Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Trascendentalità del tempo

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> di Giuseppe Brescia*

«Genio è colui che lavora col tempo sul tempo»

( Max Ascoli, 1917 )

Secondo l’efficace sintesi di Wallace Arthur, irlandese, della National University of Galway, in Life through Time and Space (Harvard University Press, 2017), l’evoluzione dell’universo può così riassumersi: 1. Big Bang: “quattordici miliardi di anni fa”. 2. “Una frazione di secondo dopo il Big Bang, l’origine delle particelle subatomiche, protoni e neuroni”. 3. Altri quattrocentomila anni: “unione delle particelle che formano gli atomi”. 4. Durante il primo miliardo di vita dell’Universo: “nascita delle stelle, tra cui il Sole”. 5. Quasi simultaneamente: “origine della Terra e degli altri pianeti”. 6. Mezzo miliardo di anni dopo: “nascita della vita sulla Terra”. 7. Sette milioni di anni fa: “origine delle specie animali”. 8. Sei milioni di anni fa: “origine e sviluppo del cervello”. 9. Meno di un milione di anni fa: “Homo Sapiens”. 10. Poco meno di un milione di anni fa: come risultato dell’unione di un uovo e di uno spermatozoo, “noi”.

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Anima mundi. Sulla ricerca dell’anima dei luoghi

> di Giancarlo Vianello*

In Occidente, il processo di emancipazione, o di presunta tale, dell’umanità, che si sviluppa con la modernità, si accompagna al rifiuto radicale della cosmovisione[1] precedente, che è in blocco retrocessa al rango di superstizione. Questo processo emancipativo, inoltre, si connota nei termini di sviluppo della capacità operative e performative e, alla fine, in mera logica di dominio, che ha inaridito il mondo. In termini generali, questo è stato il destino dell’Occidente, che ha prodotto il mondo come lo vediamo oggi. Eppure, anche all’interno di questo processo storico travolgente, sono presenti intuizioni di segno opposto. Una della più emblematiche è rappresentata dal mito dell’anima mundi, dall’idea che il mondo sia una realtà animata unitaria.
Il termine anima, come è noto, deriva dal greco ànemos, soffio, e, similmente, psyche deriva dal greco psychein, respirare. Entrambi i termini sottolineano la natura vitale del fenomeno: l’anima individuale è un frammento di vita, è compartecipe alla vita. Proprio in questo senso, Platone[2] parlava di immortalità dell’anima, poiché era originata dal soffio divino, era un frammento dell’anima del mondo. Continua a leggere