzione da parte del singolo dell’impegno a fare chiarezza nella e sulla situazione spirituale della propria epoca equivale a una implicita presa in carico della volontà di essere uomo, perché è già in sé una prima risposta al richiamo dello spirito» (p. 85). Jaspers, con questo suo libro di critica della modernità, affronta i grandi nodi del proprio tempo: la massificazione, la razionalizzazione, la matematizzazione e la meccanicizzazione. In una lotta agonale tra Dasein e l’Existenz la vita dello spirito appare dominata dall’impotenza e dalla confusione. In questa prospettiva desolante Jaspers interpreta lo Stato moderno come esito del processo di razionalizzazione che non gode di nessuna legittimazione di ordine soprannaturale. «Il liberalismo esistenziale di Jaspers poggia su una concezione dell’uomo né come essere santo né come essere condannato al peccato e all’errore, bensì come «esistenza possibile nell’esserci». Dall’insistenza sulla possibilità incondizionata in cui si esprime la libertà, e che è indistinguibile dalla ragione, consegue una posizione di «realismo moderato e disincantato, né ottimista né pessimista, supportato però dalla fiducia, di carattere etico, in un miglioramento» (p. 111). In questa sua opera – che suscitò un notevole dibattito che Alessiato riporta fedelmente e analizza approfonditamente – la denuncia della crisi della società contemporanea diventa per Jaspers l’occasione per denunciare lo smarrimento spirituale dell’uomo asfissiato nella gabbia d’acciaio della modernità. In questa sua opera – che suscitò un notevole dibattito che Alessiato riporta fedelmente e analizza approfonditamente – la denuncia della crisi della società contemporanea diventa per Jaspers l’occasione per denunciare lo smarrimento spirituale dell’uomo asfissiato nella gabbia d’acciaio della modernità. Tuttavia la forte insistenza di Jaspers sulla dimensione individuale ha portato i suoi critici più feroci – Lukács e Gadamer in particolare – a ritenere che il suo argomentare possa aver legittimato intellettualmente lo stato sociale del nazionalsocialismo (p. 121).

III.

Dopo aver analizzato i rapporti tra Jaspers e Heidegger, l’autrice analizza lo scritto del 1933 Thesen zur Frage der Hochschulerneuerung (Tesi in materia di rinnovamento dell’Università). È questo un tentativo dell’autore di proporre una riforma spirituale dell’Università che però pecca di un’ingenuità politica sorprendente e che «getta un’ombra funesta sulle Thesen […]» (p. 143). Perché: «Lo scrupolo esasperato di voler sventare il primato della politica dall’interno dell’accademia si ribalta in una pericolosa sottovalutazione dei pericoli e delle potenzialità delle potenzialità proprie della politica, operanti sia fuori sia dentro l’università stessa» (p. 143). Jaspers sottovalutò per molto tempo ciò che accadeva in Germania e nel settembre del 1937 fu sospeso dall’insegnamento e dalla partecipazione a qualsiasi attività accademica; dal 1939 gli fu imposto il divieto di pubblicare. Tornerà “alla luce” solo nel 1946 con lo scritto: Die Schuldfrage (La questione della colpa). La Germania era distrutta, in rovina, colpevole del genocidio degli ebrei. Jaspers sente il bisogno di chiarire attraverso l’analisi filosofica ciò che ha condotto alla «violazione del vincolo di solidarietà incondizionata che stringe gli uomini tra loro» (p. 161). Le pagine di questo celeberrimo scritto d’occasione sono intrise di dolore personale e politico e rivelano una profonda comprensione della natura “irripetibile”, perché mostruosa, dell’evento del nazionalsocialismo in Germania. Un evento che espande la colpa metafisica a tutto il popolo tedesco e che «si radica nella solidarietà violata e messa a tacere, nella partecipazione tradita, nella disperante impotenza del Dabeisein, nell’inconsolabile rassegnazione del noch-das-sein, dell’esserci ancora, dell’essere ancora qui» (p. 172).

IV.

L’esplorazione di Elena Alessiato – dopo aver analizzato attentamente le posizioni politiche di Hannah Arendt in rapporto a quelle di Jaspers – ci rivela che il pensiero politico dello Jaspers maturo verte su: «pochi concetti-chiave che ritornano insistentemente: libertà, comunicazione, responsabilità, veridicità, democrazia. In questi principi egli rintraccia le componenti indispensabili per una politica al servizio dell’uomo. Il filosofo è convinto, infatti, che la politica deve esistere per essere direzionata, cosicché essa arrivi a identificare il proprio fine e il proprio successo nel soddisfacimento delle esigenze vitali della natura umana e nella costruzione delle condizioni per l’appagamento di quelle esistenziali» (p. 226). Jaspers ha interesse nell’uomo e per l’uomo. La ragione deve essere la guida dell’azione dell’uomo e sollecitarlo continuamente a prendersi carico della responsabilità dell’esistenza (p. 233). Jaspers è convinto che una comunità politica che discute e che attraverso i legami di solidarietà costruisce il proprio futuro più difficilmente cadrà nella cecità di un decisionismo estremista e assassino.

V.

Questo libro di Elena Alessiato contribuisce ad approfondire temi essenziali per la comprensione della filosofia di Karl Jaspers, un “outsider” della filosofia che ha saputo distinguere nettamente tra la pura speculazione intellettuale e l’intensa attività della comprensione filosofica che trasforma l’intera esistenza. Una personalità decisiva del secolo buio che abbiamo frettolosamente archiviato.

Crediamo che questo libro durerà nel tempo e che diventerà un punto di riferimento per tutti quelli che con passione si dedicano alla figura dello psichiatra di salute malferma che divenne un grande filosofo.

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