Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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L’integrazione come garanzia dell’identità culturale

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di Domenico Di Maura*

“L’integrazione come garanzia dell’identità culturale”

Abstract

L’integrazione sociale di persone di culture diverse è una problematica, sebbene già presente nelle società del passato, oggi più che mai attuale, soprattutto nei paesi europei. Un’attenta analisi del problema potrà sicuramente aiutare a comprendere meglio quali elementi siano in gioco, e quale atteggiamento teorico adottare nella nostra società sempre più multietnica, affinché sia realizzabile una pacifica convivenza tra persone di cultura differente.
L’argomento principale dell’articolo espone la relazione tra integrazione e identità culturale, e tenta di confutare l’idea che l’integrazione di persone con culture differenti possa nuocere l’identità culturale di un individuo. Tale idea è capovolta: è proprio l’integrazione che permette all’immigrato di acquisire buona parte della cultura della maggioranza, e contemporaneamente di proteggere l’identità culturale di autoctoni e immigrati.
Il quesito sulla possibilità di una integrazione, invece, è stato completamente tralasciato.
L’esame del problema è stato condotto partendo da una distinzione di diversi concetti. Lo studio è accompagnato da numerosi esempi sulle politiche attuali di alcuni Stati, ed è coadiuvato da fonti autorevoli, tra cui la filosofa Martha C. Nussbaum, le cui ricerche, sebbene non si occupino principalmente di integrazione, sono state di ottimo supporto per l’analisi di questa complessa tematica.
Le proposte dell’articolo non hanno la presunzione di risolvere facilmente il problema dell’integrazione sociale dell’individuo. Infatti, non vengono proposte politiche di integrazione sociale, bensì delle idee-guida per la politica attuale, affinché possa affrontare questo problema nel pieno rispetto dei diritti, e della cultura, degli individui appartenenti ad una minoranza etnica.

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Alberto Cavaglion e gli anagrammi di Libertà (‘Devoti di Mnemosyne’)

> di Giuseppe Brescia *

 

Alberto Cavaglion, studioso piemontese degli ebrei modernizzanti, del modernismo di Ernesto Buonaiuti, del tragico momento vissuto in Italia con la promulgazione delle leggi razziali e il contrastato ritorno alla ‘normalità’, come degli ebrei di area ferrarese (Giorgio Bassani e Max Ascoli su tutti), nonché allievo dell’Istituto Croce e autore dell’importante Nati con la libertà (L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2012), si segnala per la felice individuazione di anagrammi, formati sulla base di nomi e cognomi personali. In incontri su Ferrara e Torino, che hanno visto lo scambio di saggi di comune interesse, scambio proseguito in colloquio per via telematica, lo storico mi proponeva un suo  primo, ed efficace, anagramma: “Vana Libertà Colgo!” (proprio da “Alberto Cavaglion”, con evidente allusione alla difficoltà del reintegro accademico o istituzionale, subìta tra gli altri dal fine critico Attilio Momigliano). Alla comunicazione di cotanto anagramma, risposi – dopo averci riflettuto un attimo – con il mio risultato di gradimento, alludendo alla comune ed estesa dottrina: “Cugi’ Barese, Seppi!” (da “Giuseppe Brescia”).  Continua a leggere


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Quei che volontier perdona

“Quei che volontier perdona” – Abstract

Si è chiuso da poco tempo il Giubileo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco, ma ancora, inevitabilmente, resta aperta l’interrogazione su come poter intendere e interpretare la misericordia divina. Con quali parole, ad esempio, converrebbe tratteggiarla senza tradirla in pieno. Una delle poche certezze circa una tale riflessione è che ‘misericordia’ rimandi directe a un qualche cosa di fragile, facile da sgualcire con mere banalizzazioni, e che si mostra del tutto disarmato di fronte ai tentativi moderni di annichilimento. Forse per ciò stesso essa, qualunque ‘cosa’ sia, sembra aliena alla condizione umana esplicata nel contemporaneo e che si muove all’insegna di un continuo accrescimento della potenza. E nondimeno, a tutt’oggi, ‘misericordia’ smuove e impone l’interrogazione su di sé, non appena vi si porga pazientemente l’orecchio.
Ecco, in conformità con quanto detto, che nella Divina Commedia Dante fornisce storie di persone nel tentativo – coraggioso – di mostrare per immagini quel che ‘misericordia’ forse è. Non un discorso di matrice scolastica, soppesato logicamente, bensì una semplice esposizione di esperienze di misericordia. Un’operazione, quella condotta dal poeta fiorentino, che pretende di prendere forma al riparo da qualsiasi disputatio avanzata serratamente, dando luogo così a un ‘sussurrare’ sulla misericordia che tanto ricorda il ‘balbettio’ ammesso da Hans Jonas su Dio. Entrambi, in certo qual modo, desiderano dare voce alla possibilità, e non alla certezza matematicamente conquistata. Non v’è dimostrazione di spinoziana memoria, more geometrico.
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Nuovo albo dei recensori di Filosofia e nuovi sentieri

Sempre più spesso pervengono alla redazione richieste di recensione per volumi di filosofia. Al contempo, cresce il numero dei nostri collaboratori. Dall’intersezione di queste tendenze nasce una nuova iniziativa di «Filosofia e nuovi sentieri»: l’istituzione di un “Albo dei recensori”, una newsletter alla quale sarà possibile iscriversi inviando una mail al consueto indirizzo

filosofiaenuovisentieri@gmail.com

allegando il proprio (breve) curriculum vitae.
Volta per volta si verrà così informati delle novità disponibili per recensione, e si potrà offrire la propria candidatura. Dopo l’assegnazione, il recensore verrà messo in contatto diretto con l’autore. Il tempo previsto per recensire il testo è di 1 mese.
Questo bando non ha scadenza e rimarrà aperto senza soluzione di continuità. Tuttavia le assegnazioni verranno disposte in ordine cronologico, quindi… affrettatevi!


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Pausa estiva 2017


Cari amici,
anche quest’anno «Filosofia e nuovi sentieri» va in vacanza per l’estate. Si tornerà a settembre, con nuove – e, speriamo, interessanti – idee.
Come sempre, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva per l’intero periodo (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura): l’invito è dunque a mandarci tutte le vostre proposte – articoli, recensioni, interviste – che valuteremo e pubblicheremo fra poco più di un mese.
Buone vacanze a tutti!

La Redazione

«“Acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare”, pensa. Ed è un pensiero che dà i brividi».
Alessandro Baricco, Oceano mare


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Dialogo da uomo a uomo su un Dio: H. Jonas interprete della Suprema mancanza

> di Francesco Brusori*

La storia del pensiero europeo ha archiviato un numero enorme di testi, la maggior parte dei quali presenta una corporatura ben piazzata, quasi a voler scoraggiare i più a prenderne seria visione. Questa prolifera produzione è facilmente spiegabile: esplicitare ‘tutto’ in maniera perfecta è già di per sé impossibile, soprattutto poi se addirittura all’interno di questo ne va della nostra stessa presenza. Interrogarsi è infatti difficile, costoso. Capirsi è perlopiù illusionistico. Tuttavia l’uomo non è mai indietreggiato di fronte a questo improbus labor, a tale profonda e radicale investigazione dell’esser-ci. Così gli scaffali delle biblioteche danno da secoli ospitalità ai vari tentativi che egli ha eroicamente cercato di portare a termine in seno a una tensione, più o meno sincera, di intelligere la cosa. Una continua lotta da parte di quest’ultimo perpetrata contro la sua natura di in-fante – incapace di dire compiutamente circa se stesso. Continua a leggere


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Il real-idealismo tragico di Marcel Proust

 

> di Giuseppe A. Perri*

1. Qualsiasi lettore di Proust che abbia condotto studi filosofici viene presto colpito dalla dimensione non solo letteraria, ma etica e teoretica della Recherche. Per questo, Barthes ha parlato di «une tierce forme» (Barthes 1993, p. 336) a proposito del romanzo proustiano, rispetto alla forma classica e al genere saggistico; per Benjamin «ogni grande opera letteraria inaugura un genere o lo dissolve, insomma, è un caso speciale. Tuttavia, tra tali casi speciali, questo è uno dei più inafferrabili» (Benjamin 2000, p. 135). Specialmente nel secondo tomo, premiato col Goncourt, si avverte l’affinità di Proust con la tradizione moralistica francese, tanto da farlo apparire talvolta un nuovo de La Rochefoucauld. Un moralista dei nostri tempi: sebbene molti passaggi della Recherche siano certamente legati all’epoca in cui furono concepiti e l’universo mentale proustiano affondi le sue radici nella Francia tra il II Impero e la III Repubblica («la signora Swann è tutta un’epoca, no?»), la sua opera-cattedrale emana un’aura tutta contemporanea e un coraggio narrativo che riconosceremmo solo ad autori a noi coevi. Non a caso, dopo il successo decretato dalla giuria del famoso premio al II volume dell’opera, che lo ripagava anche dei rifiuti ricevuti per la pubblicazione di Du coté de chez Swann, rifiuti dovuti probabilmente anche al suo essere in anticipo sui tempi (per contenuto e struttura), un successo universale proustiano e una vera Proust-renaissance datano soltanto dagli anni Sessanta del Novecento. Continua a leggere


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Pausa invernale

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Amici, lettori, collaboratori,
Arriva il tempo della pausa natalizia per «Filosofia e nuovi sentieri». Durante il periodo, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura): vi invitiamo dunque a mandarci tutte le vostre proposte – articoli, recensioni, interviste – che valuteremo con l’attenzione di sempre e che potranno venir pubblicati a partire dalla fine del mese di gennaio 2017.
Buone vacanze a tutti.

La Redazione

«Tra poco nevicherà, guai a colui che non ha terra natia».
F. Nietzsche, Frammenti postumi del 1884


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Pausa estiva


Amici, lettori, collaboratori,
«Filosofia e nuovi sentieri» va in vacanza e tornerà a settembre, ricca di tanti nuovi contenuti.
Per tutto il periodo, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura): vi invitiamo dunque a mandarci tutte le vostre proposte – articoli, recensioni, interviste – che valuteremo e pubblicheremo fra poco più di un mese.
Auguriamo a tutti delle ottime vacanze estive.

La Redazione

«Posseggo case di campagna nei dintorni della vita».
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine


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La politica delle passioni

> di Sandro Vero*

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«L’uomo vive in un
mondo significante.
Per lui il problema
del senso non si pone,
il senso è posto, s’impone
come un’evidenza,
come una “sensazione di compresenza” del tutto naturale».

Algirdas Julien Greimas

La semiotica delle passioni è una disciplina curiosa: condivide con altre scienze (come per esempio la psicologia e l’antropologia) l’interesse per il mondo emozionale ma individua un suo precipuo oggetto di studio nella forma narrativa di quel mondo, assumendo come regola di ingaggio quella di costruire modelli interpretativi della trama in cui le passioni si dispongono a formare un reticolo di senso, un discorso, fuori dai quali la materia resterebbe di mera competenza della ricerca sperimentale.

Le applicazioni di una tale indagine sono molteplici, tutte collegate dalla comune attenzione per gli aspetti formali della passione, per ciò che la rende racconto, gioco di relazione in un contesto narrativo.

Ciò detto, sembra che si evidenzi un perfetto incastro fra le potenzialità di quella che Greimas ha contribuito a fondare come semiotica strutturale e lo storytelling, questa tecnica sempre più centrale nella costruzione dell’immaginario politico del nuovo millennio, che fa della narrazione la chiave di volta del passaggio dalle ideologie (grandi racconti su vasta scala) allo spettacolo (piccole narrazioni su scale locali).

Assumeremo, come condizione per lo sviluppo della nostra analisi, che le “passioni” in oggetto siano riducibili alla loro definizione comportamentale, qualunque cosa possa significare tale espressione fintanto che si distingua da una definizione fenomenologica, più difficile da trattare mediante la griglia che andremo a proporre.

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Scolio XXIX

> di Luca Ormelli

La passione amorosa è, propriamente, passione e come la passione, sia essa destinata ad un brano musicale, indirizzata ad un dipinto o ad una poesia, deve sommuovere i sensi altrimenti afflitti, eccitare le fibre più riposte dello spirito e commuoverle, scuoterle, lacerarle. Ciò che non corrisponde a queste qualità non merita la nostra insonnia né gli improvvisi risvegli; la passione amorosa esige un Baudelaire non Flaubert, occhiaie profonde come dirupi non appuntamenti galanti, donne dall’animo irreprensibilmente incendiario per uomini smaniosi di essere divorati dalle fiamme della carne. Tutto il resto è bovarismo e impostura.