Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

L’indicibile tenerezza. In cammino con Simone Weil. Un libro Feltrinelli di Eugenio Borgna.

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> di Alessandra Peluso

borgna-weil

“La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l’animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell’oca, verso l’infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l’intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà” (Charlie Chaplin).
Con queste parole pregne di significato e ancora attualissime, vogliano essere un legante alle sensazioni di dolcezza, di tenerezza e, insomma, all’umanità evocate ancora oggi a gran voce da Eugenio Borgna, medico, psichiatra e filosofo.
E per l’appunto, Borgna attraverso le riflessioni e gli esempi di Simone Weil, Etty Hillesum, Madre Teresa di Calcutta, Emily Dickinson, cerca in ogni suo scritto di accostare la filosofia e, parimenti, la poesia alla medicina, affinché quest’ultima sia intrisa di umano sentire. È evidente la necessità di un rinnovamento culturale umanistico.
E in modo permeante, ne “L’indicibile tenerezza. In cammino con Simone Weil”, Eugenio Borgna descrive le sventure di donne coraggiose, i loro percorsi, i loro vissuti, servendosi del male, del dolore, come di categorie imprescindibili dalla realtà.
Si legge, infatti: «Il male che intravede nella impazienza e nella incapacità ad ascoltare, nel silenzio gelido e impersonale, nella indifferenza e nella noncuranza» (p. 91). E ancora: «La sventura è una cosa a parte, specifica, irriducibile. È ben diversa dalla semplice sofferenza. S’impadronisce dell’anima e le imprime fino in fondo il suo proprio marchio, quello della schiavitù» (p. 92), lascia tracce nell’anima. Leggendo questo libro, si ha l’impressione di affondare nelle profondità del proprio Io, si raggiunge l’abisso, si aprono crepe e in silenzio, ci si ascolta. La sensibilità di Borgna è sorprendentemente nitida, il suo essere uomo e medico è un’identità persistente in ogni sua opera.
È illuminante “L’indicibile tenerezza”. Qui, si affronta l’interiorità con un’estrema delicatezza, come se fosse l’anima, il proprio cucciolo da proteggere e salvare. La salvezza c’è, è possibile, attraverso il dolore, la sofferenza dell’anima, che “la psichiatria tende facilmente a dimenticarsi, e così il mondo della follia diviene ancora più sconosciuto, e ancora più lontano dalla nostra coscienza” (p. 111).
Altre parole chiave che ruotano attorno al tema del dolore sono l’ascolto, il dialogo. Ed alcune delle poesie riportate nel testo sono di un indicibile valore. Così, altrettanto significativi sono i capitoli dedicati a “L’amicizia come sorgente di vita” e a “L’animo femminile”.
Eugenio Borgna sostiene che la psichiatria, oggi, debba essere umana e gentile indirizzata a cogliere “nel silenzio del cuore” le infinite sofferenze, attese, illusioni, ferite dell’anima. Fa riferimento all’anima, giustappunto, come Karl Jaspers, il quale allo stesso modo abbracciava l’idea della filosofia accanto alla medicina. Il filosofo aiuta il medico a pensare, scrive Jaspers, non solo a conoscere.
E allora?
“La tenerezza ci apre al mondo, e ci fa sperimentare il corpo … quel corpo che non è chiuso nella prigione della immanenza, ed è aperto agli orizzonti della trascendenza. La tenerezza è uno stato d’animo che consente di entrare in un dialogo silenzioso con le persone e con le cose, in un dialogo scandito dagli sguardi e dalle parole” (p. 165).
Meditiamo, meditate gente!

Alessandra Peluso salentina, filosofia e poesia la sua vita; si è laureata in Filosofia, dottore di ricerca in Scienze bioetico-giuridiche con una tesi di dottorato “Dal trapianto allo xenotrapianto. Una via per garantire la disponibilità di organi”. Correttrice di bozze ed editor presso l’Università del Salento nel progetto “Enciclopedia di Bioetica”. Cultrice di “Filosofia politica” presso la suddetta università. Impegnata in comunicazione ed editoria. Critico letterario. Collabora con Affari Italiani, Corriere Salentino, e scrive interventi per la rivista di filosofia “Filosofia e nuovi sentieri/ISSN 2282-5711”. Ha pubblicato saggi filosofici su “Albert Camus e Georg Simmel”; “Xenotrapianti: le biotecnologie animali e la brevettabilità”; “Dalla Bioetica alla biopolitica”, in onore del professore emerito Antonio Tarantino, ESI, 2014; “Il corpo delle donne e la bioetica”, Limina Mentis, 2015; “Nascite (controllo delle)”, voce, IX vol., “Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica”, ESI, 2015; “Happy different. Per una filosofia del benessere”, iQdB, 2015. Pubblicazioni poetiche: “Canto d’Anima Amante”, Luca Pensa editore, 2011; “Ritorno Sorgente”, Lieto Colle, 2013. Ha pubblicato in “Umane transumanze”, antologia poetica, De Comporre Edizioni, 2014; e “Sul boxer del nonno verso la Poesia”, Salento d’Esportazione/iQdB, 2016.


E. Borgna, L’indicibile tenerezza. In cammino con Simone Weil, ed. Feltrinelli, 2016.

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