Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Gli Stupri nei conflitti armati. Guerra, violenza di genere e sessuale in un libro a cura di Simona La Rocca

di Laura Sugamele
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In questo libro a cura di Simona La Rocca emerge il tema profondo della legittimazione e della quasi normalità che si inserisce nella correlazione guerra-violenza sessuale. Lo stupro di guerra viene scandagliato attraverso una disamina storica che fa comprendere quanto questo problema, abbia coinvolto trasversalmente le varie epoche storiche e tutte le nazioni. Esso emerge come un male latente e una volta emerso diviene inarrestabile. Continua a leggere


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Cervantes, “esemplare contemporaneo” , Ariosto e l’Italia (1/2)

> di Giuseppe Brescia*

“Il poeta cristiano Ludovico Ariosto, a cui, se lo trovo qui a parlare in altra lingua che la sua,

non serberò alcun rispetto; ma se parla nel suo idioma, lo tratterò con ogni riguardo”

“E lo stesso accadrà a tutti quelli che vorranno tradurre in altra lingua libri di versi”

(Miguel de Cervantes, Capitolo sesto del Volume 1 del Don Chisciotte)

“Vedi Azzo sesto, un de’ figliuoli sui,/ Confalonier de la Cristiana croce:/

Avrà il Ducato d’Andria con la figlia/ Del secondo Re Carlo di Siviglia”

(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, III, str. 39)

“ Ah se il nostro genio fosse un poco di più genio!” (Ralph Waldo Emerson)

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The Philosophy of Another Beginning. Heidegger letto da Dugin

> di Luca Siniscalco

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Martin Heidegger, pensatore par excellence della tradizione speculativa tedesca e, dunque, occidentale, interpretato da Alexander Dugin, massimo teorico contemporaneo dell’eurasiatismo, feroce critico della Zivilisation – in senso spengleriano – dell’Occidente. Questo confronto titanico cela in realtà una profonda affinità elettiva, nota ai lettori di Dugin e resasi evidente nel saggio Martin Heidegger. The Philosophy of Another Beginning. Il corposo volume, di oltre 400 pagine, è d’altra parte la sola testimonianza tradotta dal russo di una ricerca speculativa che ha portato Dugin a dedicare al filosofo di Meßkirch svariate monografie.

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Filosofia del profondo, formazione continua, cura di sé. Un saggio IPOC di Andrea Ignazio Daddi

> di Alessandro Pizzo *

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Sicuramente, ‘filosofia’ si dice in molti modi e, parimenti, l’originalità di un contributo la si coglie esclusivamente nella misura in cui s’è in grado di indicare, e sorreggere per il tramite di dovuti argomenti, un modo d’essere della filosofia stessa. Questo è esattamente quel che Andrea Ignazio Daddi fa nel presente volume. Della filosofia, l’autore prende in considerazione due aspetti in modo particolare i quali, da parte loro, e ciascuno per parte propria, descrivono anche il percorso esistenziale esperito da Daddi medesimo, vale a dire la «tendenza all’introspezione» (p. 23) e la «ricerca di significato» (p. 23). Tanto la prima quanto la seconda costituiscono la trama dell’ordito esistenziale dell’autore, al quale si aggiungono in seguito la pedagogia e le «psicologie del profondo» (p. 24). Questo appare il leti motiv del volume presente, ossia cercare di mettere in dialogo la filosofia, intesa come ricerca del significato esistenziale, e le varie forme di analisi, intese come introspezione personale ad ampio raggio. Far questo significa, nel contempo, anche riattivare un filone di ricerca presente agli inizi della storia della filosofia ma via via obliato nel corso dei secoli in favore di ben altre opzioni. Secondo Daddi, infatti, della filosofia va recuperata la sua tendenza sapienziale, vale a dire quel particolare tipo di discorso afferente alla filosofia ma consistente nel compiere una «cura dell’anima» (p. 27). Di tutti i modi di dire, e fare, ‘filosofia’, la predilezione di Daddi va verso l’opzione della ricerca filosofica pratica che consiste nella «ricerca personale» (p. 33), da intendersi, però, come «educazione in età adulta» (p. 33), come un autonomo e personale percorso di auto – formazione di sè.

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La gestione della diversità presso i Cuna di San Blas. Uno studio di antropologia filosofica di Giancarlo Vianello

> di Giancarlo Vianello*

Nel lontano 1977, frequentavo l’École des Hautes Études en Sciences Sociales a Parigi, interessandomi dei Drusi della Siria, sotto la direzione di Jacques Berque. Carlo Severi all’epoca frequentava la stessa scuola e si interessava dei Cuna, sotto la direzione di Georges Devereux. Stava programmando una ricerca sul campo e mi chiese di accompagnarlo. Sul posto trovammo parecchie difficoltà, perché le istituzioni scientifiche americane facevano pressione sulle autorità panamensi perché impedissero ad altri l’accesso nel territorio dei Cuna. Mi venne allora l’idea di cercare un religioso di origine italiana, che sicuramente aveva canali di accesso. Padre José Rotellini fu di immenso aiuto. Questo testo è un nostalgico omaggio a quei tempi ingenui ed avventurosi.
Giancarlo Vianello e Carlo Severi assieme a Enrique Gomez con i suoi nuchus (Mulatupu, 1977)

Giancarlo Vianello e Carlo Severi assieme a Enrique Gomez con i suoi nuchus (Mulatupu, 1977)

Riprendendo in mano il mio archivio, mi sono imbattuto in materiale inedito risalente ad una ricerca sul campo da me effettuata nel lontano 1977. Poiché mi è sembrato ancora rilevante, ne ho ripreso elementi salienti. Si tratta di osservazioni sulla modalità con cui i Cuna definiscono la loro visione della diversità ed il conseguente livello di emarginazione all’interno del loro sistema culturale. Il dato di fatto della diversità, soprattutto casi di follia e di albinismo, viene visto come un elemento del mondo mitico, che si realizza concretamente e che testimonia la presenza nel quotidiano della narrazione mitica. In tal modo, diviene un elemento di coesione, con un ben preciso ruolo sociale. Continua a leggere


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Il centaurismo. La violenza maschile in un’analisi di Luigi Zoja

> Laura Sugamele*

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Questo libro scritto dallo psicoanalista Luigi Zoja, è incentrato sugli stupri collettivi, problema che ha caratterizzato tutte le epoche storiche e che attraverso un interessante sguardo al maschile, quello dell’autore, emerge un’analisi non limitata al fatto storico, offrendo invece una riflessione psicologica del problema.

Il lato oscuro della violenza sessuale di massa, qualcosa di apparentemente connesso all’istinto e alla bramosia maschile, che a tempo di guerra sembra prevalere, ma che l’autore collega ad una specifica spiegazione di carattere psicologico e militare, che nel gruppo maschile esplica la propria metamorfosi più incandescente, laddove l’appartenenza ad un insieme e le azioni che possono scaturire, anche, le più terribili e nefaste, «rimuove o elimina i sensi di colpa» (p. 19).

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Maschera e volto del postmodernismo contemporaneo

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di Luca Siniscalco*

Abstract: Il postmodernismo si presenta in maniera confusa, quasi bifronte. Dire -post è filosoficamente un non dire, in quanto la collocazione temporale di una nozione non ne stabilisce il contenuto esplicativo né, tanto meno, veritativo. Per considerare la trasfigurazione tutta profana del modernismo in postmodernismo intendiamo avvalerci del contributo di due studiosi contemporanei di grande statura e, per rimanere nel campo delle anomalie, di antitetica provenienza culturale. Ci riferiamo a Mario Tronti, padre dell’operaismo italiano e fine filosofo politico, e ad Aleksandr Dugin, tradizionalista ed eurasiatista russo.

Parole chiave: Postmodernismo; Tronti; Zizek; Heidegger; Dugin.

L’eco evoliano di questo titolo intende, fra il serio e il faceto, evocare un problema culturale – e, perché no, spirituale – del nostro evo. Così come nel secolo scorso un “idealista magico” ha messo in luce la natura ambivalente degli spiritualismi, forme degenerate della spiritualità tradizionale, è oggi opportuno denunciare la struttura ambigua e sfuggente del postmodernismo, figlio spurio della modernità. Filiazione di segno negativo, quella rilevata da Evola; partenogenesi di segno dubbio, meritevole di un dibattito, quella del paradigma politico, culturale ed esistenziale del postmodernismo. Poiché, sebbene tutti gli -ismi meritino riserve – e Nietzsche ha già detto tutto in merito – lo statuto del postmodernismo è foriero di dinamiche perennemente instabili, scivolose, chiaroscurali. A tratti ineffabile, questo Giano bifronte – sulla cui stessa esistenza autonoma, svincolata dal Moderno, il dibattito teoretico si sbizzarrisce – comporta infiniti problemi di definizione. Si staglia come una chimera, il sogno mostruoso che tutti noi sogniamo nei momenti di lucidità e che la veglia della ragione lascia obliato in nome del sensus communis.

Questo sogno unisce felicemente due luoghi dell’immaginario: la realizzazione personale offerta dalla versione 2.0 dell’American dream – quella in cui trionfa la Diet Coke, la bevanda che mantiene la propria identità fittizia negando nichilisticamente se stessa, presentandosi come pura sembianza, promessa artificiale di una sostanza che non si è mai materializzata, per impiegare una splendida immagine di Slavoj Žižek; il rivolgimento delle principali categorie concettuali del Moderno. Il postmodernismo è infatti post-liberalismo, post-ideologismo, post-capitalismo, oltrepassamento dei principi di razionalismo, dualismo, sostanzialismo, naturalismo. Dire -post è filosoficamente un non dire, in quanto la collocazione temporale di una nozione non ne stabilisce il contenuto esplicativo né, tanto meno, veritativo.

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Nietzsche tra le stelle. L’eterno ritorno e la cosmologia, un libro Il Prato di Rosanna Oliveri

> di Paolo Calabrò

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Nietzsche è stato un profeta della scienza? si chiedeva Rosanna Oliveri nel suo precedente lavoro in volume del 2014. Oggi la sua riflessione si spinge in profondità su un singolo punto, con la domanda: che rapporto c’è stato (ed è possibile individuare per noi, oggi) tra l’eterno ritorno e la scienza moderna?

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Saturnia Tellus. L’anima dei luoghi. L’ultimo libro Rubbettino di Giancarlo Vianello

> di Paolo Calabrò

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Una filosofia che possa davvero esser definita tale deve avere cura del tutto, secondo il monito di Periandro di Corinto. Ed è con questo intendimento che si apre la riflessione di Giancarlo Vianello espressa nel suo ultimo volume, pubblicato con Rubbettino, dal titolo Saturnia Tellus. L’anima dei luoghi: l’uomo – ancestralmente sospeso tra la razionalità e il mito, dimensioni conciliate in maniera sempre difficile e nuove, ma sempre tenute in qualche modo in equilibrio – si trova oggi nella inedita e pericolosa situazione nella quale la razionalità non solo ha preso il sopravvento, rompendo l’armonia, ma rivendica addirittura il sacrificio di ogni altro aspetto dell’umano – quello che da sempre rimanda alla sfera del religioso o, più in generale, dell’ulteriore – sull’altare dell’evidenza.

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L’inconfessato rapporto tra poesia e filosofia in María Zambrano

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di >Alessandro Pizzo*

Abstract: Secondo María Zambrano la filosofia e la poesia si sono separate in tempi remoti a seguito di una sensibilità differente e a partire da una diversa maniera d’intendere la visione della stessa realtà. In opposizione a questo vero e proprio “strappo originario”, Zambrano propone una sua visione originale, ovvero un pensiero poetante capace di riannodare i fili recisi di una storia comune.

Parole chiave: Zambrano; poesia; filosofia; realtà; pensiero poetante.

Introduzione

Secondo María Zambrano, in un tempo tanto mitico quanto storico i sentieri della poesia e della filosofia si separano sino a coprire con l’oblio la loro stessa unità originaria. Pur condividendo una medesima origine, l’una e l’altra si separano, non senza astio reciproco, e ciascuna trascende il punto di partenza per divenire altro, per tramutarsi in altro, per evolvere verso una differenza, più o meno marcata, scavando un profondo solco che separi quanto più entrambe dall’unità di partenza, ora irrimediabilmente perduta. Continua a leggere


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Pubblicità televisiva: Carosello, “La favola del consumo”

> di Federica Caniglia

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ABSTRACT
La pubblicità televisiva dimostra come i caratteri di persuasione e di comunicazione del linguaggio pubblicitario abbiano raggiunto un enorme efficacia con l’avvento della società di massa. Le riflessioni dei grandi pensatori Baudrillard, Debord e Barthes trovano un riscontro nella prima favola del consumo creata in Italia dalla televisione: Carosello. I siparietti pubblicitari della celebre rubrica serale trasmessa per la prima volta il 3 febbraio del 1957 che ha divertito per un ventennio con le sue storie, piccoli e grandi. Continua a leggere