Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Elogio della mitezza e altri scritti morali. Su Norberto Bobbio

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> di Alessandra Peluso*

Appare necessario spolverare e portare in bella mostra nella contemporaneità la “mitezza”. Cos’è la mitezza e perché è considerata una virtù apparentemente impolitica?
Innanzitutto, è opportuno dire che L’elogio della mitezza è un’opera scritta da Norberto Bobbio. Un volume tanto caro allo stesso Bobbio e prezioso per ciascuna persona attenta agli attuali dibattiti etico-politici contemporanei.
Il volume viene pubblicato per la prima volta nel 1994, ampliato nel 1998, viene proposto dalla casa editrice Il Saggiatore in occasione del decennale della scomparsa dell’autore, nel 2014.
Straordinaria e nitida è l’analisi compiuta da un filosofo politico come Bobbio, il cui pensiero è stato ed è uno dei punti di riferimento per studiosi, intellettuali e politici italiani, che nel volume qui citato la mitezza, la virtù per eccellenza, da praticare anche in politica. Così si legge: «Amo le persone miti, perché sono quelle che rendono più abitabile questa “aiuola”, tanto da farmi pensare che la città ideale non sia quella fantastica e descritta sin nei più minuti particolari dagli utopisti, dove regna una giustizia tanto rigida e severa da diventare insopportabile, ma quella in cui la gentilezza dei costumi sia diventata una pratica universale».
Come non convenire alle parole di Norberto Bobbio, in un momento così particolare poi come il nostro, nel quale questo atteggiamento dovrebbe far parte dell’indole umana sia maschile sia femminile. Forse avremmo bisogno di una società pacata, ma attiva, nella quale la mitezza diventa l’ingrediente fondamentale. Questa virtù, a ben vedere, la si può confrontare con la medietas, l’aurea mediocritas, la giusta misura insomma decantata dai latini, e il poeta Orazio ne dedica un poema. Il giusto equilibrio è uno stato dell’animo senza alcun dubbio complesso da realizzare, ma gioverebbe molto alla politica, e all’individuo in toto.
E non è un caso che Bobbio parli della mitezza come una scelta storica, una reazione dovuta alla visione di una società violenta.
Il rapporto tra morale e politica, in realtà, è uno degli aspetti della questione morale, sul quale si è sempre discusso e si dovrebbe continuare a farlo attivamente. Si tratta di un dualismo, a volte di un monismo, altre ancora etica e politica risultano diametralmente opposte e contraddittorie: una netta problematica sempre attuale, giustappunto, proprio perché non vi è mai una soluzione definitiva in qualsiasi campo venga proposto il tema della morale.
L’uomo “politico” nel senso di uomo della “polis”, non può non agire e pensare eticamente, non può decidere posponendo gli interessi della collettività ai propri. Non può, ma accade. E allora occorre essere in grado di scegliere tra considerazioni ideali e pratiche, vale a dire misurare fino a che punto l’uomo politico si proponga come obiettivo quello di raggiungere i propri interessi individuali, o la pubblica felicità.
Bobbio propone la mitezza come antidoto alla politica distruttiva. Configura, infatti, il mite come l’anticipatore di un mondo migliore. E ancora, la modestia, come l’umiltà, è una disposizione verso se stessi, invece la mitezza è un modo di essere verso l’altro. L’autore considera la mitezza una donazione senza limiti, a differenza della tolleranza che ha sempre limiti obbligati e prestabiliti.
A tal proposito, Pietro Polito riflettendo sullo scritto di Bobbio, ritiene che la mitezza sia sì necessaria; tuttavia, da sola non sufficiente per il miglioramento dei costumi italiani, il rinnovamento della politica, la rifondazione della democrazia. Il territorio della nonviolenza è più vasto di quello della mitezza, che è una, ma non l’unica caratteristica della personalità nonviolenta.
Anche Hannah Arendt sostiene la necessità di tener insieme, in cooperazione etica e politica; Arendt, però, insiste sulla libertà. La libertà viene minacciata quando la politica diventa “striato sensu”, amministrazione di molti da parte di pochi; quando lo spazio pubblico non è più un luogo di interazione. Pertanto, se per Arendt è fondamentale l’agire libero in politica, in Bobbio invece è indispensabile e vantaggioso l’essere mite.

Inoltre, è interessante soffermarsi nel testo L’elogio della mitezza sulle questioni riguardo Machiavelli, Hobbes, Kant, filosofi che hanno affrontato in modo chiaro il rapporto problematico tra etica e politica.
Propositivo e illuminante è il pensiero di Norberto Bobbio. Come altrettanto opportune sono le riflessioni sul pregiudizio, sul razzismo, sulla tolleranza e sulla libertà: questioni di gran lunga dibattute e messe sotto scacco in quest’ultimo periodo.
Bobbio, come forse molti di noi oggi, appare sconcertato e sconfortato per un clima di violenza verbale, di conflitti, interessi, arroganze e invita a vergorgnarsi, per poter prendere coscienza di sé e delle proprie azioni, appropriandosi di una grande virtù quale è appunto la mitezza.


N. Bobbio, Elogio della mitezza e altri scritti morali, ed. Il Saggiatore, 2014.

Alessandra Peluso nata a Nardò (Lecce) nel 1976, vive a Leverano (Lecce); si è laureata in Filosofia con una tesi di laurea su Georg Simmel. Tecnica e critica della cultura, dottore di ricerca in Scienze bioetico-giuridiche con una tesi di dottorato Dal trapianto allo xenotrapianto. Una via per garantire la disponibilità di organi. Correttrice di bozze ed editor presso Università del Salento nel progetto “Enciclopedia di Bioetica”. Impegnata in comunicazione ed editoria. Collaboratrice di Affari Italiani. Membro del “Centro Studi per le pratiche filosofiche Segni dell’uomo” – Università del Salento. Ha pubblicato saggi filosofici su Albert Camus Il Senso della misura e mediterraneità su Rivista internazionale di filosofia «Segni e comprensione», gennaio/aprile 2013; su Giorgio Campanini rilegge Mounier, Rivista internazionale di filosofia «Segni e comprensione», maggio/agosto 2013; su Georg Simmel, in “Frammenti della cultura del Novecento”, Gilgamesh Edizioni, 2013; su Il corpo delle donne e la bioetica, Limina Mentis, 2014; Aspetto il padre/ Expectabat a patre/ Aspettando Godot!, in atti del “Convegno tra psicoanalisi, cinema e filosofia”, Università del Salento, 29 maggio 2014, atti in corso di pubblicazione; Nascite (controllo delle), voce in IX vol., “Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica”, ESI, in corso di pubblicazione. Xenotrapianti: le biotecnologie animali e la brevettabilità; Dalla Bioetica alla biopolitica, in onore prof. emerito Antonio Tarantino, ESI, 2014. Pubblicazioni poetiche: Canto d’Anima Amante, Luca Pensa editore, Lecce, 2011 con la quale ha ricevuto il premio speciale dalla Giuria – Categoria A – Libro edito per l’opera nel Concorso internazionale di poesia-Vittorio Bodini – Lecce. Nel 2014 la sua seconda pubblicazione di poesia con Ritorno Sorgente (LietoColle); nel 2014 Umane transumanze, antologia poetica, De Comporre Edizioni 2014.

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