Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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I giorni di scuola di Gesù, l’esortazione filosofica dell’ultimo romanzo di J. M. Coetzee

> di Mario Lupoli *

È stato pubblicato per i tipi della Einaudi l’ultimo romanzo del premio Nobel sudafricano J. M. Coetzee, «I giorni di scuola di Gesù». Il libro riprende la narrazione, iniziata ne «L’infanzia di Gesù», della storia di David, un bambino che osserva l’esistente con uno sguardo radicale che non manca di affascinare, ma che allo stesso tempo turba e fa vacillare quel mondo le cui risposte convenzionali non possono bastargli.

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Alberto Cavaglion e gli anagrammi di Libertà (‘Devoti di Mnemosyne’)

> di Giuseppe Brescia *

 

Alberto Cavaglion, studioso piemontese degli ebrei modernizzanti, del modernismo di Ernesto Buonaiuti, del tragico momento vissuto in Italia con la promulgazione delle leggi razziali e il contrastato ritorno alla ‘normalità’, come degli ebrei di area ferrarese (Giorgio Bassani e Max Ascoli su tutti), nonché allievo dell’Istituto Croce e autore dell’importante Nati con la libertà (L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2012), si segnala per la felice individuazione di anagrammi, formati sulla base di nomi e cognomi personali. In incontri su Ferrara e Torino, che hanno visto lo scambio di saggi di comune interesse, scambio proseguito in colloquio per via telematica, lo storico mi proponeva un suo  primo, ed efficace, anagramma: “Vana Libertà Colgo!” (proprio da “Alberto Cavaglion”, con evidente allusione alla difficoltà del reintegro accademico o istituzionale, subìta tra gli altri dal fine critico Attilio Momigliano). Alla comunicazione di cotanto anagramma, risposi – dopo averci riflettuto un attimo – con il mio risultato di gradimento, alludendo alla comune ed estesa dottrina: “Cugi’ Barese, Seppi!” (da “Giuseppe Brescia”).  Continua a leggere


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Sei malattie dello spirito contemporaneo. Un libro Carbonio di Constantin Noica

> di Stefano Scrima *

Le “malattie” dello spirito di cui ci parla Constantin Noica, nel suo originale tentativo di classificazione scientifica, sono invero orientamenti (stati d’animo, modi di procedere), come egli stesso ammette espressamente in apertura al saggio Sei malattie dello spirito contemporaneo (riproposta ora in Italia da Carbonio Editore per la traduzione di Mira Mocan). Saggio col quale Noica intende rendere al lettore il peculiare sapore del nostro tempo storico (il saggio è del 1978), analizzare una parte dell’essere, quella più profonda e origine di tutto, di ogni “creazione”, spesso e comprensibilmente omessa dalle cronache storiche, ma anche, quasi per pudore, dalla filosofia stessa.

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La Dottrina delle Idee e il processo di formazione del pensiero

 > di Roberta Rio e Francesco Alessandrini*

Al centro di questo nostro contributo collochiamo il concetto platonico di idea, intimamente connesso al concetto di scienza. Per Platone la scienza è per sua natura perfetta e come tale l’oggetto del suo indagare non possono essere le cose del mondo, apprese attraverso i sensi e come tali imperfette e mutabili: le esperienze sensoriali sono di fatto soggettive.

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Marx. La tradizione occidentale nella lettura di Hannah Arendt

> di Mario Lupoli

Hannah Arendt si distinse come lettrice attenta e originale di Karl Marx, per quanto non di rado ne piega il pensiero alle sue esigenze argomentative. In questo volume Arendt nega ogni relazione tra il totalitarismo e la tradizione filosofico politica occidentale. Rivendicando la piena appartenenza di Marx a questa tradizione, l’Autrice sostiene l’assenza di alcun collegamento tra l’evento stalinista e il pensiero marxiano, pur ravvisando, tra acute riflessioni e non poche forzature, il fallimento di quest’ultimo proprio nel poter essere agito da una forma di dominio totalitario come riferimento e quadro teorico. Un’opera irrinunciabile per comprendere lo sviluppo della concezione arendtiana del fenomeno totalitario, che consente di rilevarne anche i significativi limiti. È la loro identificazione a rappresentare un impegno teoretico di particolare valore, per meglio orientare la possibilità di riferirsi al lavoro di Arendt in una rinnovata critica della contemporaneità.

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Semeiotica esistenziale e disvelamento del Novecento in “Addio alle armi” (E. Hemingway)

>Giuseppe A. Perri*

1. In uno dei finali più desolanti della storia della letteratura, Hemingway fa dire al protagonista di Addio alle Armi nell’accomiatarsi in ospedale dal corpo della sua donna morta di parto: «fu come salutare una statua». Si tratta di uno dei segni di cui è disseminato il romanzo e che il protagonista segnala al lettore più volte, seccamente ma consapevolmente, mettendolo al corrente della sua progressiva decifrazione del mondo. Lo stesso Hemingway aveva detto che Addio alle armi era la descrizione dell’educazione sentimentale del protagonista e, anche se non aveva amato l’omonimo romanzo di Flaubert (Cfr. Ben Stoltzfus, Hemingway and French Writers, Kent, Ohio, 2012, p. XVII. Anche se Hemingway inserì quest’opera nell’elenco dei libri che ogni scrittore dovrebbe leggere, redatto nel 1935), nella lista dei possibili titoli del romanzo c’era anche un ipotetico «L’educazione sentimentale di Frederic Henry» (Nella III Appendice dell’edizione critica dell’opera, uscita nel 2012 nella The Hemingway Library Edition, sono riportati tutte le ipotesi di titolazione contenuti in un manoscritto dell’autore; E. Hemingway, A Farewell to Arms, New York 2012, p. 324). Continua a leggere


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Nuovo albo dei recensori di Filosofia e nuovi sentieri

Sempre più spesso pervengono alla redazione richieste di recensione per volumi di filosofia. Al contempo, cresce il numero dei nostri collaboratori. Dall’intersezione di queste tendenze nasce una nuova iniziativa di «Filosofia e nuovi sentieri»: l’istituzione di un “Albo dei recensori”, una newsletter alla quale sarà possibile iscriversi inviando una mail al consueto indirizzo

filosofiaenuovisentieri@gmail.com

allegando il proprio (breve) curriculum vitae.
Volta per volta si verrà così informati delle novità disponibili per recensione, e si potrà offrire la propria candidatura. Dopo l’assegnazione, il recensore verrà messo in contatto diretto con l’autore. Il tempo previsto per recensire il testo è di 1 mese.
Questo bando non ha scadenza e rimarrà aperto senza soluzione di continuità. Tuttavia le assegnazioni verranno disposte in ordine cronologico, quindi… affrettatevi!


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Pausa estiva 2017


Cari amici,
anche quest’anno «Filosofia e nuovi sentieri» va in vacanza per l’estate. Si tornerà a settembre, con nuove – e, speriamo, interessanti – idee.
Come sempre, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva per l’intero periodo (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura): l’invito è dunque a mandarci tutte le vostre proposte – articoli, recensioni, interviste – che valuteremo e pubblicheremo fra poco più di un mese.
Buone vacanze a tutti!

La Redazione

«“Acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare”, pensa. Ed è un pensiero che dà i brividi».
Alessandro Baricco, Oceano mare


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Dieci argomenti di filosofia

 

> Vito J. Ceravolo*

A Manuela Santalucia

Questo è un testo d’amore, senza alcuna critica.

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1. Argomento dell’esperienza

Tendo la mano intorno a me. Afferro una ciliegia, mi impatta sul tatto. Apro gli occhi e mi è rossa. Avvicinandola il profumo mi inebria. La mordo: succhi si sprigionano in bocca, è fresca rotondità. Ho appena ingerito in me degli oggetti esterni, divenuti ora la mia esperienza soggettiva. L’esperienza soggettiva è la propria immediata esperienza delle cose e noi esperiamo cose solo quando le proviamo in noi stessi, in propria esperienza interna: si ha immediata esperienza solo di ciò che si percepisce internamente in se stessi, e ciò che si percepisce internamente consta anche dei valori, interiorizzati in sé, dell’oggetto percepito.

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La réalité en folie. Alain Milon su Antonin Artaud

> di Giuseppe Crivella

Interprete originale, versatile e acuto dell’opera di Michaux e Bacon, di Pasolini e Blanchot, Alain Milon dedica il suo ultimo studio ad Antonin Artaud, quasi a suggerire che proprio attraverso l’opera del marsigliese sia possibile individuare una sorta di felpato ma inoppugnabile punto di raccordo in grado di unificare la complessa galassia di autori appena citati.

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La filosofia dello sterminio dei disabili

 

 

> di Alessandro Pizzo*

A Giulia.

Della vita sopravvive l’amore, dato o ricevuto.

In memoriam

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Premessa

Ogni anno si ripete in tutte le scuole del Regno uno stesso rituale, forse opaco, forse stantio, forse stancamente ripetuto, e riguardante la celebrazione della memoria della Shoah, lo sterminio nazista della razza cosiddetta “inferiore”. Se il rito appare oramai una routine, resta innegabile, oltre che indubitabile, come al contrario vigile e pronta debba rimanere la coscienza comune innanzi ai risorgenti umori prevaricatori alle più svariate latitudini. Ma, rispetto all’inaudita strage compiuta dal nazionalsocialismo, vorrei concentrare l’attenzione su una categoria minore, ma certo non meno importante, di vittime della medesima sequenza storica, ovvero le persone disabili, indifese vittime designate dalla violenta ed inumana ideologia nazista. Certo, non lo faccio al fine di riscattarne un ruolo triste, diversamente taciuto dai più, anche se, a dire il vero, sempre più scoperto ed oggetto di ricostruzione storica, ma per sviluppare un’analisi filosofica intorno alle sue ragioni storiche, inerenti a quelle motivazioni culturali che ne giustificarono o resero possibile lo sterminio o la soggiacente logica o che aprirono la strada a qualsiasi giustificazione, più o meno ad hoc, del capriccio di alcuni su altri, depotenziando qualsiasi funzione regolatrice o moderatrice del verbo morale, depotenziando la bussola morale e svuotando dal di dentro l’edificio del diritto, trasformando gli uni e gli altri in meri instrumenta regni.

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