Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Alcune questioni di filosofia morale Hannah Arendt

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> di Alessandra Peluso*

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Pensiero e ricordo, volontà e coscienza costituiscono gli elementi cardine delle lezioni tenute da Hannah Arendt tra il 1965 e il 1966 presso la New School for Social Research di New York.
Some Questions of Moral Philosophy, vale a dire Alcune questioni di filosofia morale, testo pubblicato nel corrente anno da Einaudi con una magistrale prefazione di Simona Forti e la traduzione di Davide Tarizzo.
In questo testo, vi sono preziose riflessioni di Hannah Arendt che danno adito ad un’inquietante verità: la radicalità del male complementare alla banalità del male, relativa alla stesura de Le origini del totalitarismo e all’opera La vita della mente. Ciò che stupisce, forse non troppo, sono i pensieri riguardanti la questione morale validi ancora oggi, un’etica che ha bisogno di essere ripresa, non solo di riaffiorare, ma di essere imposta in una società dominata dal caos. Non si vedono giustappunto nella società attuale i punti di riferimento, i ruoli non sono definiti, ognuno fa ciò che ritiene opportuno secondo il proprio pensiero.
Ecco, il pensiero è una problematica dominante nel libro Alcune questioni di filosofia morale, muovendo da Socrate, Aristotele, Kant, Nietzsche, Arendt tiene le sue lezioni a noi, allievi a tratti increduli, in altri profondamente convinti che il male è nella natura dell’uomo e attraverso i valori e, quindi, mediante l’uso di una coscienziosa volontà, si può impedire il male.
È necessaria la filosofia morale, e a sostegno di ciò ad Hannah Arendt non sfuggono alcuni interrogativi quali ad esempio se la ragione comanda la volontà: «Se così fosse, la volontà non sarebbe più libera, ma dovrebbe piegarsi ai dettami della ragione; e se vuoi ottenerlo, devi agire di conseguenza» (p. 27). Ma ciò, nell’ottica di Kant, sarebbe una sorta di imperativo ipotetico. E così, sulla scia dell’imperativo categorico kantiano il testo Alcune questioni di filosofia morale passa sulle sponde dell’Io, analizzando il termine coscienza.
Le lezioni di Hannah Arendt sulle questioni morali denotano grande acume intellettuale, evidenziando la profonda personalità di una filosofa impegnata in ambito civile e politico.
È evidente, e lo sarà ancor di più, nel corso della lettura dell’opera, che l’idea primordiale sulla quale si poggiano la coscienza, il pensiero e la volontà, è l’origine del male: «Il peggior male non è il male radicale, ma è un male senza radici, questo male non conosce limiti. Proprio per questo, il male può raggiungere vertici impensabili, macchiando il mondo intero» (p. 55).
Nel III capitolo Hannah Arendt affronta il tema della solitudine. Con una netta e chiara esplicitazione dell’argomento distingue lo stato di essere soli con se stessi dalla condizione di isolamento che può indicare un requisito indispensabile per tutti quei lavori che richiedono la massima concentrazione e possono essere disturbati dalla presenza di altri, incluso me stesso (p. 59); e così, incalza Arendt, il pensare e il ricordare definiscono la persona, senza queste due attività, non ci sarebbe dunque un’attitudine morale ad agire nel bene anziché nel male.
Tuttavia, mentre spiega le sue lezioni, Arendt si serve di pensieri filosofici appartenenti a illustri uomini del passato come Meister Eckhart, Cicerone, S. Agostino, ponendo un enorme interrogativo sulla posizione del bene e del male.
In conclusione, a ragion veduta sembra rivolgere l’attenzione al lettore odierno Hannah Arendt, a chiunque la voglia ascoltare, chiedendo con quale compagno volesse trascorrere la sua vita. Deleterio sarebbe se la risposta di quest’ultimo cadesse nell’indifferenza, ossia con qualsiasi Cicerone, Eckhart, Nietzsche, farebbe lo stesso. Pensate se accadesse allo stesso modo in politica, il pericolo di non volontà di scelta, di incapacità di relazionarsi agli altri tramite giudizio, condurrebbe allo scandalo. Ecco appunto, dove gli scandali non si riesce a rimuoverli, qui giace l’orrore e dunque, la banalità del male.
Uno scandalo è per l’appunto lo sfruttamento della natura, la perdita dei punti di riferimento, l’assenza di limiti che hanno condotto a permettere tutto, l’uomo non più conoscitore della Natura, ma un Lucifero, onnipotente e maligno, che tutto può. Martha Nussbaum fa riferimento all’“onnipotenza infantile”, contenuta così bene nella frase di Freud «Sua maestà il Bambino», nella quale evidenzia a ben vedere Nussbaum che l’individuo non deve sentirsi affatto onnipotente, bensì del tutto alla mercé degli altri.
Riprendere allora l’etica della responsabilità di Jonas potrebbe essere una possibilità, come anche la presa di coscienza che la nostra è una società di transizione, un’epoca del caos che muterà e ci porterà ad un cambiamento. Quale? Non è dato saperlo.
Forse l’essere umano ritornerà ad una fase intimistica, spirituale di sé. Forse raggiungerà l’equilibrio. Si spera, tuttavia, prenda coscienza della presenza del male, non considerandolo banale e agendo in modo netto e deciso, lo giudichi invece inopportuno e si assuma la responsabilità di agire e decidere per il bene di sé e dell’altro, dove per altro non si intende solo dell’essere umano, ma di ogni essere vivente, come di Madre Natura.


Hannah Arendt, Alcune questioni di filosofia morale,  Einaudi, Torino, 2015.

Alessandra Peluso nata a Nardò (Lecce) nel 1976, vive a Leverano (Lecce); si è laureata in Filosofia con una tesi di laurea su Georg Simmel. Tecnica e critica della cultura, dottore di ricerca in Scienze bioetico-giuridiche con una tesi di dottorato Dal trapianto allo xenotrapianto. Una via per garantire la disponibilità di organi. Correttrice di bozze ed editor presso Università del Salento nel progetto “Enciclopedia di Bioetica”. Impegnata in comunicazione ed editoria. Collaboratrice di Affari Italiani. Membro del “Centro Studi per le pratiche filosofiche Segni dell’uomo” – Università del Salento. Ha pubblicato saggi filosofici su Albert Camus Il Senso della misura e mediterraneità su Rivista internazionale di filosofia «Segni e comprensione», gennaio/aprile 2013; su Giorgio Campanini rilegge Mounier, Rivista internazionale di filosofia «Segni e comprensione», maggio/agosto 2013; su Georg Simmel, in “Frammenti della cultura del Novecento”, Gilgamesh Edizioni, 2013; su Il corpo delle donne e la bioetica, Limina Mentis, 2014; Aspetto il padre/ Expectabat a patre/ Aspettando Godot!, in atti del “Convegno tra psicoanalisi, cinema e filosofia”, Università del Salento, 29 maggio 2014, atti in corso di pubblicazione; Nascite (controllo delle), voce in IX vol., “Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica”, ESI, in corso di pubblicazione. Xenotrapianti: le biotecnologie animali e la brevettabilità; Dalla Bioetica alla biopolitica, in onore prof. emerito Antonio Tarantino, ESI, 2014. Pubblicazioni poetiche: Canto d’Anima Amante, Luca Pensa editore, Lecce, 2011 con la quale ha ricevuto il premio speciale dalla Giuria – Categoria A – Libro edito per l’opera nel Concorso internazionale di poesia-Vittorio Bodini – Lecce. Nel 2014 la sua seconda pubblicazione di poesia con Ritorno Sorgente (LietoColle); nel 2014 Umane transumanze, antologia poetica, De Comporre Edizioni 2014.

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One thought on “Alcune questioni di filosofia morale Hannah Arendt

  1. Il male esiste per la presenza in terra della dualità bene-male, è da ciò che deriva il caos delle società, ma è anche attraverso questi aspetti che ci muoviamo nella comprensione del nostro interiore e quello dell’altro, cosa che non sarebbe possibile diversamente. Il punto d’arrivo è la conoscenza di noi stessi, attivata attraverso lo studio dell’interiore e dell’incontro con l’altro, tale era finora la nostra possibilità di crescita. In era informatica però si fa strada l’apporto della fisica quantica, che studia il momento di creazione della conoscenza, tale imprinting l’uomo lo sancisce con il momento della nascita, propria e di quanto egli fa nascere, con il cielo che gli sta di fronte, sotto cui soggiace. Direi quindi che la fisica quantica e l’epoca futura porta con sè necessariamente, lo studio del proprio momento di nascita sotto le stelle e pianeti, solo questo aspetto potrà dar vita al corpo astrale, che unito all’istinto di conservazione, ci potrà dare ulteriori informazioni su di noi, sul nostro compito da svolgere. Il cambiamento in atto porta un ulteriore punto di verticalità verso la conoscenza individuale di sè, non tanto più attraverso la conoscenza dell’altro diverso da sè, ma dal dare valore al proprio modo di essere.

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