Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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La stanza delle meraviglie filosofiche. Un saggio Salani “per sfidare e aguzzare l’intelligenza”

> di Paolo Calabrò

« “Se uno scienziato anziano ma eminente dice che una cosa è possibile, ha quasi sicuramente ragione, ma se dice che una cosa è impossibile, ha con tutta probabilità torto”, disse Arthur C. Clarke. Uno scienziato anziano ma eminente risponde: “È impossibile che il signor Clarke abbia ragione” ». Quanto è probabile che l’asserzione dell’augusto vecchio sia corretta? Spoiler: lo scienziato anziano ha senza dubbio ragione. La spiegazione è… a pag. 283.

Ellen Gould White, fondatrice del movimento avventista, ebbe una rivelazione: dallo studio dei capitoli 7 e 14 dell’Apocalisse dedusse che il numero esatto degli eletti, coloro che “hanno scritto in fronte il nome di Cristo e del Padre” è 144.000, cioè 12.000 eletti tondi per ciascuna delle 12 tribù di Israele. Tutto quadrava. Tranne il “quadrato perfetto” nel quale, sempre secondo lei, avrebbero dovuto disporsi: la radice quadrata di 144.000 infatti non è un numero intero ma irrazionale; per cui, su ogni lato del quadrato, avrebbero dovuto trovare posto esattamente 379,47331922… persone…

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Elogio della letteratura. Un saggio Einaudi di Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo

> di Paolo Calabrò

«La letteratura e la sociologia condividono il medesimo campo d’indagine, gli stessi temi e gli stessi argomenti, nonché – se non del tutto, almeno in maniera sostanziale – la vocazione e l’impatto sulla società. […] Letteratura e sociologia si alimentano a vicenda».

«Chiamiamo realtà materiale il mondo del valore di scambio, e cultura tutto ciò che rifiuta di accettare il suo dominio». Con questa definizione dei Minima moralia di Adorno si apre il secondo (e ultimo, per la recente scomparsa del grande Zygmunt Bauman) libro scritto a quattro mani dal pensatore della “società liquida” e da Riccardo Mazzeo, intellettuale che non ha bisogno di presentazioni. La cultura esiste, resiste e si rifiuta di assoggettarsi alla tirannia del mercato (e dei mercanti); non solo e non tanto perché certe cose non possono esser comprate né vendute, ma per scelta deliberata: quello della cultura è il rifiuto aperto e programmatico di quella annichilente reductio ad unum che il denaro continua a portare avanti a suon di offerte speciali, senza preoccuparsi della cenere – in termini umani e sociali – che lascia sulla sua strada.

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Le radici del dialogo. Un saggio su Panikkar di Leonardo Marcato

> di Paolo Calabrò

Raimon Panikkar. Il filosofo e il teologo. Il prete e il professore. L’intellettuale che studiava in India e insegnava in California. Cosa ha da dire la sua prolifica produzione – volumi, articoli, interviste, conferenze – all’uomo della strada? Quello, cioè, che ha a che fare con le difficoltà di tutti i giorni, qui e ora; quello a cui non importa certo parlare della salvezza dell’anima, in generale, ma che ha a cuore il problema di come fare a salvare la propria, di anima. In una parola: cosa ha a che fare il pensiero di Panikkar – e la sua proposta cosmoteandrica di dialogo dialogale – con noi? E soprattutto: in che modo – come sottolinea giustamente il professor Luigi Vero Tarca dell’Università di Venezia nella sua prefazione – rendere accessibile e fruibile il messaggio di Panikkar senza ridurlo o, peggio, banalizzarlo?

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Desiderio illuminato e spiritualità laica. Un saggio EsseGi di Paolo Bartolini

> di Paolo Calabrò

«La spiritualità laica non può che accettare la natura anfibia dell’essere umano: teso tra finito e infinito, necessità e possibilità (come già aveva rilevato Kierkegaard), egli è chiamato a scoprire un’articolazione tra gli opposti che illumini il nostro passaggio nel tempo e nello spazio di una vita» (p. 54).

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Il Codice del Mito, il sogno di Platone e l’incubo dell’Occidente. Un saggio Mursia di Andrea Colamedici

> di Paolo Calabrò

«Se pensi che la tua anima personale sia distinta dal corpo e che consapevolezza e coscienza morale siano localizzate in quell’anima (e non nel mondo esterno) e che perfino il gene egoista sia individualizzato nella tua persona, allora, psicologicamente, sei platonico. Se la tua prima reazione a un sogno, a una notizia, a un’idea è di operare immediatamente una divisione tra bene e male morali, allora psicologicamente sei platonico. Se associ il peccato alla carne e ai suoi impulsi, ancora una volta, psicologicamente, sei platonico. […] E sei platonico quando credi che alla fine del tunnel delle umane disgrazie ci attenda la giustizia divina sotto forma di ricompensa o punizione, invece che la tragedia irrimediabile o il caso o la sfortuna» (pp. 192-193).

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Nietzsche tra le stelle. L’eterno ritorno e la cosmologia, un libro Il Prato di Rosanna Oliveri

> di Paolo Calabrò

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Nietzsche è stato un profeta della scienza? si chiedeva Rosanna Oliveri nel suo precedente lavoro in volume del 2014. Oggi la sua riflessione si spinge in profondità su un singolo punto, con la domanda: che rapporto c’è stato (ed è possibile individuare per noi, oggi) tra l’eterno ritorno e la scienza moderna?

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Saturnia Tellus. L’anima dei luoghi. L’ultimo libro Rubbettino di Giancarlo Vianello

> di Paolo Calabrò

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Una filosofia che possa davvero esser definita tale deve avere cura del tutto, secondo il monito di Periandro di Corinto. Ed è con questo intendimento che si apre la riflessione di Giancarlo Vianello espressa nel suo ultimo volume, pubblicato con Rubbettino, dal titolo Saturnia Tellus. L’anima dei luoghi: l’uomo – ancestralmente sospeso tra la razionalità e il mito, dimensioni conciliate in maniera sempre difficile e nuove, ma sempre tenute in qualche modo in equilibrio – si trova oggi nella inedita e pericolosa situazione nella quale la razionalità non solo ha preso il sopravvento, rompendo l’armonia, ma rivendica addirittura il sacrificio di ogni altro aspetto dell’umano – quello che da sempre rimanda alla sfera del religioso o, più in generale, dell’ulteriore – sull’altare dell’evidenza.

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Pausa invernale

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Amici, lettori, collaboratori,
Arriva il tempo della pausa natalizia per «Filosofia e nuovi sentieri». Durante il periodo, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura): vi invitiamo dunque a mandarci tutte le vostre proposte – articoli, recensioni, interviste – che valuteremo con l’attenzione di sempre e che potranno venir pubblicati a partire dalla fine del mese di gennaio 2017.
Buone vacanze a tutti.

La Redazione

«Tra poco nevicherà, guai a colui che non ha terra natia».
F. Nietzsche, Frammenti postumi del 1884


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Il coraggio di essere liberi. L’ultimo libro di Vito Mancuso

> di Paolo Calabrò

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“Fare teatro vuol dire vivere sul serio quello che la maggior parte della gente, di solito, recita male”. Il celebre aforisma di Eduardo De Filippo porta alla luce immediatamente la contraddizione insita nel ruolo dell’attore: l’ambiguità intrinseca connotata, da un lato, dal doversi calare una maschera sul volto per interpretare vite diverse dalla propria; dall’altro dall’autenticità di una forma d’arte – il teatro, appunto – che sola riesce a portare alla luce le radici più profonde e nascoste delle cose – azioni, pensieri, emozioni – che nutrono l’esistenza. È la stessa contraddizione di fondo della condizione umana: la quale ha bisogno, allo stesso tempo, tanto che l’individuo possa svilupparsi nel fertile silenzio della solitudine, quanto delle relazioni della persona con gli altri, ciascuna caratterizzata da un diverso approccio, un diverso intendimento, un diverso modo d’essere. Considerazioni che pongono contestualmente sia la domanda su dove si trovi la verità del soggetto, sia quella radicale sulla libertà dello stesso: quand’è che la persona è veramente libera? Nella clausura della propria interiorità senza vincoli, o nell’ambito delle costrizioni creategli dai suoi legami sociali?
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La filosofia politica kantiana. Un saggio Armando di Giuseppe Gagliano

> di Paolo Calabrò

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Se gli Stati nazionali possono essere considerati allo stesso modo degli individui che li costituiscono, si potrà probabilmente pensare che tra di essi regni il sospetto, il timore, l’invidia e che ci si attrezzi nella prospettiva di una reciproca difesa. Pur volendo tralasciare qui, per un attimo, i problemi legati storicamente e strategicamente all’ansia della conquista e alla tendenza a usare le armi per l’attacco, anziché per la difesa, non si può fare a meno di guardarsi intorno e constatare lo sfacelo di un mondo in cui si perpetua la guerra, ampliandola in ambiti sempre nuovi (dall’economia all’informatica). Al che viene da chiedersi: è possibile immaginare, con Kant e con la sua filosofia morale e politica, un assetto personale e sociale improntato più all’ascolto delle voci della ragione, che ai rumori della pancia? Continua a leggere


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Non fare troppe domande. L’ultimo libro di Piero Borzini

> di Paolo Calabrò

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Il dissidio tra libertà e sicurezza – viste intransigentemente come valori assoluti – è vecchio come il mondo e pone la domanda, ad oggi inevasa, su quanta libertà si possa consentire ai singoli in una società, senza che questa metta in discussione la sicurezza di quegli stessi singoli (finendo per distruggere la libertà di partenza e avvitandosi in un controproducente circolo vizioso). In altri termini, la stessa questione può essere posta nei termini: quanta sicurezza è necessario garantire (si legga: di quanto è necessario limitare la libertà dei singoli) affinché la libertà dei singoli possa essere garantita?
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