Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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David Bowie, “uomo delle stelle” nella umanità a pezzi

> di Giuseppe Brescia*

Potrebbe sorprendere l’inserimento nel percorso sul “senso del celeste” dell’artista britannico David Bowie, deceduto sessantanovenne nel gennaio 2016. Il poeta latino Terenzio insegna: «Homo sum; nihil humanum a me alienum puto». La menzione valga a parziale giustificazione della nostra lettura. In effetti, come tremendamente tragico è, nell’ultimo intenso video musicale Lazarus, l’autore di Starman e, poi, di BlackStar! Continua a leggere

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Donna e identità. Un punto di vista femminista al plurale

> di Laura Sugamele*

Il pensiero femminista ha la sua origine con l’opera Rivendicazione dei diritti della donna del 1792, della filosofa e scrittrice britannica Mary Wollstonecraft. Da allora in poi, il femminismo si presenta diversificato in una pluralità di movimenti femministi con notevoli approcci teorici differenti tra loro.
«C’è un femminismo liberale, un femminismo marxista, un femminismo socialista. E, ancora, un femminismo psicoanalitico, un femminismo esistenzialista, un femminismo postmoderno. Alcuni sono inconciliabili, altri sono variamente intrecciati» (Angelo Arciero et al., 2012, p. 81).
In generale, tutti i femminismi sono accomunati da una forte critica dell’oppressione che ha caratterizzato le donne in settori di rilievo, dalla politica all’economica, dalla ricerca scientifica a quella accademica, che da sempre, una cultura maschile-patriarcale ha cercato di tenere lontane. Continua a leggere


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I fondamenti dell’epistemologia poincariana ne “La scienza e l’ipotesi” – PARTE II

forza> di Giovanni Mazzallo*

4. La forza

La meccanica per Poincaré, pur avendo base dichiaratamente sperimentale (come prescritto dagli Inglesi) e non essendo una scienza deduttiva e a-priori (come sostenuto dagli europei continentali), risente ugualmente dello stesso carattere di convenzionalità caratterizzante la geometria benché in modo sostanzialmente differente.

Il carattere definizionale delle terminologia scientifica della meccanica (forza, massa, accelerazione, inerzia, etc…) ha chiaramente natura convenzionale (le convenzioni sono definizioni travestite in Poincaré), ma tale convenzionalità si mostra diametralmente opposta a quella presente nella geometria; se in geometria le convenzioni sono libere e, allo stesso tempo, arbitrarie (ognuno può scegliere i propri assiomi liberamente senza alcun criterio di riferimento essenziale che ne determini la verità e la validità), per cui si possono costruire, come mostrato da Poincaré, mondi fantastici e immaginari all’inverosimile senza limitazioni (dato che la geometria risulta essere una creatura, una creazione puramente convenzionale), in meccanica, invece, le convenzioni sono altrettanto libere non perché basate su un antecedente presupposto di arbitrarietà già concessa a-priori, ma perché basate su dati sperimentali che comprovano la validità delle ipotesi avanzate in merito ad un determinato oggetto studiato e, pertanto, convalidano l’adozione di una definizione particolare adatta a descrivere pienamente quel dato fenomeno indagato. Pertanto, la libertà di tali convenzioni non è data dall’arbitrarietà, ma dalla vastità dei fenomeni la cui verifica delle ipotesi permette di adottare liberamente una definizione piuttosto che un’altra per meglio spiegare un certo fenomeno fisico. Continua a leggere


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I fondamenti dell’epistemologia poincariana ne “La scienza e l’ipotesi” – PARTE I

> di Giovanni Mazzallo*

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Espongo la dottrina epistemologica poincariana espressa nel suo più celebre trattato di filosofia della scienza La scienza e l’ìpotesi, in cui l’autore critica i fondamenti delle principali discipline scientifiche rivelando la loro natura prettamente convenzionale, opponendosi duramente alla scuole di pensiero logicista e formalista. Poincaré mostra che la sola facoltà conoscitiva data dal principio dell’induzione completa rilevato in matematica esprime l’unico tipo di a-priori e di giudizio sintetico a-priori ammissibile su cui si fonda l’ìpotesi del continuo matematico da cui dipende la formulazione delle ipotesi fisiche fondate sui principi della dinamica che accettano come convenzione l’idea di una continuità di fondo della natura espressa matematicamente, per cui i giudizi scientifici per la comprensione di tipo fisico sono soggetti ad un elevato tasso di probabilità della propria validità dato il loro carattere necessariamente induttivo per l’impossibilità logistica di considerare ogni esperimento di verifica possibile (le ipotesi geometriche si rivelano invece pienamente arbitrarie). L’ipotesi è lo strumento fondamentale per erigere il corpus delle scienze la cui verifica sperimentale in ambito fisico garantisce l’autenticità della conoscenza e l’unità complementare di scienza e natura.      Continua a leggere


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Cura del sé e filosofia della cura

> di Anita Santalucia*

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Abstract: il saggio ha lo scopo di analizzare il concetto di cura così come è stato considerato dalla filosofia antica e ripreso della filosofia del novecento. Con l’ausilio dei testi, si pone l’attenzione sulla necessità pratica di utilizzare la filosofia come mezzo e modo del vivere autentico.

La filosofia della cura è quella cosa senza la quale si vive bene, per sua ignoranza, e con la quale si vive bene per sua conoscenza. La filosofia è della cura sin da sempre e lo sarà per sempre; è solo la volontà di non far emergere la sua natura a frenarla fortemente. Questa è la filosofia del sé che con il sé lavora, si forma e si espone alle intemperie della vita che scorre. Probabilmente il significato dell’espressione curare se stessi assume il valore che non dovrebbe avere. Si risolve in quel significato che da solo non basta: curare il corpo. Non basta perché il corpo non sta bene senza che lo sia anche l’anima, in qualche modo ad esso connessa. Ed allora la cura del sé è dell’anima prima del corpo ma non dell’anima senza il corpo.

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