Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

La Scienza Storica del Terzo Millennio. Il mestiere dello storico nei tempi del cambiamento climatico

1 Commento

> di Roberta Rio*

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1. «Mamma, spiegami allora a che serve la storia».

Il mestiere dello storico nei tempi del cambiamento climatico

Non me ne vogliano Marc ed Étienne Bloch se come titolo di questa mia riflessione ho scelto la frase incipit – opportunamente concordata al femminile – di quel capolavoro indiscusso che è l’Apologia della Storia.

Avevo tredici anni quando decisi che sarei diventata una storica. Esattamente dieci anni più tardi conseguii la laurea. Quell’amore – oggi come allora – accompagna la mia vita quotidiana. Non è un amore platonico, ma un amore vissuto che, per rimanere tale, ha richiesto e richiede, come in una relazione di coppia, una costante riflessione di senso.

La storia, così come l’appresi all’università, non è più la stessa. Se continuassi a fare storia secondo i criteri ricevuti dai miei insegnanti, il mio lavoro non sarebbe attuale. Eserciterei una professione fuori dal tempo, staccata dal presente, una di quelle professioni destinate all’estinzione, perché non ha saputo adeguarsi ai cambiamenti.

La scienza storica è a rischio di estinzione?

Sebbene possa sembrare assurdo, da alcuni dati di fatto si deduce che, purtroppo, è così.

Sto pensando per esempio a Horizon 2020, il Programma Quadro dell’Unione Europea, per il settennio 2014-2020.

L’Europa guarda al futuro e individua nella Ricerca e nell’Innovazione le chiavi per superare le sfide della nostra epoca. Far fronte ai cambiamenti climatici è una priorità trasversale di H2020 e rappresenta il 35% del bilancio totale del programma. Esso si focalizza su tre pilastri, articolati a loro volta in specifici obiettivi: Eccellenza Scientifica, Leadership Industriale e Sfide Sociali. Sotto la voce “Sfide Sociali”, l’Unione Europea ha identificato sette sfide prioritarie nelle quali l’investimento nella ricerca e l’innovazione possono avere un impatto reale a beneficio dei cittadini. E così, accanto a salute, sicurezza alimentare, energia sicura, trasporto intelligente, azione per il clima e società sicure viene enunciata la sfida del cambiamento: “l’Europa in un mondo che cambia – società inclusive, innovative e riflessive”. Il Societal Challenge 6 (SC6) – così viene definito questo ambito – prevede quattro sezioni: superare la crisi – nuove idee, strategie e strutture di governo (EURO); la nuova generazione in una Europa innovativa, inclusiva e sostenibile (YOUNG); società riflessive – patrimonio culturale e identità europea (REFLECTIVE); nuove forme di innovazione (INSO).

Dei quasi 80 miliardi di Euro stanziati complessivamente, solo 1.310 milioni1 sono riservati a questo scopo. Nove sono le discipline o gruppi di discipline chiamate in causa per questa sezione del programma: antropologia ed etnologia; economia, business e marketing; demografia e geografia; educazione e comunicazione; storia; scienze umane e arte; scienze politiche, pubblica amministrazione e legge; psicologia; sociologia.

Il primo monitoraggio pubblicato nel 20152 ha messo in risalto che, dei 34 progetti presentati, la maggior parte sono stati proposti dalle discipline scienze politiche, pubblica amministrazione e legge; economia, business e marketing; sociologia; educazione e comunicazione. La storia si posiziona con poco peso nella seconda metà della classifica.

Per il periodo 2014-2015, dei € 114,4 milioni di Euro stanziati a favore di progetti presentati per l’SC6, solo un milione di euro è stato attribuito alla sezione “società riflessive: patrimonio culturale e identità europea”. Come dire che vogliamo costruire una nuova Europa, senza troppo riflettere però!

La storia è per antonomasia la scienza del cambiamento: è la scienza degli uomini nel tempo. Quale scienza è più adatta della storia per accompagnare la società attuale in un processo di riflessione?

Eppure qui – come altrove – spicca per la sua assenza.

La storia non è la tredicesima fata non invitata al battesimo della neonata principessa. La storia, così come altre scienze, è stata chiamata a dare un contributo per affrontare le sfide della nostra epoca. Sembra però che non sia nemmeno in grado di rispondere all’invito.

Le giovani generazioni hanno difficoltà a comprendere che cosa sia la storia e quale sia il ruolo dello storico nell’era del cambiamento climatico. Questo perché noi stessi, gli storici della generazione più vicina alla loro, siamo disorientati.

I tempi del cambiamento si sono accorciati: non sono più generazionali. Tenersi al passo con lo spirito del tempo è diventata una vera e propria sfida.

Ecco quindi che se mia figlia, la generazione successiva alla mia e quelle future, eredi di questo pianeta, mi chiedessero il senso del mio lavoro e della storia, non potrei che essere grata di questa occasione. Mi sentirei invitata ad affrontare un interessante viaggio di riflessione e di ri-definizione.

Quello che ora mi appresto a fare insieme a voi.

2. «Lo storico non può stare seduto, da burocrate della storia; dev’essere un marciatore, fedele al suo dovere d’esplorazione e d’avventura3»

Affrontando viaggi in macchina o in treno, lungo percorsi che costeggiano aree coltivate, è facile dedurre il piano annuale delle sovvenzioni governative locali. Appezzamenti sterminati coltivati a granoturco o adibiti a qualche altra forma di monocultura. I contadini non pensano più in termini di “che cosa fa bene al terreno”, “quali sono le colture più adatte per quel campo”. Da quando l’agricoltura si è trasformata in industria agraria, essi hanno sviluppato una mentalità passiva, in cui le scelte sono condizionate esclusivamente dalle sovvenzioni pubbliche.

Lo stesso fenomeno si può riscontrare anche nella storia. Gli ambiti di ricerca, le tematiche di studio proposte dai corsi universitari, le cattedre disponibili sono condizionati dai fondi pubblici. Gli storici non scrivono libri ispirati dalla vocazione, ma si adeguano alle mode, “a quel che si può dire e quel che non si può”, ai gusti delle masse, a loro volta pilotate.

Come il contadino ha perso il contatto con la terra, trasformandosi in un pilota di potenti e sovradimensionate macchine agricole, lo storico ha perso il contatto con lo spirito del tempo, diventando un sedentario burocrate cita-fonti. Talvolta ricerca fondi per finanziare ricerche, i cui risultati sono già tacitamente decisi a monte da coloro che mettono a disposizione il denaro. Dello storico che, come l’orco di Bloch, sa che «dove fiuta carne umana, là è la preda4», non c’è più nessuna traccia. L’istinto ha lasciato il posto a una comodità mortifera.

La scienza storica ha smesso di evolversi adeguandosi ai cambiamenti dell’uomo nel tempo. Lo storico non ricerca nel passato partendo da impulsi provenienti dal presente e questo perché è rimasto intrappolato in un passato fine a se stesso o è stato dirottato altrove dalle linee guida di un qualche programma di finanziamento.

3. Che cos’è la Storia?

Durante un viaggio a Stoccolma, poco prima di iniziare la visita della città, Henri Pirenne5 disse: «Se fossi un antiquario, non avrei occhi che per le cose vecchie. Ma io sono uno storico. È per questo che amo la vita6».

Troppo spesso ho sentito definire sommariamente la storia come scienza del passato. Già nel XIX secolo, Michelet7 e Fustel de Coulanges8 ci soccorsero dall’ignoranza, chiarendoci che sono l’uomo e le società umane l’oggetto della storia. Quindi non il passato, ma gli uomini nel tempo.

È per questo che, rispecchiando l’uomo nel suo cammino evolutivo, la storia è scienza del cambiamento: una scienza dinamica, in movimento, in continua evoluzione.

In quest’ottica, passato e presente coesistono in un rapporto simmetrico: comprendiamo il presente attraverso il passato e il passato attraverso il presente. Ed è in questo campo condiviso che sono racchiusi i semi del futuro.

Il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset scrisse: «L’uomo fa la storia perché dinnanzi al futuro, che non dipende da lui, ha soltanto ciò che possiede, il suo passato. Solo su questo può fare affidamento: è la navicella su ci si imbarca verso l’inquieto avvenire».

Quindi se è vero che il presente si comprende attraverso le sue cause insite nel passato, è altrettanto vero che la storia si fa à rebours, a ritroso, ovvero per ricostruirla dobbiamo partire dal presente.

Il passato è per definizione immutabile: è un dato che non può essere cambiato. Quello che invece cambia costantemente è la conoscenza del passato. Dal presente nasce la necessità di far luce su un aspetto del passato piuttosto che su un altro. La conoscenza che ne deriva, trasportata ai nostri giorni, attiverà conseguenze in grado di condizionare il futuro.

Henri Poincaré9 – matematico, fisico e filosofo francese – sosteneva che ogni scoperta scientifica scaturisce da un’ipotesi preliminare. Questa affermazione da fisico è in perfetto accordo con la seguente di uno storico: le testimonianze «non parlano se non quando si sa interrogarle […]. Ogni ricerca storica suppone che, fin dai primi passi, l’inchiesta abbia già una direzione. […] Perché le sorgenti affiorino, bisogna che lo storico si trasformi in rabdomante; i fatti non sono dei fenomeni oggettivi esistenti senza lo storico, ma sono il risultato del lavoro e della costruzione da parte dello storico, creatore di fatti storici. […] Le testimonianze non contano nulla senza l’interpretazione dello storico. I fatti storici non si trasformano in storia che mediante la spiegazione ch’egli ne fornisce10».

È proprio così: chi cerca trova. La ricostruzione storica parte da un impulso che ha nel presente la sua origine.

Qual è l’obiettivo della ricerca?

La conoscenza.

«Ogni scienza, presa a sé, non rappresenta mai altro se non un frammento del moto universale verso la conoscenza11». Non parliamo però di conoscenza fine a se stessa: la storia in quanto scienza dell’uomo si prefigge lo scopo di sostenere la vita.

Partendo da una domanda emersa nel presente, procedendo focalizzato sull’obiettivo – aiutare l’uomo a vivere meglio –, lo storico si avventura alla ricerca di quelle fonti che entrano in risonanza con l’obiettivo che si è posto. Se si cambia l’obiettivo, il risultato sarà diverso.

Così come la fisica quantistica ci dimostra che l’osservatore influenza l’esperimento, è lo storico a condizionare l’esito della ricerca, riportando alla luce un passato piuttosto che un altro.

La storia è tutt’altro che una noiosa elencazione di date, guerre, personaggi famosi. È un laboratorio vivente, un crogiolo alchemico in cui lo storico riveste un ruolo determinante nel processo di co-creazione del futuro della razza umana sulla Terra.

In questo senso essere storico non è un titolo che si acquisisce attraverso il superamento delle prove universitarie, ma una vocazione di vita ad alta responsabilità.

4. Il Metodo Storico del Terzo Millennio

Di fronte all’attuale rischio di estinzione della razza umana, si stanno aprendo ambiti di conoscenza finora impensabili e inesplorati. Lo spirito del tempo incalza, rendendo possibile un rinnovamento senza uguali, anche lì dove tutto sembrava fossilizzato e senza vita.

Nella storia, così come nella medicina tradizionale, abbiamo la coincidenza tra oggetto e soggetto della ricerca. L’uomo ricerca l’uomo. E questo fa della storia non solo «la più difficile delle scienze12» ma anche «una scienza inesatta per eccellenza13».

È come se storia e medicina, più di altre scienze, siano lo specchio più evidente dell’evoluzione dell’uomo: ovvero in esse e nei loro metodi di ricerca e di indagine, l’uomo specchia se stesso e la sua fase evolutiva.

La medicina alternativa, l’omeopatia, le terapie naturali vengono ora prese in seria

considerazione da un numero sempre maggiore di persone. A differenza della medicina tradizionale, l’uomo è da esse visto non solo nella sua manifestazione fisica, ma anche negli altri suoi corpi mortali e immortali e nei suoi collegamenti con ciò che sta al di fuori di esso. È un Ολος (tutto, intero) collegato all’ambiente in cui vive, alle sue esperienze presenti, passate e future, alle sue abitudini, alla sua alimentazione, alla sua vita emotiva e relazionale. L’idea di fondo è che noi siamo molto di più del nostro corpo fisico e molto più della nostra ragione. Così come la realtà invisibile è molto più grande rispetto a quella visibile.

Alla storia, scienza gemella della medicina, sono richiesti dei passi analoghi.

Se la storia ha per oggetto l’uomo, esso deve essere preso in considerazione nella sua interezza di corpo, ragione e anima. L’aspetto spirituale e altre facoltà non misurabili razionalmente – penso all’intuizione, all’amore, alla forza creatrice insita nel pensiero umano etc. – devono essere integrati nell’indagine storica al pari del corpo e della ragione.

Lo stesso dicasi per la realtà in cui viviamo. In maniera sempre più dettagliata la scienza sta dimostrando che l’Universo è costituito da un insieme di dimensioni, di cui solo la minima parte risulta percepibile dai nostri sensi e misurabile dalla scienza tradizionale.

Trascurare le dimensioni nascoste, significa non comprendere il funzionamento delle quattro a noi manifeste, giacché esse sono condizionate profondamente da quelle invisibili. In altre parole, il vero “centro decisionale e organizzatore” della vita nella Materia, si trova in un posto che di “fisico” ha ben poco e che rimane nascosto alla nostra vista puramente razionale e agli occhi della scienza tradizionale. Come dire che il mondo visibile è condizionato da una realtà invisibile molto più vasta, ovvero che la Materia è il luogo della manifestazione di ciò che avviene nell’Oltre Materia14.

immagineRio

Immagine tratta da R. Rio, F. Alessandrini, p. 81.

Significa che, per comprendere realmente la storia, dobbiamo uscire dalla Materia e abbandonare un punto di vista strettamente umano. Se ci abituiamo a vedere l’uomo come parte di un tutto molto più grande ed esteso, diventerà normale accettare la possibilità che esso riceva segnali, messaggi, sensazioni, intuizioni provenienti da un ambito collocato fuori da se stesso.

E avendo questo “Oltre” una visione molto più ampia di quella umana, il messaggio che trasmette può completare quello proveniente dal ristretto campo visivo dell’uomo. Le cause profonde della vita nella materia e quindi della storia risiedono nell’Oltre Materia. È questo il nuovo orizzonte in cui si deve muovere il Metodo Storico del Terzo Millennio, nel quale noi siamo chiamati a fare i primi passi.

Sia nella medicina, sia nella storia, non si tratta di rinnegare l’approccio classico, ma di integrarlo con nuovi elementi, richiesti espressamente in questa fase della storia dell’Umanità.

Già nel 2011, presentai all’Università di Glasgow il metodo storico-intuitivo, nel quale l’utilizzo del tradizionale metodo storico “oggettivo” si combina a intuizioni ricavate in stato di supercoscienza. Con esso si perviene a un’interpretazione di manufatti ed eventi irraggiungibile con il classico metodo storico.

Se siamo disposti a collegare “il sacro e il profano”, “l’oggettivo e l’intuitivo”, “lo scienziato e l’artista”, saremo in grado non solo di adeguare il metodo storico all’uomo di quest’epoca, ma potremmo anche pervenire alla scoperta di nuove informazioni e strumenti in grado di risolvere i problemi climatici e ambientali, che stanno mettendo in serio pericolo la sopravvivenza della razza umana sulla Terra.

Note

1 https://www.bmbf.de/pub/horizont_2020_im_blick.pdf, p. 11 – visita sito in data 02.08.2017.

Bloch, prefazione di Jacques Le Goff, p. XVIII.

4  Bloch, p. 23.

5 Storico belga (1862 – 1935) la cui opera culmine è il libro Maometto e Carlomagno, pubblicato postumo nel 1937.

6  Bloch, p. 36.

7  J. Michelet, corso all’ École normale, 1829, citato da G. Monod, t. I, p. 127.

8  N.D. Fustel de Coulanges, lezione di apertura del 1862, in Revue de synthèse historique, t. II, 1901, p. 243.

9  V. La science et l’hypothèse.

10 Bloch, prefazione di Jacques Le Goff, pp. X-XI-XXVIII.

11 Bloch, p. 17.

12 N.D. Fustel de Coulanges, De l’analyse des textes historiques, in Revue des Questions Historiques, XXI, vol. 41, 1870, p. 34.

13 J. Huizinga, Sobra el stado actual de la cienca històrica, in Biblioteca de Rivista de Occidente, Madrid, 1934, trad. it. Lo stato attuale della scienza storica, in Id., La scienza storica, Laterza, Roma-Bari 1974, p. 56.

14 Liberamente tratto da R.Rio, F. Alessandrini La macchina. Il ponte tra la scienza e l’Oltre, capitolo La Fisica del Terzo Millennio.

* Roberta Rio è una storica e danzatrice austriaca di origini italiane. È membro della Federazione degli Storici della Germania. Co-Fondatrice e Co-Presidente dell’Istituto Lighthome. Come storica, propone un rinnovamento radicale del metodo storico al passo con i tempi e con l’attuale fase evolutiva della razza umana. È quello che lei chiama: il Nuovo Metodo Storico o la Scienza Storica del Terzo Millennio. In quest’ottica già nel 2010 elaborò, insieme all’ingegnere italiano Francesco Alessandrini, un nuovo metodo di indagine storica, denominato “metodo storicointuitivo”, che presentò all’Università di Glasgow l’anno seguente (2011). In esso l’utilizzo del tradizionale metodo storico “oggettivo” si combina a intuizioni ricavate in stato di supercoscienza. Con esso si perviene a un’interpretazione di manufatti ed eventi irraggiungibile con il classico metodo storico.

Realizza studi comparati e interdisciplinari, abbinando scienza e arte, storia e danza, ricerca teorica e applicazione pratica che le hanno permesso di giungere a conoscenze innovative ed esperienziali ricche di scoperte e rivalutazioni.

Come danzatrice, ha sviluppato Sacred Dance by Roberta Rio® (Danza Sacra, metodo Roberta Rio), un metodo attraverso il quale il corpo diventa simbolo in movimento in grado di collegarsi alla “trama” del Creato.

Tiene seminari e conferenze in svariate università (Vienna, Klagenfurt, Linz, Innsbruck, Glasgow, Atene, Oldenburg, Milano, Bologna etc.) e istituzioni europee. È autrice di numerosi articoli e libri in italiano, tedesco, inglese e in greco.

Alcune recenti pubblicazioni:

2017, La macchina. Il ponte tra la scienza e l’Oltre, Ilmiolibro / I;

2016, Sesso Sacro. La Via del Corpo, Edizioni Mediterranee / I;

2015, Ars Erotica oder Scientia Sexualis?, Bautz / D;

2015, Antichi simboli in nuove forme e significati riscoperti, Bautz / D;

2012, Il rito misterioso racchiuso nel Disco di Festo e nella Pietra di Kernos, Londra / GB;

2011, New Light on Phaistos Disc, Londra / GB.

Oltre a newhistoricalmethod.science insieme a Francesco Alessandrini ha un sito dedicato esclusivamente alla Fisica del Terzo Millennio: http://www.thirdmillenniumphysics.world

Clicca [Qui] per la versione .Pdf

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One thought on “La Scienza Storica del Terzo Millennio. Il mestiere dello storico nei tempi del cambiamento climatico

  1. Felice di leggere e partecipare dei punti di equilibrio che io intendo come ottimi autori dopo l’esame di storia della matematica proseguii con un senso di correttezza nella ricerca e felice aver potuto illustrare sebbene forse brevemente dei riferimenti

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