Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Il bisogno di pensare. Vito Mancuso fra filosofia, scienza e teologia

> di Paolo Calabrò

La letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita non basta.
Fernando Pessoa

Leggere può far male? Come per tutte le cose, l’eccesso porta fuori strada, e il fine della lettura – nutrire il pensiero – può diventare qualcosa d’altro: anestetizzare la propria capacità critica rendendola dipendente dalle opinioni di altri – gli autori di libri e giornali, appunto – finendo, come rilevava Schopenhauer, per “pensare con la testa altrui, anziché con la propria”…

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Storia della contraccezione in Italia. Un libro Pendragon di Matteo Loconsole

> di Mario Lupoli

Il saggio di Matteo Loconsole, edito dalla Pendragon di Bologna, ricostruisce un’importante pagina della storia italiana, quella del dibattito dei primi del Novecento attorno al problema di una sessualità consapevole. Un punto di primaria rilevanza, in cui filosofia, politica e scienza si incontrano nell’orizzonte dell’emancipazione femminile e sociale.

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«Incontri ravvicinati e rischiosi». Recensione a “Generare Dio” di Massimo Cacciari.

di Francesco Brusori

[M. Cacciari, Generare Dio, il Mulino, Bologna 2017]

In questo saggio, che inaugura per “il Mulino” la collana Icone – pensare per immagini, il filosofo Massimo Cacciari dimostra ancora una volta la sua indiscussa capacità filosofica di approcciare quesiti radicali, quali quelli che informano l’intera civiltà occidentale alla luce del signum cristiano, spingendosi con le dovute precauzioni e la necessaria modestia oltre l’isola del ‘conoscibile’ (di kantiana memoria) per affrontare la distesa marittima che naturaliter interpella ciascun Essere umano. L’autore infatti va definendo tra le righe di queste pagine uno studio della icona di Maria, che fin da subito si mostra interpretando irriducibilmente un suo proprio divenire:«l’icona di Maria diviene; si accompagna a quella del Figlio, ma ancora più di questa sembra sfuggire a ogni astratta tipizzazione». Accompagnando il Figlio, ella accompagna anche la Voluntas Dei, rendendo possibile «il primo atto della kénosis del Signore» (p. 7). Continua a leggere


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L’ipseità e il quasi-niente. Due saggi di Jankélévitch a cura di Gianluca Valle

> di Federico Squillacioti

Le opere di Vladimir Jankélévitch, il pensatore fuori dagli schemi e pianista-filosofo professore di filosofia morale, non sono per niente semplici da analizzare, la sua è una lingua tortuosa e intricata per quanto lapidaria e puntuale, ricca di spunti complessi e di idee precise quanto aperte ad interpretazione e discussione. Per questo il lavoro di Gianluca Valle è fondamentale nel presentarci i due saggi qui analizzati. Il curatore di questa edizione ci introduce infatti quelle che sono le problematiche più frequenti e ci fornisce gli strumenti preliminari per una comprensione piena e soddisfacente del lessico e delle idee di Jankélévitch, parlando in generale del pensiero di questo autore e nello specifico dei concetti chiave che affronteremo durante la disanima del testo. Le riflessioni del curatore sui concetti di ipseità e quasi-niente permettono di collegare sapientemente i testi in questione con altre opere dello stesso autore, ma anche di Derrida e Scheler tra gli altri. Valle ricollega con maestria le idee di Leibniz sul male con la visione che ci fornirà Jankélévitch, oltre a citare più volte i lavori di Simmel dedicati alla persona e all’identità in vista delle riflessioni che emergeranno nell’opera riguardo che cosa sia la vita vissuta e come si debbano implementare i valori all’interno di essa. Non manca una doverosa menzione a Kant riguardo la morale e gli imperativi, oltre che uno spunto interessante su Heidegger riguardo il ruolo degli uomini in un contesto sociale ed identitario nel suo essere ed essere-con-gli-altri, per un quadro completo ed efficace che ci porti ad addentrarci nel testo nella sua interezza.

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Nauseati. Un libro Stampa Alternativa di Stefano Scrima

> di Fabrizio Li Vigni

Nauseati, ultimo libro del giovane filosofo cremonese Stefano Scrima, è un piccolo e agile testo indefinibile. Per cominciare, è una summa in miniatura, certo non esaustiva, di quelli che l’autore chiama “nauseati”, e che altri hanno l’abitudine di chiamare solo “nichilisti”. La sostanza è la stessa: «In generale i nauseati sono quegli uomini che non hanno solo mal di testa (o di pancia) ma anche di universo. E ce l’hanno pure spesso. Quegli uomini, Atlanti, che reggono il peso del mondo, anche per quelli che pensano che il mondo non pesi affatto. Quelli che, semplicemente, sentono mancare un senso all’esistenza» (p. 11).

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Alienazione e Verità di Filippo Fracas. Una lettura teoretica del problema della conoscenza tra epistemologia ed ontologia

> di Mario Lupoli *

Il giovane autore Filippo Fracas, a due anni dalla pubblicazione del romanzo filosofico “I Sogni di Joan” (Edizioni GDS 2015), esce in libreria con “Alienazione e Verità. La natura della conoscenza tra ontologia ed epistemologia”. Il saggio si propone di affrontare, attraverso un percorso teoretico ricco di spunti, uno dei grandi temi del pensiero occidentale: «che cosa significa conoscere?».

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I giorni di scuola di Gesù, l’esortazione filosofica dell’ultimo romanzo di J. M. Coetzee

> di Mario Lupoli *

È stato pubblicato per i tipi della Einaudi l’ultimo romanzo del premio Nobel sudafricano J. M. Coetzee, «I giorni di scuola di Gesù». Il libro riprende la narrazione, iniziata ne «L’infanzia di Gesù», della storia di David, un bambino che osserva l’esistente con uno sguardo radicale che non manca di affascinare, ma che allo stesso tempo turba e fa vacillare quel mondo le cui risposte convenzionali non possono bastargli.

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La stanza delle meraviglie filosofiche. Un saggio Salani “per sfidare e aguzzare l’intelligenza”

> di Paolo Calabrò

« “Se uno scienziato anziano ma eminente dice che una cosa è possibile, ha quasi sicuramente ragione, ma se dice che una cosa è impossibile, ha con tutta probabilità torto”, disse Arthur C. Clarke. Uno scienziato anziano ma eminente risponde: “È impossibile che il signor Clarke abbia ragione” ». Quanto è probabile che l’asserzione dell’augusto vecchio sia corretta? Spoiler: lo scienziato anziano ha senza dubbio ragione. La spiegazione è… a pag. 283.

Ellen Gould White, fondatrice del movimento avventista, ebbe una rivelazione: dallo studio dei capitoli 7 e 14 dell’Apocalisse dedusse che il numero esatto degli eletti, coloro che “hanno scritto in fronte il nome di Cristo e del Padre” è 144.000, cioè 12.000 eletti tondi per ciascuna delle 12 tribù di Israele. Tutto quadrava. Tranne il “quadrato perfetto” nel quale, sempre secondo lei, avrebbero dovuto disporsi: la radice quadrata di 144.000 infatti non è un numero intero ma irrazionale; per cui, su ogni lato del quadrato, avrebbero dovuto trovare posto esattamente 379,47331922… persone…

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Sei malattie dello spirito contemporaneo. Un libro Carbonio di Constantin Noica

> di Stefano Scrima *

Le “malattie” dello spirito di cui ci parla Constantin Noica, nel suo originale tentativo di classificazione scientifica, sono invero orientamenti (stati d’animo, modi di procedere), come egli stesso ammette espressamente in apertura al saggio Sei malattie dello spirito contemporaneo (riproposta ora in Italia da Carbonio Editore per la traduzione di Mira Mocan). Saggio col quale Noica intende rendere al lettore il peculiare sapore del nostro tempo storico (il saggio è del 1978), analizzare una parte dell’essere, quella più profonda e origine di tutto, di ogni “creazione”, spesso e comprensibilmente omessa dalle cronache storiche, ma anche, quasi per pudore, dalla filosofia stessa.

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Marx. La tradizione occidentale nella lettura di Hannah Arendt

> di Mario Lupoli

Hannah Arendt si distinse come lettrice attenta e originale di Karl Marx, per quanto non di rado ne piega il pensiero alle sue esigenze argomentative. In questo volume Arendt nega ogni relazione tra il totalitarismo e la tradizione filosofico politica occidentale. Rivendicando la piena appartenenza di Marx a questa tradizione, l’Autrice sostiene l’assenza di alcun collegamento tra l’evento stalinista e il pensiero marxiano, pur ravvisando, tra acute riflessioni e non poche forzature, il fallimento di quest’ultimo proprio nel poter essere agito da una forma di dominio totalitario come riferimento e quadro teorico. Un’opera irrinunciabile per comprendere lo sviluppo della concezione arendtiana del fenomeno totalitario, che consente di rilevarne anche i significativi limiti. È la loro identificazione a rappresentare un impegno teoretico di particolare valore, per meglio orientare la possibilità di riferirsi al lavoro di Arendt in una rinnovata critica della contemporaneità.

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Elogio della letteratura. Un saggio Einaudi di Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo

> di Paolo Calabrò

«La letteratura e la sociologia condividono il medesimo campo d’indagine, gli stessi temi e gli stessi argomenti, nonché – se non del tutto, almeno in maniera sostanziale – la vocazione e l’impatto sulla società. […] Letteratura e sociologia si alimentano a vicenda».

«Chiamiamo realtà materiale il mondo del valore di scambio, e cultura tutto ciò che rifiuta di accettare il suo dominio». Con questa definizione dei Minima moralia di Adorno si apre il secondo (e ultimo, per la recente scomparsa del grande Zygmunt Bauman) libro scritto a quattro mani dal pensatore della “società liquida” e da Riccardo Mazzeo, intellettuale che non ha bisogno di presentazioni. La cultura esiste, resiste e si rifiuta di assoggettarsi alla tirannia del mercato (e dei mercanti); non solo e non tanto perché certe cose non possono esser comprate né vendute, ma per scelta deliberata: quello della cultura è il rifiuto aperto e programmatico di quella annichilente reductio ad unum che il denaro continua a portare avanti a suon di offerte speciali, senza preoccuparsi della cenere – in termini umani e sociali – che lascia sulla sua strada.

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Filosofia della precarietà del filosofo odierno. Recensione di ‘Filosofia precaria’ di G. Stamboulis

>Francesco Brusori*

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(G. Stamboulis, Filosofia precaria, il Vicolo, Cesena 2017)

Il saggio di Giorgio Stamboulis introduce subito un quesito stringente, che richiede un ingresso ex abrupto del cogito:«cos’è oggi la filosofia?» (p. 13). E altrettanto violentemente si scarica la risposta: «una grande assenza» (ibid.). Infatti sembra che eminentemente ‘contemporaneo’ sia il problema della filosofia, ovvero il fatto che la filosofia stessa costituisca una grande problematica.
Seguendo l’autore, è evidente che lo status proprio della filosofia versi in una condizione critica. Essa, oggigiorno, si presenterebbe quasi del tutto schiacciata dall’immane peso del suo aulico passato e pronta a soccombere dinnanzi all’orizzonte futuro. Forse perché d’altronde un sapere troppo vasto annienta con la stessa naturalità con cui una tradizione troppo venerabile finisce per immobilizzare ogni intento. In una tale situazione non resta che il naufragio. O meglio: di fronte alla grandezza vincolante del trascorso, risulta – per parafrasare un celebre verso di G. Leopardi – «dolce il naufragar» nel mare magnum dell’avvenire, nel quale però si penetra senza alcuna guida capace di indicare la via nel nuovo stato di cose. E la perdizione della coscienza filosofica non può che avvenire nella persona del filosofo. Continua a leggere