Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

La pornografia come rappresentazione falsificata del femminile. Il pensiero di Catharine MacKinnon

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> di Laura Sugamele*

Considerando la sessualità come sfera all’interno della quale si rinforza l’oppressione sessuale delle donne, la femminista Catharine MacKinnon, pone l’accento su un aspetto essenzialmente negativo insito nelle immagini pornografiche. Queste, infatti, tenderebbero a definire una immagine della femminilità totalmente distorta.
È importante sottolineare che Catharine MacKinnon è una femminista americana, oltre che avvocato, e nel corso della sua carriera si è occupata strenuamente di questo argomento, portando alla luce come ci sia uno stretto legame tra pornografia e costruzione della sessualità femminile.
Secondo MacKinnon, la pornografia si caratterizza come dimensione simbolica in cui vi è una rappresentazione violenta del desiderio maschile sulla donna. In questa prospettiva, le immagini pornografiche stabiliscono una asimmetria dei ruoli tra: una parte maschile che può agire e una parte femminile che invece è costretta a subire inerme le azioni della controparte dominante. Infatti, nelle immagini pornografiche, sia il corpo femminile che la sua sessualità, vengono esaltate in maniera assolutamente degradante. Adoperando le parole di Luce Irigaray, la pornografia rappresenta le donne «in una posizione di esclusione» (Coetzee, p. 49).
Nelle immagini pornografiche, viene rappresentato un immaginario femminile alla mercé dei bisogni maschili, un immaginario che si esplica nella degradazione e nella subordinazione di atti e comportamenti.
In esse vi è la costruzione di un oppositivo maschile-femminile, di un assoggettamento dell’uomo sulla donna. Analogamente alla posizione del filosofo Michel Foucault, per il quale non esiste una sessualità senza potere, anche per la MacKinnon il corpo femminile acquisisce un significato specifico che è quello dell’asservimento sessuale. Da questo punto di vista, viene ad esplicarsi una visione della sessualità della donna inevitabilmente mercificata.
Tuttavia, è rilevante evidenziare che la critica attuata da MacKinnon non è di tipo morale, bensì politica, in quanto la pornografia viene individuata come strumento che persiste nel veicolare un messaggio errato, ovvero quello della violenza perpetrata sulle donne.
«La pornografia, secondo MacKinnon, è prima di tutto un atto linguistico violento, dal momento in cui trasforma le donne in oggetto di consumo sessuale, a completa disposizione degli uomini e delle loro fantasie, ed è in secondo luogo una vera e propria pratica politica fallocratica che mira a mantenere la posizione di inferiorità e di subordinazione delle donne» (Galiani, pp. 251-265). Ciò che per la MacKinnon è davvero opinabile, non è riferito alla liceità o illiceità delle immagini in sé, ma al messaggio che in esse viene trasmesso e traslato, per cui nella visione pornografica, le immagini sono identificate come prospettiva fallocentrica, nella quale il punto di vista maschile su questa realtà è distorto ed errato. Nella pornografia la parte femminile coinvolta nelle immagini, perde totalmente lo status di soggetto. Questo è il vero dato di fatto per MacKinnon. Le donne che impersonano dei ruoli sottomessi perdono agli occhi dello spettatore il riconoscimento come persona, acquisendo invece la qualità di oggetto. Nella prospettiva teorica di MacKinnon la pornografia è individuata come esaltazione del «potere maschile, come una sorta di principio primo» (Coetzee, p. 90) che «crea e usa il desiderio ai suoi fini» (ibidem).
L’oggettivazione sessuale insita nella produzione pornografica non fa altro che reiterare la logica innaturale della disuguaglianza di genere, in una espressione visiva che soddisfa unicamente la sessualità maschile.
Nella pornografia «la donna con cui un uomo ha rapporti fisici è solo un veicolo tramite il quale egli si sforza di raggiungere l’insieme di rappresentazioni che per lui ne compongono l’immagine» (Coetzee, p. 95).
Considerando quest’ottica, per MacKinnon, sarebbe necessario rifiutare questo punto di vista oggettivo, soprattutto quando la prospettiva che si ha sulla realtà è parziale. Difatti, la prospettiva visiva che emerge nelle pornografia semplifica chiaramente la logica cruda della disuguaglianza sociale tra i generi, una disuguaglianza che demarca la distinzione dei ruoli maschili e femminili anche nelle immagini in essa rappresentate.
Una tale rappresentazione non solo rende falsificata l’immagine che si ha della femminilità, ma rispecchia il fatto che il genere (inteso come costruzione culturale) definisce lo status e il dominio sulla base del sesso. Analogamente, la femminilità che viene rappresentata nelle immagini pubblicitarie, non è altro che una estensione del modello maschile.
Le immagini di modelle che vediamo su riviste e magazine, esprimo un punto di vista maschile su come debba essere la donna, il suo corpo e la sua sensualità, un punto di vista oggettivo che mette in evidenza attributi fisici e sessualità femminile provocatoria. Emerge dunque, una riproposizione di stereotipi che tendono a identificare il corpo della donna in maniera svilente, a strumento del piacere maschile su di essa. Inoltre, è necessario evidenziare che la pornografia con l’erotismo e la sensualità non ha nulla in comune. Infatti, nelle scene che lo spettatore vede, le donne vengono disumanizzate, quali meri oggetti sessuali, esprimendo quindi un significato distorto del piacere femminile, il quale può essere usato a piacimento dell’uomo, considerando tra l’altro che nella pornografia le donne subiscono qualsiasi tipo di sopraffazione sessuale.
Secondo MacKinnon, la produzione di materiale pornografico implicherebbe azioni violente e di coercizione fisica e psicologica, che connesse al consumo di tale materiale sarebbe il fattore principale di violenze sessuali e di altre forme di sopraffazione fisica sulle donne.
L’aspetto che emerge nell’industria pornografica, è la stretta connessione tra la violenza nei confronti delle donne e quella che viene attuata realmente contro di esse nella vita di tutti i giorni. Questo aspetto fa emergere una problematica molto importante, ovvero come le donne vengono viste e dunque trattate dagli uomini. Secondo MacKinnon, se le donne vengono rappresentate come soggetti deboli e identificate esclusivamente con comportamenti svilenti e di sottomissione fisica (nel caso delle immagini pornografiche), o semplicemente associate alla bellezza e all’estetica (nel caso delle immagini fornite dalla pubblicità), mai con aspetti come l’intelligenza e la competenza professionale, gli uomini le tratteranno di conseguenza. Questo aspetto fa comprendere come le donne siano rispetto alla controparte maschile, vulnerabili e maggiormente esposte alle rappresentazioni e alle immagini che vengono date di esse.
Interessante è a tale proposito, la posizione di un’altra femminista, Susan Brownmiller, la cui posizione si pone in accordo con quella della MacKinnon. La posizione di Brownmiller con riguardo la pornografia, mette in luce come essa sia principalmente un atto di violenza politica e secondariamente di carattere sessuale.
Considerando questo punto, la pornografia viene individuata come esaltazione del dominio maschile sulla donna, un dominio che non solo è fisico ma anche psicologico. E il fattore più grave è che tale dominio è reso effettivo attraverso il possesso, il denaro e la disponibilità di tale prodotto.
Ad esempio Patrick A. Trueman un avvocato statunitense, che ha lavorato per il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il quale nella sua carriera si è occupato di far rispettare le leggi penali federali con riguardo lo sfruttamento dei minori, sostiene che «la pornografia è un potente stimolante che può effettivamente alterare i modelli cerebrali, creando dipendenza. Viene prodotta principalmente per gli uomini e comincia a plasmare le loro aspettative e i loro desideri sessuali già dalla pre-adolescenza» (“La pornografia è pericolosa?”).
Secondo Trueman, tali conseguenze sono evidenti anche nelle ragazze, in quanto le campagne pubblicitarie che propongono modelli di comportamenti e dalla sessualità provocatoria, sembrano portare le ragazze ad assumere tali atteggiamenti anche nella vita reale per essere considerate socialmente.
Altresì una ricerca attuata dall’American Psychological Association rileva che «come si stia sempre più diffondendo tra le ragazze un processo di “auto-oggettivazione sessuale”, che consisterebbe nell’auto-percezione di sé come oggetti sessuali» (ibidem). Difatti, la pornografia è costituita da atti performativi, ovvero di potere e che giustificano un’immagine della donna, come colei che gradisce essere maltrattata o violentata.
La MacKinnon sostiene con forza il fatto che l’immagine distorta che si ha della donna, dalla pornografia alle immagini pubblicitarie e televisive, che tendono a ridicolizzarla e a evidenziare solo la sua fisicità, avvallano lo stereotipo della subordinazione femminile con ripercussioni sociali rilevanti, come le molestie sessuali, violenze domestiche, minore retribuzione, minor rilievo professionale. Per cui, pornografia, molestie, violenza sessuale, non sono altro che tre facce della stessa medaglia in quanto paradigmatica espressione dell’oppressione maschile.

BIBLIOGRAFIA

J.M. Coetzee, Pornografia e censura, Donzelli, Roma 1996.

E. Galiani, “La pornografia come atto linguistico: dimensione illocutoria e perlocutoria del performativo”, «Esercizi Filosofici», 6, 2011, pp. 251-265, ISSN 1970-0164.

“La pornografia è pericolosa?”, visibile in internet presso http://www.ilpost.it (30 luglio 2014).

*Laura Sugamele ha conseguito nel 2014 con il massimo dei voti la laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere (curriculum in Scienze Filosofiche) presso l’Università di Pisa. Attualmente si occupa di ricerca in ambito di gender discrimination e diritti umani.

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