Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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L’immagine iconoclasta. Sull’estetica di Jean-Jacques Wunenburger

> di Giuseppe Crivella

L’ultimo testo di Wunenburger si presenta con un duplice intento: da un lato offrire un vasto e particolareggiato reso conto di quella filosofia delle immagini che l’autore ha cercato di delineare in più di vent’anni di riflessione, tramite una serie di volumi che si sono imposti con forza all’attenzione di molti poli di ricerca piuttosto diversificati; dall’altro tentare una sorta di ulteriore e più radicale affondo analitico della dimensione dell’immagine, fino ad arrivare ad un preciso punto di condensazione teorica a partire dal quale inquadrare tutta la galassia delle immagini, al fine di enuclearne un’originale pedagogia e una sorprendente metafisica.

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Desiderio illuminato e spiritualità laica. Un saggio EsseGi di Paolo Bartolini

> di Paolo Calabrò

«La spiritualità laica non può che accettare la natura anfibia dell’essere umano: teso tra finito e infinito, necessità e possibilità (come già aveva rilevato Kierkegaard), egli è chiamato a scoprire un’articolazione tra gli opposti che illumini il nostro passaggio nel tempo e nello spazio di una vita» (p. 54).

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Heidegger e la questione della tecnica. Nuova edizione con un saggio di Federico Sollazzo

> di Marco Viscomi *

Oggigiorno, si mostra assai arduo e, in certo senso, avventato impegnarsi nell’edizione critica di un qualsivoglia testo heideggeriano. Per un verso, infatti, risulta fattualmente complesso riuscire a superare illesi l’intricata trafila burocratica, alla quale deve sottostare un editore per poter riuscire a editare, per i propri tipi, un’opera del filosofo di Messkirch. D’altro canto, le temperie – cronachistiche più che realmente filosofiche – nelle quali è stata coinvolta la figura storica di Martin Heidegger, dall’edizione dei “Quaderni neri” sino ad oggi, sembra gettare discredito su chiunque voglia ancora tornare ad approfondire il lascito heideggeriano. Tuttavia, l’iniziativa di quegli studiosi, che non si arrendono nell’abbandonare l’essenza più profonda del pensiero alla superficialità delle mode, merita sempre incoraggiamento e attenzione. Il desiderio di ritornare continuamente all’essenza più profonda della meditazione attira infatti la più autentica cura per il pensiero filosofico, cioè quella che non esclude il frutto di una speculazione, individuata da un singolo pensatore, facendo leva sulla discutibile personalità di quello stesso filosofo. Quell’attenzione profonda per la verità si pone piuttosto l’intento di considerare anche le più piccole forme della manifestazione del vero, vale a dire quelle che si possono essere date anche in quello che potrebbe sembrarci il più abietto degli esseri umani.

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Il Codice del Mito, il sogno di Platone e l’incubo dell’Occidente. Un saggio Mursia di Andrea Colamedici

> di Paolo Calabrò

«Se pensi che la tua anima personale sia distinta dal corpo e che consapevolezza e coscienza morale siano localizzate in quell’anima (e non nel mondo esterno) e che perfino il gene egoista sia individualizzato nella tua persona, allora, psicologicamente, sei platonico. Se la tua prima reazione a un sogno, a una notizia, a un’idea è di operare immediatamente una divisione tra bene e male morali, allora psicologicamente sei platonico. Se associ il peccato alla carne e ai suoi impulsi, ancora una volta, psicologicamente, sei platonico. […] E sei platonico quando credi che alla fine del tunnel delle umane disgrazie ci attenda la giustizia divina sotto forma di ricompensa o punizione, invece che la tragedia irrimediabile o il caso o la sfortuna» (pp. 192-193).

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Occidente senza utopie. Sull’ultimo libro di Massimo Cacciari e Paolo Prodi

> di Francesco Brusori *

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Il saggio Occidente senza utopie (M. Cacciari-P. Prodi, Occidente senza utopie, il Mulino, Bologna 2016) è l’incontro tra un punto di vista più storico, rappresentato da Paolo Prodi, e uno più prettamente filosofico, di Massimo Cacciari, intorno all’analisi e all’interpretazione di categorie fondanti l’Occidente nella sua intera eterogeneità, l’utopia e la profezia.

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The Philosophy of Another Beginning. Heidegger letto da Dugin

> di Luca Siniscalco

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Martin Heidegger, pensatore par excellence della tradizione speculativa tedesca e, dunque, occidentale, interpretato da Alexander Dugin, massimo teorico contemporaneo dell’eurasiatismo, feroce critico della Zivilisation – in senso spengleriano – dell’Occidente. Questo confronto titanico cela in realtà una profonda affinità elettiva, nota ai lettori di Dugin e resasi evidente nel saggio Martin Heidegger. The Philosophy of Another Beginning. Il corposo volume, di oltre 400 pagine, è d’altra parte la sola testimonianza tradotta dal russo di una ricerca speculativa che ha portato Dugin a dedicare al filosofo di Meßkirch svariate monografie.

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Filosofia del profondo, formazione continua, cura di sé. Un saggio IPOC di Andrea Ignazio Daddi

> di Alessandro Pizzo *

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Sicuramente, ‘filosofia’ si dice in molti modi e, parimenti, l’originalità di un contributo la si coglie esclusivamente nella misura in cui s’è in grado di indicare, e sorreggere per il tramite di dovuti argomenti, un modo d’essere della filosofia stessa. Questo è esattamente quel che Andrea Ignazio Daddi fa nel presente volume. Della filosofia, l’autore prende in considerazione due aspetti in modo particolare i quali, da parte loro, e ciascuno per parte propria, descrivono anche il percorso esistenziale esperito da Daddi medesimo, vale a dire la «tendenza all’introspezione» (p. 23) e la «ricerca di significato» (p. 23). Tanto la prima quanto la seconda costituiscono la trama dell’ordito esistenziale dell’autore, al quale si aggiungono in seguito la pedagogia e le «psicologie del profondo» (p. 24). Questo appare il leti motiv del volume presente, ossia cercare di mettere in dialogo la filosofia, intesa come ricerca del significato esistenziale, e le varie forme di analisi, intese come introspezione personale ad ampio raggio. Far questo significa, nel contempo, anche riattivare un filone di ricerca presente agli inizi della storia della filosofia ma via via obliato nel corso dei secoli in favore di ben altre opzioni. Secondo Daddi, infatti, della filosofia va recuperata la sua tendenza sapienziale, vale a dire quel particolare tipo di discorso afferente alla filosofia ma consistente nel compiere una «cura dell’anima» (p. 27). Di tutti i modi di dire, e fare, ‘filosofia’, la predilezione di Daddi va verso l’opzione della ricerca filosofica pratica che consiste nella «ricerca personale» (p. 33), da intendersi, però, come «educazione in età adulta» (p. 33), come un autonomo e personale percorso di auto – formazione di sè.

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Nietzsche tra le stelle. L’eterno ritorno e la cosmologia, un libro Il Prato di Rosanna Oliveri

> di Paolo Calabrò

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Nietzsche è stato un profeta della scienza? si chiedeva Rosanna Oliveri nel suo precedente lavoro in volume del 2014. Oggi la sua riflessione si spinge in profondità su un singolo punto, con la domanda: che rapporto c’è stato (ed è possibile individuare per noi, oggi) tra l’eterno ritorno e la scienza moderna?

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Saturnia Tellus. L’anima dei luoghi. L’ultimo libro Rubbettino di Giancarlo Vianello

> di Paolo Calabrò

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Una filosofia che possa davvero esser definita tale deve avere cura del tutto, secondo il monito di Periandro di Corinto. Ed è con questo intendimento che si apre la riflessione di Giancarlo Vianello espressa nel suo ultimo volume, pubblicato con Rubbettino, dal titolo Saturnia Tellus. L’anima dei luoghi: l’uomo – ancestralmente sospeso tra la razionalità e il mito, dimensioni conciliate in maniera sempre difficile e nuove, ma sempre tenute in qualche modo in equilibrio – si trova oggi nella inedita e pericolosa situazione nella quale la razionalità non solo ha preso il sopravvento, rompendo l’armonia, ma rivendica addirittura il sacrificio di ogni altro aspetto dell’umano – quello che da sempre rimanda alla sfera del religioso o, più in generale, dell’ulteriore – sull’altare dell’evidenza.

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José Ortega y Gasset, Meditazioni del Chisciotte, a cura di Armando Savignano, Mimesis, Milano-Udine 2014

> di Stefano Scrima *

Meditazioni del Chisciotte (1914) è l’opera prima di José Ortega y Gasset, uno dei più brillanti scrittori del Novecento spagnolo. Egli stesso tiene a precisare che questo suo lavoro è composto da saggi mossi da desideri filosofici, ma non sono filosofia, perché difettano di prove scientifiche esplicite. Ad ogni modo, in queste meditazioni ritroviamo in nuce tutto il pensiero che caratterizzerà la produzione letteraria del madrileno negli anni a seguire. A muoverlo nel profondo è l’intraprendenza del “nuovo tentativo spagnolo”, ovvero quello di spronare il suo Paese a una rinascita, una presa di coscienza del suo valore per farsi grande, o quantomeno per non fossilizzarsi in una cultura che perde la sua ragion d’essere rimanendo sospesa nel passato.
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