Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

José Ortega y Gasset, Meditazioni del Chisciotte, a cura di Armando Savignano, Mimesis, Milano-Udine 2014

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> di Stefano Scrima *

Meditazioni del Chisciotte (1914) è l’opera prima di José Ortega y Gasset, uno dei più brillanti scrittori del Novecento spagnolo. Egli stesso tiene a precisare che questo suo lavoro è composto da saggi mossi da desideri filosofici, ma non sono filosofia, perché difettano di prove scientifiche esplicite. Ad ogni modo, in queste meditazioni ritroviamo in nuce tutto il pensiero che caratterizzerà la produzione letteraria del madrileno negli anni a seguire. A muoverlo nel profondo è l’intraprendenza del “nuovo tentativo spagnolo”, ovvero quello di spronare il suo Paese a una rinascita, una presa di coscienza del suo valore per farsi grande, o quantomeno per non fossilizzarsi in una cultura che perde la sua ragion d’essere rimanendo sospesa nel passato.

Ortega vede nella sua Spagna l’esempio di una cultura “impressionista” mediterranea, discontinua, che non fa tesoro della sue conquiste per progredire e aumentare la propria consapevolezza e soprattutto la propria “sicurezza”, strumento essenziale per una vita autentica. E questa sicurezza non può che essere fornita dal concetto, dalla ragione. Una ragione che è parte fondamentale del vitalismo di Ortega – detto appunto razio-vitalismo – il quale ritorna fenomenologicamente alle cose per non smarrirsi in idealismi e individualismi. «Io sono io e la mia circostanza, e se non la salvo non salvo neanche me stesso» (p. 39) è forse la frase più celebre dello spagnolo, perché la più rappresentativa. La vita è un’irriducibile interazione con la particolare circostanza che stiamo vivendo e nella prospettiva da cui la stiamo guardando. Se si dimentica questo cade ogni senso e significato e rischiamo di perderci nell’idea allucinata – questo vale per gli uomini e a maggior ragione per le nazioni.

Una chiarezza salvifica Ortega la ritrova nello stile cervantino del Don Chisciotte, che egli descrive nel breve trattato estetico sul romanzo che chiude le sue Meditazioni. Un pretesto per mostrare “una pienezza spagnola”, nonché la filosofia e la morale che lo stile poetico dell’opera più celebre di Cervantes porta con sé. Per Ortega il romanzo – e il Don Chisciotte è considerato il primo romanzo moderno – è uno strumento di analisi del mondo attuale, che assume vigore letterario nel momento in cui rende “miraggio” la realtà avventurosa di cui tratta. Interpreta la realtà mettendola sotto la luce critica del comico o del tragico. Tragico è l’eroe, colui che ha il coraggio di essere se stesso contro la tradizione e il senso comune. Comico lo diventa quando la nostra “interiorità plebea” che odia l’ambizione lo rimette al suo posto, tifando per la sua caduta, rendendolo ridicolo agli occhi del “conservatore”. Il Don Chisciotte orteghiano è un eroe tragico perché la sua volontà eroica, d’avventura, si scontra inevitabilmente con la sua circostanza reale – cosa sono i mulini a vento? –; ma viene letta come follia, incapacità di adeguarsi al reale, facendosi così ridicolo. Di qui la tragicommedia. Una frattura insanabile tra individuo e circostanza, il cui peso deve tuttavia essere sopportato dall’essere umano per non smarrirsi.

Bisogna salvare la nostra circostanza per salvare anche noi stessi, dandole un senso, attraverso la cultura, attraverso la nostra ragione vitale, quella che ci dà sicurezza e ci permette di andare avanti. È come se Ortega ci esortasse a essere anche noi eroi tragici, a sfidare il ridicolo. Per essere autentici.

* Stefano Scrima si è laureato in Scienze filosofiche presso l’Università degli studi di Bologna con una tesi su Miguel de Unamuno. Ha studiato all’Universitat de Barcelona e all’Universidad Autónoma de Madrid. È redattore della rivista Diogene Magazine. Ha scritto Esistere! Gide, Sartre e Camus (Diogene Multimedia 2015), Non voglio morire. Miguel de Unamuno e l’immortalità (Diogene Mutlimedia 2015) e Nauseati (Stampa Alternativa 2016). Pagina personale in internet: http://www.stefanoscrima.com.


José Ortega y Gasset, Meditazioni del Chisciotte, a cura di Armando Savignano, Mimesis, Milano-Udine 2014.

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