Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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I giorni di scuola di Gesù, l’esortazione filosofica dell’ultimo romanzo di J. M. Coetzee

> di Mario Lupoli *

È stato pubblicato per i tipi della Einaudi l’ultimo romanzo del premio Nobel sudafricano J. M. Coetzee, «I giorni di scuola di Gesù». Il libro riprende la narrazione, iniziata ne «L’infanzia di Gesù», della storia di David, un bambino che osserva l’esistente con uno sguardo radicale che non manca di affascinare, ma che allo stesso tempo turba e fa vacillare quel mondo le cui risposte convenzionali non possono bastargli.

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La stanza delle meraviglie filosofiche. Un saggio Salani “per sfidare e aguzzare l’intelligenza”

> di Paolo Calabrò

« “Se uno scienziato anziano ma eminente dice che una cosa è possibile, ha quasi sicuramente ragione, ma se dice che una cosa è impossibile, ha con tutta probabilità torto”, disse Arthur C. Clarke. Uno scienziato anziano ma eminente risponde: “È impossibile che il signor Clarke abbia ragione” ». Quanto è probabile che l’asserzione dell’augusto vecchio sia corretta? Spoiler: lo scienziato anziano ha senza dubbio ragione. La spiegazione è… a pag. 283.

Ellen Gould White, fondatrice del movimento avventista, ebbe una rivelazione: dallo studio dei capitoli 7 e 14 dell’Apocalisse dedusse che il numero esatto degli eletti, coloro che “hanno scritto in fronte il nome di Cristo e del Padre” è 144.000, cioè 12.000 eletti tondi per ciascuna delle 12 tribù di Israele. Tutto quadrava. Tranne il “quadrato perfetto” nel quale, sempre secondo lei, avrebbero dovuto disporsi: la radice quadrata di 144.000 infatti non è un numero intero ma irrazionale; per cui, su ogni lato del quadrato, avrebbero dovuto trovare posto esattamente 379,47331922… persone…

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Sei malattie dello spirito contemporaneo. Un libro Carbonio di Constantin Noica

> di Stefano Scrima *

Le “malattie” dello spirito di cui ci parla Constantin Noica, nel suo originale tentativo di classificazione scientifica, sono invero orientamenti (stati d’animo, modi di procedere), come egli stesso ammette espressamente in apertura al saggio Sei malattie dello spirito contemporaneo (riproposta ora in Italia da Carbonio Editore per la traduzione di Mira Mocan). Saggio col quale Noica intende rendere al lettore il peculiare sapore del nostro tempo storico (il saggio è del 1978), analizzare una parte dell’essere, quella più profonda e origine di tutto, di ogni “creazione”, spesso e comprensibilmente omessa dalle cronache storiche, ma anche, quasi per pudore, dalla filosofia stessa.

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Marx. La tradizione occidentale nella lettura di Hannah Arendt

> di Mario Lupoli

Hannah Arendt si distinse come lettrice attenta e originale di Karl Marx, per quanto non di rado ne piega il pensiero alle sue esigenze argomentative. In questo volume Arendt nega ogni relazione tra il totalitarismo e la tradizione filosofico politica occidentale. Rivendicando la piena appartenenza di Marx a questa tradizione, l’Autrice sostiene l’assenza di alcun collegamento tra l’evento stalinista e il pensiero marxiano, pur ravvisando, tra acute riflessioni e non poche forzature, il fallimento di quest’ultimo proprio nel poter essere agito da una forma di dominio totalitario come riferimento e quadro teorico. Un’opera irrinunciabile per comprendere lo sviluppo della concezione arendtiana del fenomeno totalitario, che consente di rilevarne anche i significativi limiti. È la loro identificazione a rappresentare un impegno teoretico di particolare valore, per meglio orientare la possibilità di riferirsi al lavoro di Arendt in una rinnovata critica della contemporaneità.

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Elogio della letteratura. Un saggio Einaudi di Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo

> di Paolo Calabrò

«La letteratura e la sociologia condividono il medesimo campo d’indagine, gli stessi temi e gli stessi argomenti, nonché – se non del tutto, almeno in maniera sostanziale – la vocazione e l’impatto sulla società. […] Letteratura e sociologia si alimentano a vicenda».

«Chiamiamo realtà materiale il mondo del valore di scambio, e cultura tutto ciò che rifiuta di accettare il suo dominio». Con questa definizione dei Minima moralia di Adorno si apre il secondo (e ultimo, per la recente scomparsa del grande Zygmunt Bauman) libro scritto a quattro mani dal pensatore della “società liquida” e da Riccardo Mazzeo, intellettuale che non ha bisogno di presentazioni. La cultura esiste, resiste e si rifiuta di assoggettarsi alla tirannia del mercato (e dei mercanti); non solo e non tanto perché certe cose non possono esser comprate né vendute, ma per scelta deliberata: quello della cultura è il rifiuto aperto e programmatico di quella annichilente reductio ad unum che il denaro continua a portare avanti a suon di offerte speciali, senza preoccuparsi della cenere – in termini umani e sociali – che lascia sulla sua strada.

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Filosofia della precarietà del filosofo odierno. Recensione di ‘Filosofia precaria’ di G. Stamboulis

>Francesco Brusori*

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(G. Stamboulis, Filosofia precaria, il Vicolo, Cesena 2017)

Il saggio di Giorgio Stamboulis introduce subito un quesito stringente, che richiede un ingresso ex abrupto del cogito:«cos’è oggi la filosofia?» (p. 13). E altrettanto violentemente si scarica la risposta: «una grande assenza» (ibid.). Infatti sembra che eminentemente ‘contemporaneo’ sia il problema della filosofia, ovvero il fatto che la filosofia stessa costituisca una grande problematica.
Seguendo l’autore, è evidente che lo status proprio della filosofia versi in una condizione critica. Essa, oggigiorno, si presenterebbe quasi del tutto schiacciata dall’immane peso del suo aulico passato e pronta a soccombere dinnanzi all’orizzonte futuro. Forse perché d’altronde un sapere troppo vasto annienta con la stessa naturalità con cui una tradizione troppo venerabile finisce per immobilizzare ogni intento. In una tale situazione non resta che il naufragio. O meglio: di fronte alla grandezza vincolante del trascorso, risulta – per parafrasare un celebre verso di G. Leopardi – «dolce il naufragar» nel mare magnum dell’avvenire, nel quale però si penetra senza alcuna guida capace di indicare la via nel nuovo stato di cose. E la perdizione della coscienza filosofica non può che avvenire nella persona del filosofo. Continua a leggere


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Le radici del dialogo. Un saggio su Panikkar di Leonardo Marcato

> di Paolo Calabrò

Raimon Panikkar. Il filosofo e il teologo. Il prete e il professore. L’intellettuale che studiava in India e insegnava in California. Cosa ha da dire la sua prolifica produzione – volumi, articoli, interviste, conferenze – all’uomo della strada? Quello, cioè, che ha a che fare con le difficoltà di tutti i giorni, qui e ora; quello a cui non importa certo parlare della salvezza dell’anima, in generale, ma che ha a cuore il problema di come fare a salvare la propria, di anima. In una parola: cosa ha a che fare il pensiero di Panikkar – e la sua proposta cosmoteandrica di dialogo dialogale – con noi? E soprattutto: in che modo – come sottolinea giustamente il professor Luigi Vero Tarca dell’Università di Venezia nella sua prefazione – rendere accessibile e fruibile il messaggio di Panikkar senza ridurlo o, peggio, banalizzarlo?

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La réalité en folie. Alain Milon su Antonin Artaud

> di Giuseppe Crivella

Interprete originale, versatile e acuto dell’opera di Michaux e Bacon, di Pasolini e Blanchot, Alain Milon dedica il suo ultimo studio ad Antonin Artaud, quasi a suggerire che proprio attraverso l’opera del marsigliese sia possibile individuare una sorta di felpato ma inoppugnabile punto di raccordo in grado di unificare la complessa galassia di autori appena citati.

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L’immagine iconoclasta. Sull’estetica di Jean-Jacques Wunenburger

> di Giuseppe Crivella

L’ultimo testo di Wunenburger si presenta con un duplice intento: da un lato offrire un vasto e particolareggiato reso conto di quella filosofia delle immagini che l’autore ha cercato di delineare in più di vent’anni di riflessione, tramite una serie di volumi che si sono imposti con forza all’attenzione di molti poli di ricerca piuttosto diversificati; dall’altro tentare una sorta di ulteriore e più radicale affondo analitico della dimensione dell’immagine, fino ad arrivare ad un preciso punto di condensazione teorica a partire dal quale inquadrare tutta la galassia delle immagini, al fine di enuclearne un’originale pedagogia e una sorprendente metafisica.

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Desiderio illuminato e spiritualità laica. Un saggio EsseGi di Paolo Bartolini

> di Paolo Calabrò

«La spiritualità laica non può che accettare la natura anfibia dell’essere umano: teso tra finito e infinito, necessità e possibilità (come già aveva rilevato Kierkegaard), egli è chiamato a scoprire un’articolazione tra gli opposti che illumini il nostro passaggio nel tempo e nello spazio di una vita» (p. 54).

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Heidegger e la questione della tecnica. Nuova edizione con un saggio di Federico Sollazzo

> di Marco Viscomi *

Oggigiorno, si mostra assai arduo e, in certo senso, avventato impegnarsi nell’edizione critica di un qualsivoglia testo heideggeriano. Per un verso, infatti, risulta fattualmente complesso riuscire a superare illesi l’intricata trafila burocratica, alla quale deve sottostare un editore per poter riuscire a editare, per i propri tipi, un’opera del filosofo di Messkirch. D’altro canto, le temperie – cronachistiche più che realmente filosofiche – nelle quali è stata coinvolta la figura storica di Martin Heidegger, dall’edizione dei “Quaderni neri” sino ad oggi, sembra gettare discredito su chiunque voglia ancora tornare ad approfondire il lascito heideggeriano. Tuttavia, l’iniziativa di quegli studiosi, che non si arrendono nell’abbandonare l’essenza più profonda del pensiero alla superficialità delle mode, merita sempre incoraggiamento e attenzione. Il desiderio di ritornare continuamente all’essenza più profonda della meditazione attira infatti la più autentica cura per il pensiero filosofico, cioè quella che non esclude il frutto di una speculazione, individuata da un singolo pensatore, facendo leva sulla discutibile personalità di quello stesso filosofo. Quell’attenzione profonda per la verità si pone piuttosto l’intento di considerare anche le più piccole forme della manifestazione del vero, vale a dire quelle che si possono essere date anche in quello che potrebbe sembrarci il più abietto degli esseri umani.

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