Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Donne, diritti, capacità. Diventare persone secondo Martha Nussbaum

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di Laura Sugamele*


Abstract

Martha Nussbaum prende in esame l’approccio alla capacità, concetto già precedentemente teorizzato da Amartya Sen e che, in questo libro, ripreso dall’autrice statunitense, costituisce termine di congiunzione per un’analisi approfondita che scaturisce dalle indagini della Nussbaum e, che viene a profilarsi, come accurata osservazione di una condizione, quella femminile, che in diverse parti del mondo continua ad essere ancora sottovalutata e stretta all’interno di situazioni culturali, economiche e sociali predefinite al maschile. Un’analisi che nel libro, verrà ad identificare le capacità con i diritti, due ‘facce della stessa medaglia’, che dovrebbero essere garantiti ad ogni essere umano, in quanto tutti soggetti meritevoli di libera espressione  e dignità individuale.

Keywords: Martha Nussbaum, capability approach, women and rights, public policies.

Martha Nussbaum, attualmente, è una delle più grandi pensatrici e riferimento per la teoria politica contemporanea. In questo libro dal titolo Diventare persone, Donne e universalità dei diritti, l’autrice che molto spesso ha orientato le sue riflessioni attorno alla problematica dell’ineguaglianza a livello di opportunità sociali, professionali ed economiche tra uomini e donne, qui si concentra sul concetto di capability approach, termine che viene ripreso dal filosofo ed economista Amartya Sen, per il quale l’approccio alla capacità può restituire la dignità che è di ogni essere umano, ponendo come elemento centrale, per l’appunto, le sue capacità.

È, infatti, lo sviluppo delle capacità o delle opportunità che potrebbe, concretamente, far raggiungere un livello ottimale di benessere, mettendo il soggetto in primo piano.

In quest’ottica, la Nussbaum che riprende la teoria di Sen, in questo libro si focalizza sulla condizione delle donne nei paesi in via di sviluppo, e, in generale, sulla situazione di svantaggio e di vulnerabilità in cui vivono tutte le donne anche nelle società avanzate.

Come dice Nussbaum «in molte parti del mondo alle donne manca il sostegno per funzioni fondamentali della vita umana. Sono infatti meno nutrite degli uomini, meno sane, più vulnerabili alla violenza fisica e all’abuso sessuale. […] Se decidono di entrare nel mondo del lavoro incontrano gravi ostacoli, tra cui l’intimidazione da parte della famiglia o del consorte, la discriminazione sessuale nel reclutamento, le molestie sessuali sul posto di lavoro, spesso senza possibilità di ricorrere efficacemente alla legge. Il più delle volte ostacoli simili impediscono la loro effettiva partecipazione alla vita politica. In molti stati le donne non godono di piena uguaglianza di fronte alla legge: non hanno gli stessi diritti di proprietà degli uomini, gli stessi diritti di stipulare contratti, gli stessi diritti di associazione, di mobilità e libertà religiosa» (p. 15). Detto ciò, le discriminazioni coinvolgono tutte le donne, persino, in quei paesi che invece dovrebbero garantire parità di diritti tra i sessi. In questo libro viene, quindi, a delinearsi una riflessione che unisce una forma di femminismo che rientra negli interessi dell’autrice, ad uno studio sullo sviluppo delle capacità umane che nell’analisi di Nussmabum si concentra sulla situazione della persona, nello specifico, delle donne che «troppo spesso […] non sono trattate come fini a pieno diritto, come persone con una propria dignità, degne di essere rispettate dalle leggi e dalle istituzioni; esse sono invece trattate come meri strumenti dei fini altrui, ossia come riproduttrici, badanti, oggetti sessuali, agenti della prosperità familiare generale» (pp. 15-16).

Allora, per superare questo stato di cose sarebbe opportuno porre «le capacità umane alla base dei principi umani fondamentali» (p. 7), e, Nussbaum sostiene fortemente tale approccio, inquadrando un elenco delle capacità che dovrebbero essere incrementate, quali: la vita e la salute fisica, l’uso dei sensi, dell’immaginazione e del pensiero, l’espressione delle emozioni e la preoccupazione per le altre specie e per la natura. In particolare, è interessante il concetto di vita che, per Nussbaum, ha un significato essenziale, vale a dire «avere la possibilità di vivere fino alla fine una vita umana di normale durata; di non morire prematuramente, o prima che la propria vita sia stata limitata in modo tale da essere indegna di essere vissuta» (p. 95).

In questo senso, l’essere umano può vivere dignitosamente quando ha l’opportunità di esprimersi, ovvero di determinarsi, prima di tutto, come capacità, nel senso di ciò che egli riesce effettivamente a realizzare e nelle possibilità che egli riesce a dispiegare.

Alla luce di questa considerazione, l’approccio basato sulle capacità risulta essere il nodo focale dell’osservazione di Nussbaum. Esso è essenziale per la realizzazione personale di ogni individuo che sia, uomo o donna. La libera espressione delle capacità o potenzialità è ciò che consente, dunque, di definirsi come «cittadino» (p. 20) a pieno titolo. In questo discorso, si aggiungono ad esempio i diritti di proprietà che «svolgono un ruolo importante nella definizione di sé, nella contrattazione, nello sviluppare un senso di sé» (p. 187).

Chiaramente, l’attenzione che Nussbaum riconduce allo sviluppo delle capacità, è un discorso che viene, altresì, collegato ad una personale considerazione sulla discriminazione femminile professionale ed economica, e persino, alla violenza domestica e alle molestie sessuali sul luogo di lavoro, fattori che rendono decisamente difficile ad una donna la riuscita di una carriera o il semplice proseguimento di un lavoro. In quest’ottica, le capacità non sono altro che circostanze che consentono alle persone di determinarsi in quanto tali.

Le capacità indicate dall’autrice sono di due tipologie: le capacità interne, ovvero i livelli di sviluppo della persona e le capacità combinate, cioè correlate dall’interazione tra capacità interne e condizioni esterne, che si possono presentare e che possono rendere favorevole l’espressione o l’esercizio di una funzione. Ad esempio «i cittadini di regimi non democratici e repressivi hanno la capacità interna, ma non la capacità combinata di esprimere pensiero e parola secondo le loro coscienze» (p. 101). Detto ciò, Nussbaum riconduce una stretta correlazione tra sviluppo delle capacità e diritti umani, attribuendo importanza alle politiche sociali come garanzia di tali diritti, in quanto è compito della società impegnarsi concretamente per consentire la realizzazione di questo proposito.

A tale riguardo, Nussbaum racconta la storia di Vasanti, una donna dello stato del Gujarat, nell’India nord-occidentale, la quale è riuscita a salvarsi e scappare da un marito che continuamente la picchiava e violentava. È così, che Nussbaum fa comprendere come la situazione di Vasanti, si tratti di una situazione di deprivazione di capacità e di possibilità. «Nel matrimonio ha avuto la sfortuna maggiore, perdendo l’integrità fisica a causa della violenza domestica, la serenità per la paura, trovandosi isolata da forme significative di appartenenza, familiare, amicale e civile; per queste ragioni non aveva una concezione di sé libera e dignitosa di un essere umano il cui valore eguaglia quello altrui. Dovremmo notare che questioni materiali di proprietà a suo nome, nessuna scolarizzazione, nessuna formazione professionale, nessun accesso al credito, eccetto che tramite la parentela maschile, tutto ciò ha cementato la sua condizione di dipendenza e l’ha tenuta vincolata a un rapporto iniquo, molto più a lungo di quanto avrebbe desiderato» (p. 123).

Da questo punto di vista, la capacità si acquisisce con l’istruzione e il lavoro. Pertanto, la mancanza di questi due elementi fondamentali per la vita di ognuno, che nell’esistenza di Vasanti sono del tutto assenti, diventano produttori di fragilità interiore e, anche, il fatto di essere stata aiutata dalla sua famiglia non le permette alcun miglioramento, facendo invece persistere la sua condizione di dipendenza da altri e inalterata la sua vulnerabilità.

In tal senso, quali sono le strategie di cambiamento atte al potenziamento o all’incremento delle capacità delle donne? L’esempio che Nussbaum propone, a tal fine, sono le ONG (organizzazioni non governative) adatte per il monitoraggio e la creazione delle capacità umane.

Riproponendo la storia di Vasanti, dopo essere riuscita a scappare dalla sua condizione, alla fine, entra nella SEWA (Self-Employed Women’s Association) una ONG che assiste le donne povere. È rilevante, allora, l’osservazione dell’autrice, per la quale dovrebbero essere invece gli apparati istituzionali ad occuparsi di questi problemi. Eppure, se esaminiamo di nuovo la storia di Vasanti «notiamo che il settore pubblico ha fatto ben poco per lei» (p. 124), e che anzi, «il governo non era riuscito a darle un’educazione, a processare il marito per violenza, a offrirle un rifugio contro quella violenza; non le aveva dato possibilità e infine non era riuscito a concludere il suo caso di divorzio in modo rapido» (p. 124). Per tale ragione, Nussbaum concentra la sua attenzione sulle politiche pubbliche di assistenza, in quanto le persone hanno il bisogno di ricevere oltre che cura sanitaria, anche sostegno affettivo che ad esempio possono non avere all’interno del nucleo familiare e, altresì, istruzione, e, in questo modo «le persone godono […] di una vasta gamma di libertà associative» (p. 327) connesse. L’autrice si propone quindi di mettere in luce un’etica globale, che se valutata e adottata, offrirebbe delle effettive opportunità per sviluppare e tutelare le capacità delle donne. Questa analisi che costituisce comunque una ripresa di concetti già espressi in un altro libro della Nussbaum, Coltivare l’umanità, viene collegato a un’idea di educazione individuata in senso lato; una dimensione globale dell’educazione che, per l’autrice, rappresenta la ‘chiave di volta’ di un significato profondo di ciò che significa essere cittadino, ovvero preoccuparsi dei bisogni altrui e considerare le differenze che ci sono ad ogni livello sociale. Modificare l’educazione, soprattutto quella femminile, è dunque fondamentale, se pensiamo a Vasanti la quale «ha interiorizzato norme di modestia femminile che la rendono riluttante ad accettare lavori fuori casa, e ha imparato a comportarsi in un modo ossequioso e modesto» (p. 318), a differenza invece, di un altro esempio di donna che è quello di Jayamma. In questo caso, la differenza nell’educazione impartitale dalla famiglia è visibile.

Infatti, Jayamma reagisce alle difficoltà della sua vita in maniera totalmente diversa; ella reagisce alla fame e alla povertà, con impegno ed energia sostiene tutta la famiglia e non ha paura del marito e il motivo di un tale carattere contrastante con l’esempio proposto in precedenza, poggia semplicemente su una diversa formula educativa. «Diversamente da Vasanti non è mai stata incoraggiata ad essere timida e sottomessa, e certamente non lo è; questo significa che durante gli anni ha lottato con efficacia per tenere unita la famiglia e per migliorarne le condizioni» (p. 125). In questo caso, istruzione ed educazione congiuntamente possono sviluppare le capacità.

Allora, il punto della questione è questo: grazie ad un’adeguata educazione e a un buon livello di istruzione, di cura e assistenza, in quanto condizioni favorevoli allo sviluppo delle loro capacità, cosa le persone sono davvero in grado di fare e concretizzare nella vita?

È interessante, in proposito, l’osservazione di Nussbaum per la quale «a molte donne in India e nel resto del mondo, è mancato il sostegno per molte funzioni umane fondamentali, e questa mancanza di sostegno è almeno fino a un certo punto causata dal loro essere donne. Ma le donne, […] sono potenzialmente capaci di raggiungere queste funzioni umane, a condizione che abbiano nutrizione, istruzione ed altri sostegni a sufficienza» (p. 127). Pertanto, sono l’insieme delle capacità, ovvero delle possibilità che riflettono la libertà e la scelta delle persone e che definiscono la qualità della loro vita, per cui, diritti umani e capacità sono nello stesso piano e la loro garanzia determina il rispetto per ogni persona. Come ad ogni essere umano, donna e uomo, deve essere garantita la tutela dei diritti, analogamente, le capacità individuali vanno tutelate per garantire la loro realizzazione. Perciò, dalla lettura si evince come il vero obiettivo di ogni società dovrebbe essere quello di consentire alle persone, la loro personale realizzazione attraverso l’ampliamento delle possibilità di scelta e di azione.

Martha C. Nussbaum, Diventare persone. Donne e universalità dei diritti, il Mulino, Bologna 2011, pp. 376, € 14,00.

 

 

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