Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


Lascia un commento

Pausa estiva 2017


Cari amici,
anche quest’anno «Filosofia e nuovi sentieri» va in vacanza per l’estate. Si tornerà a settembre, con nuove – e, speriamo, interessanti – idee.
Come sempre, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva per l’intero periodo (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura): l’invito è dunque a mandarci tutte le vostre proposte – articoli, recensioni, interviste – che valuteremo e pubblicheremo fra poco più di un mese.
Buone vacanze a tutti!

La Redazione

«“Acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare”, pensa. Ed è un pensiero che dà i brividi».
Alessandro Baricco, Oceano mare


Lascia un commento

Dieci argomenti di filosofia

 

> Vito J. Ceravolo*

A Manuela Santalucia

Questo è un testo d’amore, senza alcuna critica.

ceraVOLO2

1. Argomento dell’esperienza

Tendo la mano intorno a me. Afferro una ciliegia, mi impatta sul tatto. Apro gli occhi e mi è rossa. Avvicinandola il profumo mi inebria. La mordo: succhi si sprigionano in bocca, è fresca rotondità. Ho appena ingerito in me degli oggetti esterni, divenuti ora la mia esperienza soggettiva. L’esperienza soggettiva è la propria immediata esperienza delle cose e noi esperiamo cose solo quando le proviamo in noi stessi, in propria esperienza interna: si ha immediata esperienza solo di ciò che si percepisce internamente in se stessi, e ciò che si percepisce internamente consta anche dei valori, interiorizzati in sé, dell’oggetto percepito.

Continua a leggere


Lascia un commento

La réalité en folie. Alain Milon su Antonin Artaud

> di Giuseppe Crivella

Interprete originale, versatile e acuto dell’opera di Michaux e Bacon, di Pasolini e Blanchot, Alain Milon dedica il suo ultimo studio ad Antonin Artaud, quasi a suggerire che proprio attraverso l’opera del marsigliese sia possibile individuare una sorta di felpato ma inoppugnabile punto di raccordo in grado di unificare la complessa galassia di autori appena citati.

Continua a leggere


Lascia un commento

Dialogo da uomo a uomo su un Dio: H. Jonas interprete della Suprema mancanza

> di Francesco Brusori*

La storia del pensiero europeo ha archiviato un numero enorme di testi, la maggior parte dei quali presenta una corporatura ben piazzata, quasi a voler scoraggiare i più a prenderne seria visione. Questa prolifera produzione è facilmente spiegabile: esplicitare ‘tutto’ in maniera perfecta è già di per sé impossibile, soprattutto poi se addirittura all’interno di questo ne va della nostra stessa presenza. Interrogarsi è infatti difficile, costoso. Capirsi è perlopiù illusionistico. Tuttavia l’uomo non è mai indietreggiato di fronte a questo improbus labor, a tale profonda e radicale investigazione dell’esser-ci. Così gli scaffali delle biblioteche danno da secoli ospitalità ai vari tentativi che egli ha eroicamente cercato di portare a termine in seno a una tensione, più o meno sincera, di intelligere la cosa. Una continua lotta da parte di quest’ultimo perpetrata contro la sua natura di in-fante – incapace di dire compiutamente circa se stesso. Continua a leggere


Lascia un commento

La filosofia dello sterminio dei disabili

 

 

> di Alessandro Pizzo*

A Giulia.

Della vita sopravvive l’amore, dato o ricevuto.

In memoriam

pizzo3

Premessa

Ogni anno si ripete in tutte le scuole del Regno uno stesso rituale, forse opaco, forse stantio, forse stancamente ripetuto, e riguardante la celebrazione della memoria della Shoah, lo sterminio nazista della razza cosiddetta “inferiore”. Se il rito appare oramai una routine, resta innegabile, oltre che indubitabile, come al contrario vigile e pronta debba rimanere la coscienza comune innanzi ai risorgenti umori prevaricatori alle più svariate latitudini. Ma, rispetto all’inaudita strage compiuta dal nazionalsocialismo, vorrei concentrare l’attenzione su una categoria minore, ma certo non meno importante, di vittime della medesima sequenza storica, ovvero le persone disabili, indifese vittime designate dalla violenta ed inumana ideologia nazista. Certo, non lo faccio al fine di riscattarne un ruolo triste, diversamente taciuto dai più, anche se, a dire il vero, sempre più scoperto ed oggetto di ricostruzione storica, ma per sviluppare un’analisi filosofica intorno alle sue ragioni storiche, inerenti a quelle motivazioni culturali che ne giustificarono o resero possibile lo sterminio o la soggiacente logica o che aprirono la strada a qualsiasi giustificazione, più o meno ad hoc, del capriccio di alcuni su altri, depotenziando qualsiasi funzione regolatrice o moderatrice del verbo morale, depotenziando la bussola morale e svuotando dal di dentro l’edificio del diritto, trasformando gli uni e gli altri in meri instrumenta regni.

Continua a leggere


1 Commento

Autonomia dell’Arte. Tempo e senso del celeste dal barocco alla modernità: il posto dello Schopenhauer.

> di Giuseppe Brescia*

«Noi altri Dipintori habbiamo da parlare con le mani», afferma nettamente Annibale Carracci (Bologna 1560 – Roma 1609) a proposito del fratello Agostino (Bologna 1557 – Pisa 1602), autore di una lezione in Roma sul gruppo ellenistico del Laocoonte, sancendo il valore formante e autonomo dell’ “opera”, canone dell’estetica moderna, e la critica dell’allegorismo in arte, assiomi che si affermano sino al Croce e ai dialoghi della ‘Biblioteca’ in Ulysses o ai saggi su Proust e Dante…Bruno…Vico…Joyce, delineati dal Beckett.
Certo, dotto è anche Annibale Carracci, conoscendo Tibaldi e Federico Barocci, il Correggio e i lombardi e veneti, i maestri della ‘Rinascenza’ e i ripetitori della ‘maniera’. «Non potei stare di non andare sùbito a vedere la gran cupola» (di Correggio nel Duomo di Parma), scrive al cugino Ludovico il 18 aprile 1580. Caravaggio rimase colpito dalla Santa Margherita del 1599 nella Chiesa di Santa Caterina dei Funari, esclamando “esserci almeno un pittore in Roma”, come ricorda il Bellori nelle Vite de’ pittori scultori e architetti moderni (Roma 1672, pp. 201-215).
Ma quel che è sfuggito – sinora – è la singolare acquisizione che della querelle compie Arthur Schopenhauer al paragrafo 50 del Libro terzo. Il mondo come rappresentazione de Il mondo come volontà e rappresentazione (1818, 1844 e 1859), dispiegando la diretta e approfondita conoscenza non solo dell’arte e della critica d’arte italiana e europea, ma anche del rapporto di distinzione tra ‘allegoria’ e ‘poesia’ da una parte, e tra ‘allegoria’, ‘simbolo’ ed ‘emblema’ dall’altra. Benedetto Croce stesso non se ne avvalse nella Poesia di Dante del 1921, né (credo) nel successivo corso ermeneutico. I letterati ed eruditi “puri”, né quelli “impegnati” (di qualunque orientamento ideologico o sensibilità, cattolici come Papini, laici come Russo, Barbi, Parodi, Sansone, Binni), nulla ne sanno pur restando immessi e coinvolti nella tenace querelle dei rapporti tra poesia e struttura nella Commedia.
Continua a leggere


1 Commento

Teoremi di coerenza e completezza. Epimenide, Gödel, Hofstadter.

 

> di Vito J. Ceravolo*

Abstract: Completamento dei teoremi di incompletezza di Gödel, grazie alla formalizzazione di un sistema capace di racchiudere sia ciò che è soggetto a valore di verità (vero o falso) sia ciò che è soggetto a non valore di verità (né vero né falso).

Parole chiave: Kurt Gödel; Teorema di incompletezza; Coerenza; Completezza; Enunciati; Dimostrazioni; Paradossi; Sintattica; Semantica; Epimenide; Hofstadter.

1. Introduzione ai Teoremi di coerenza e completezza (1)

Scopo di questo saggio è completare i teoremi di incompletezza di Gödel, anzitutto astraendo il suo primo teorema alla forma linguistica che lo genera:

VALORE DI VERITÀ: L(α=α ∨ ¬α=¬α) → L = 1 ∨ 0
A parole: Se, affermandosi o negandosi, un concetto α coerente con sé =α predica () un linguaggio L allora → quest’ultimo ha un valore di verità che può essere vero 1 o falso 0.

NON VALORE DI VERITÀ: L(α≠α ∧ ¬α≠¬α) → L ≠ 1 ∧ 0
A parole: Se, affermandosi e negandosi, un concetto α che si contraddice da sé ≠α predica un linguaggio L allora → quest’ultimo non ha un valore di verità, non è né vero 1 né falso 0.

In gergo comune: se quando affermo una frase essa si contraddice e si contraddice anche quando la nego, allora la stessa non ha un valore di verità. Mentre ha un valore di verità se non si contraddice almeno in una delle due forme, affermandola o negandola. Naturalmente queste formalità mostrano le possibilità d’interpretazione della frase (affermandola o negandola), non sono la frase in quanto tale; e la loro unione ci restituisce un principio di anticipazione del valore di verità: un metodo infallibile per discriminare, a priori di ogni riscontro con la realtà, gli enunciati con valore di verità (veri o falsi) da quelli senza valore di verità (né veri né falsi). Ma la formalizzazione di questo elemento logico non è il solo ampliamento che andiamo a compiere al fine di completare i teoremi di Gödel. Ma per meglio comprendere, a questo punto, entriamo nel vivo della questione; ben considerando che non sarà la numerazione G gödelliana a essere messa in discussione, bensì la sua interpretazione in luogo della sopra forma e di quanto segue. Continua a leggere


Lascia un commento

L’immagine iconoclasta. Sull’estetica di Jean-Jacques Wunenburger

> di Giuseppe Crivella

L’ultimo testo di Wunenburger si presenta con un duplice intento: da un lato offrire un vasto e particolareggiato reso conto di quella filosofia delle immagini che l’autore ha cercato di delineare in più di vent’anni di riflessione, tramite una serie di volumi che si sono imposti con forza all’attenzione di molti poli di ricerca piuttosto diversificati; dall’altro tentare una sorta di ulteriore e più radicale affondo analitico della dimensione dell’immagine, fino ad arrivare ad un preciso punto di condensazione teorica a partire dal quale inquadrare tutta la galassia delle immagini, al fine di enuclearne un’originale pedagogia e una sorprendente metafisica.

Continua a leggere


Lascia un commento

Le due facies della pace. Ripartire da un’interpretazione del pensiero di Agostino per comprehendere il nostro tempo

>di Francesco Brusori*

 

In un contesto internazionale quale quello che oggigiorno patiamo e che a detta del Papa parrebbe ospitare una Terza Guerra Mondiale frazionata – infatti essa si esplica non soltanto in conflitti bellici situati nel Medio oriente, nell’est europeo e nelle instabili entità statuali dell’Africa centrale e della zona magrebina, ma anche in altrettanto spietati scontri combattuti su un campo di battaglia prettamente contemporaneo, ossia quello economico-finanziario – più che mai siamo tutti chiamati a riflettere su ciò che de facto si contrappone, o meglio si dovrebbe contrapporre, a questo tragico accadere: la pace.

 

Continua a leggere


Lascia un commento

Desiderio illuminato e spiritualità laica. Un saggio EsseGi di Paolo Bartolini

> di Paolo Calabrò

«La spiritualità laica non può che accettare la natura anfibia dell’essere umano: teso tra finito e infinito, necessità e possibilità (come già aveva rilevato Kierkegaard), egli è chiamato a scoprire un’articolazione tra gli opposti che illumini il nostro passaggio nel tempo e nello spazio di una vita» (p. 54).

Continua a leggere


Lascia un commento

Max Horkheimer e l’ascesi schopenhaueriana: un’analisi

 

>di Giacomo Maria Arrigo*

 

1. Oblio dell’uomo

Parlare di ascesi in Max Horkheimer (1895-1973), è una provocazione, oltreché una forzatura. In Schopenhauer la liberazione dalla volontà di vivere assume connotati ben precisi che non trovano posto nel pensiero dei francofortesi, men che meno in Horkheimer. Ma un certo rimando alla dottrina espressa nell’ultimo libro del Mondo come volontà e rappresentazione è nondimeno rinvenibile, sebbene con difficoltà, fra le pagine del fondatore della Scuola di Francoforte, ed è quello che cercheremo di presentare in questo paper, fermo restando la problematicità di un simile accostamento. Il termine “ascesi”, come vedremo, verrà utilizzato in un senso tutto nuovo, lontano dalla concezione filosofica schopenhaueriana, in una forma più accessibile alla mentalità contemporanea.

Continua a leggere


Lascia un commento

Heidegger e la questione della tecnica. Nuova edizione con un saggio di Federico Sollazzo

> di Marco Viscomi *

Oggigiorno, si mostra assai arduo e, in certo senso, avventato impegnarsi nell’edizione critica di un qualsivoglia testo heideggeriano. Per un verso, infatti, risulta fattualmente complesso riuscire a superare illesi l’intricata trafila burocratica, alla quale deve sottostare un editore per poter riuscire a editare, per i propri tipi, un’opera del filosofo di Messkirch. D’altro canto, le temperie – cronachistiche più che realmente filosofiche – nelle quali è stata coinvolta la figura storica di Martin Heidegger, dall’edizione dei “Quaderni neri” sino ad oggi, sembra gettare discredito su chiunque voglia ancora tornare ad approfondire il lascito heideggeriano. Tuttavia, l’iniziativa di quegli studiosi, che non si arrendono nell’abbandonare l’essenza più profonda del pensiero alla superficialità delle mode, merita sempre incoraggiamento e attenzione. Il desiderio di ritornare continuamente all’essenza più profonda della meditazione attira infatti la più autentica cura per il pensiero filosofico, cioè quella che non esclude il frutto di una speculazione, individuata da un singolo pensatore, facendo leva sulla discutibile personalità di quello stesso filosofo. Quell’attenzione profonda per la verità si pone piuttosto l’intento di considerare anche le più piccole forme della manifestazione del vero, vale a dire quelle che si possono essere date anche in quello che potrebbe sembrarci il più abietto degli esseri umani.

Continua a leggere