Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Alienazione e Verità di Filippo Fracas. Una lettura teoretica del problema della conoscenza tra epistemologia ed ontologia

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> di Mario Lupoli *

Il giovane autore Filippo Fracas, a due anni dalla pubblicazione del romanzo filosofico “I Sogni di Joan” (Edizioni GDS 2015), esce in libreria con “Alienazione e Verità. La natura della conoscenza tra ontologia ed epistemologia”. Il saggio si propone di affrontare, attraverso un percorso teoretico ricco di spunti, uno dei grandi temi del pensiero occidentale: «che cosa significa conoscere?».

Come il tempo secondo le Confessioni agostiniane, la conoscenza rientra tra quanto vi è di evidente ma impossibile da spiegare ad altri. Impossibilità che risiede innanzitutto, secondo Fracas, nella stessa metodologia delle pratiche epistemologiche, fondate sulla distinzione tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto, con la verità a fare da elemento intermediario.

L’ipotesi sostenuta dall’autore è che la scissione tra oggetto e soggetto, realtà ed essere umano, implica un indebolimento della portata dell’azione gnoseologica, ma anche un’alterazione ontologica della configurazione del mondo, al quale l’uomo viene arbitrariamente sottratto.

Una prospettiva capace di ricondurre appunto ad unità ontologica uomo e realtà non potrebbe pertanto che avere implicazioni anche sotto il profilo gnoseologico ed epistemologico.

Qui il legame che l’autore stabilisce tra verità e alienazione. L’«alienazione», sostiene, «rappresenta quel sistema di credenze che è proprio di ogni individuo o gruppo d’individui […] che non trova validità al di fuori dell’individuo stesso». Ad essa corrispondono formae mentis, che condizionano a loro volta la posizione degli uomini nel mondo, nei confronti di altri individui ma anche di altre epoche e culture.

La possibilità che degli individui si incontrino abita inevitabilmente la dimensione dell’alienazione. All’interno dei suoi limiti, le condizioni dell’incontro hanno una natura essenzialmente relazionale, interpersonale, fondata sulla comunicazione. Potrebbero così farsi spazio forme di relativismo o di soggettivismo, che l’autore tuttavia intende subito scongiurare, sottolineando l’insidia che in campo gnoseologico e ontologico rappresenta ogni ipertrofia dell’io, che condanna la realtà, cui appartiene anche il soggetto, alla dissoluzione.

Ciononostante la verità per Fracas è effettivamente relativa. Non la definisce però così in virtù di una soggezione all’onnipotenza dell’io, ma per la coscienza delle «precise condizioni che ne limitano la validità». Ogni verità è valida difatti nella micro-realtà che definisce il soggetto stesso, secondo le modalità che gli sono proprie e che appartengono alle sue condizioni di esistenza. Modalità non statiche, ma dinamiche e storiche, che evolvono in base alle molteplici esperienze vissute.

Secondo Fracas, tra soggetto e oggetto non vige dunque quella coincidenza supposta dalla metafisica realistica, ma piuttosto una relazionalità che costituisce entrambi: «il “chi sono io” è il principio e la conseguenza di ciò che vedrò al mio esterno, della realtà che andrò a formare».

Lungo la strada della consapevolezza di questo rapporto tra soggetto e verità, secondo l’autore, si giunge finalmente a cogliere la propria insuperabile alienazione, gnoseologico-epistemologica e ontologica. Ma anche a comprendere il proprio ruolo attivo, la natura di costruttore della realtà, nella «simbiosi costitutiva» tra soggetto e oggetto.

Temi, questi, che Fracas procede ad esplorare, indagando in particolare la dinamica e il rapporto reciproco tra le alienazioni, e analizzando la struttura su cui si fonda l’«ontologia dell’alienazione e della sua conseguente gnoseologia». L’alienazione viene letta dall’autore come visione del mondo ma anche come condizione che rende possibile a quel mondo di esistere.

Si ravvisa quindi un’identità profonda tra alienazione ed esistenza. Ma quante sono dunque le alienazioni? Quali relazioni affasciano tra loro soggetto, oggetto e alienazione? Quali gerarchie esistono tra le alienazioni, con quali conseguenze? Fracas si addentra pagina dopo pagina in uno stimolante cammino critico, spingendo il discorso fino alla domanda radicale «perché si parla di alienazioni? Perché si parla di esse e non di altro?», che naturalmente rimanda a quell’interrogazione originaria intorno al perché dell’essere al posto del nulla. Fracas mette in discussione questa stessa domanda, in quanto presuppone già un ventaglio di concetti che costituiscono a loro volta un pregiudizio, al cui superamento questo saggio intende contribuire.

Quello proposto da Filippo Fracas si rivela un percorso denso di stimoli teoretici sui temi fondamentali del pensiero: questioni che, non potendo pretendere un approdo definitivo, invocano il contributo di ogni soggetto pensante, investendo i lettori di quel senso di responsabilità che tale esigenza richiama.


Filippo Fracas, Alienazione e Verità. La natura della conoscenza tra ontologia ed epistemologia, ed. Primiceri, Padova 2017, pp. 84, euro 12.

* Mario Lupoli è nato nel 1979 a Napoli, dove si occupa di pratiche filosofiche, educazione non formale e mediazione culturale. Ha pubblicato lavori sulla storia della filosofia, sulla ricezione di Platone nel pensiero contemporaneo, sul materialismo storico e sulla teoria critica della società.

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