Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Nauseati. Un libro Stampa Alternativa di Stefano Scrima

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> di Fabrizio Li Vigni

Nauseati, ultimo libro del giovane filosofo cremonese Stefano Scrima, è un piccolo e agile testo indefinibile. Per cominciare, è una summa in miniatura, certo non esaustiva, di quelli che l’autore chiama “nauseati”, e che altri hanno l’abitudine di chiamare solo “nichilisti”. La sostanza è la stessa: «In generale i nauseati sono quegli uomini che non hanno solo mal di testa (o di pancia) ma anche di universo. E ce l’hanno pure spesso. Quegli uomini, Atlanti, che reggono il peso del mondo, anche per quelli che pensano che il mondo non pesi affatto. Quelli che, semplicemente, sentono mancare un senso all’esistenza» (p. 11).

Il libretto in questione, di bella fattura fra l’altro, è composto di tre parti. 1) Apre un’incantevole introduzione, con effetti contrastanti: da un lato, si ha voglia di chiudere ogni libro su questi temi, perché tutto sembra detto nelle poche righe introduttive di Scrima; dall’altro, si ha voglia proprio di approfondire autori come quelli di cui ci si occupa qui, ed è dunque un invito a proseguire la lettura. 2) Segue il cuore del libro, che contiene citazioni più o meno lunghe delle opere degli autori scelti da Scrima, il quale discute o introduce tali stralci con commenti che talora sono aforismi essi stessi. 3) Chiude infine un’appendice di aforismi originali dell’autore, ben scritti, (auto)ironici e spesso verissimi.

Con un linguaggio forbito e semplice al contempo, Scrima ha il dono di divulgare e allo stesso tempo di fare un’opera propria. Tant’è vero che Nauseati suggerisce qualche riflessione. In primo luogo, riguardo la terminologia adottata fin dal titolo. Scrima fa una distinzione fra nichilisti e nauseati, questi essendo per lui (che segue Nietzsche) dei “nichilisti deboli”. Nietzsche rifiutava i nichilisti deboli, in favore di quelli forti, che si auto-affermano, che distruggono il mondo e la morale per ricostruirne di nuovi. Scrima invece rivaluta quei nichilisti deboli, perché capaci di provare una cosa, la nausea, che è “calogenica”, se mi si passa un neologismo: è cioè una nausea produttrice di bellezza.

Io mi chiedo, dopotutto, se questa nausea non si possa tradurre (seguendo invece il linguaggio di Cioran) in “lucidità” più “malinconia poetica” (cioè creatrice, dal greco poiesis, creare). Presso i nauseati, è proprio questa infinita malinconia, proveniente dalla lucida coscienza del nonsenso e della finitudine di tutto, che forgia le condizioni stesse della creazione filosofica o artistica (sì, perché Scrima cita filosofi, scrittori, ma anche poeti, drammaturghi, registi e cantanti). La malinconia vela di tristezza una grande gioia, oppure rende dolciastro un forte dolore. Apprezzare a fondo la bellezza non può che fare male. Chi conosce la mortalità d’ogni cosa, e ne accetta con sconfitta rassegnazione l’intrinseca finitudine, non può che sorridere mestamente, gioire tristemente. Malinconia, tra le altre forme che può prendere, è anche quella lieve dolcezza di piangersi addosso. Se tutti gli autori di cui parla Scrima fossero solo tristi o depressi, a causa della loro lucidità o della loro nausea, si sarebbero presto suicidati, e non staremmo forse neanche qui a parlarne. Perché se dovessimo ridurre a due gli elementi costitutivi della malinconia, essi sarebbero, credo, la dolcezza e il dolore. A volte il movimento procede dalla bellezza verso il dolore (per la mortalità d’ogni vita e d’ogni bellezza, appunto), altre volte procede dall’angoscia verso la dolcezza catartica di fare arte, foss’anche solo per lamentare codesta nausea.

Sia come sia, una cosa è certa: quella che discute Scrima attraverso questi autori, e che attraverso questi autori costruisce in modo personale, è tutta una metafisica, cioè una visione del mondo e della vita. La nausea nichilista malinconica non è altro che una posizione epistemica (scetticismo estremo) che si converte in, e fa tutt’uno con un’esperienza estetica e una poetica (appunto la malinconia). Tale moto fluido fra livello epistemico ed estetico è allo stesso tempo segno di un monismo: il nichilismo è pertanto una delle rare posizioni filosofiche che abbattono i confini kantiani fra branche della Filosofia e fanno di un’episteme la condizione stessa di un’estetica.
Riflessioni a parte, più che anticiparvi qualcuna delle citazioni contenute nella seconda parte del libro, per farvi assaggiare il respiro del libro di Scrima vorrei riportare due strofe di una poesia di Guido Gozzano, autore che avrebbe potuto perfettamente figurare nella (già lunga) lista di Scrima:

«Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita.
Sento fra le mie dita
la forma del mio cranio…

Ma dunque esisto! O strano!
vive tra il Tutto e il Niente
questa cosa vivente
detta guidogozzano!» (da La via del rifugio).

In questo passaggio, il poeta restituisce bellamente e con efficacia la sorpresa, la lucidità, quel momento di coscienza estrema, fulminante, che è poi il cominciamento di tutto quello di cui stiamo discutendo qui. Senza tale momento, non v’è nausea, né malinconia, né nichilismo, né produzione artistica.

Solo bemolle del libro di Scrima: la voce dell’autore, la vorremmo sentire ancor di più e più estesamente. Ma è una critica che in fondo è un complimento. Tra l’altro, consiglierei en passant a Scrima di proporre il libro a qualche editore francese: credo che il pubblico della patria di Sartre e (anche se in modo acquisito) di Cioran, di Houellebecq, di Céline e di Artaud, di Camus e di Mallarmé (tutti nauseati contenuti nel libro, salvo Houellebecq, grande assente), ne potrebbe essere abbastanza ghiotto. E anche questo è un complimento.


Stefano Scrima, Nauseati, ed. Stampa Altermativa, 2016.

* Fabrizio Li Vigni, palermitano, è dottorando in Storia e Sociologia delle scienze all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi: https://www.gspr-ehess.com/page/fabrizio-li-vigni?PHPSESSID=nar5fl42gd6afdp2bas394ai77.

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