Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Giardini e strade. Diario di guerra di Jünger in edizione Guanda

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> di Paolo Calabrò

A volte, quando si vuol parlare (nel nostro caso riparlare) bene di un autore, si usano delle frasi standard, immediatamente riconoscibili, che automaticamente lo collocano nel pantheon di quelli che hanno ricevuto la stessa descrizione. Una di queste è: “Al di là di qualsiasi genere o etichetta”, che allude a un’opera che è non solo originale all’interno di un certo ambito, ma che è addirittura irriconducibile a qualunque altra l’abbia preceduta. Fosse vero nella metà dei casi in questa espressione viene usata, si sarebbe certamente di fronte al capolavoro, all’eccellenza: a cui nient’altro v’è da aggiungere, se non l’ammirazione e l’implicito invito alla lettura che ne consegue.

Ora l’imbarazzo sorge di fronte a un autore come Ernst Jünger nel leggere il suo Giardini e strade, edito da Guanda nella traduzione di Alesandra Iadicicco per la collana “Biblioteca della fenice”. Del quale si vorrebbe appunto dire la singolarità; e forse non v’è altra strada che quella descritta, nonostante il rischio di ricadere nello stereotipo. Non v’è altro modo di dirne l’unicità, quel suo modo peculiare di guardare la realtà senza pregiudizi, affrontandola senza filtri ideologici preventivi. Jünger ha avuto questo impagabile privilegio; e ciò gli ha permesso di rendersi, a nostro beneficio, testimone eccezionalmente affidabile e illuminante degli eventi del secolo scorso, che ha visto coesistere il più grande progresso e la più grande distruzione, la più grande civilizzazione e la più grande barbarie.
Giardini e strade è il diario che va dal 3 aprile 1939 al 24 luglio 1940, periodo in cui – in servizio attivo nell’esercito tedesco – lascia la sua casa per marciare verso occidente, alla volta di Parigi. Dove il racconto delle brutture della guerra (e non di meno del suo lato oscuramente affascinante) si intreccia a descrizioni e ricordi delle “pescherie della Chiaja di Napoli”; dove il turno di sentinella nella capanna di giunchi si lega alla lettura a notte fonda della Consolazione della filosofia di Boezio. In Jünger il lettore prova l’irripetibile gioia di parlare con un compagno di strada schietto e leale, del quale non si può non apprezzare la franchezza (e la profondità) anche quando se ne detestano le opinioni. Un autore unico. Al di là di ogni etichetta.


E. Jünger, Giardini e strade, ed. Guanda, pp. 210, euro 18,50.

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Autore: Paolo Calabrò

Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Collaboro con il settimanale «Il Caffè» di Caserta e con le riviste online «Pagina3», «AgoraVox.it» e «Mangialibri». Sono redattore della rivista online «Filosofia e nuovi sentieri». Ho pubblicato: C'è un sole che si muore (ed. Il Prato, Padova 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama; L'intransigenza. I gialli del Dio perverso (ed. Il Prato, Padova 2015), romanzo noir ispirato alla teologia di Maurice Bellet; La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (ed. Il Prato, Padova 2014) e Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (ed. Diabasis, Reggio Emilia 2011), oltre a diversi saggi sul pensiero di Raimon Panikkar, di cui l'ultimo è «Lo scandalo dell'unicità e le sue conseguenze. La proposta ontologica di Raimon Panikkar» ("Conjectura: filosofia e educação", rivista di lingua anglo-italo-portoghese, aprile 2014).

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