Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Nuovo albo dei recensori di Filosofia e nuovi sentieri

Sempre più spesso pervengono alla redazione richieste di recensione per volumi di filosofia. Al contempo, cresce il numero dei nostri collaboratori. Dall’intersezione di queste tendenze nasce una nuova iniziativa di «Filosofia e nuovi sentieri»: l’istituzione di un “Albo dei recensori”, una newsletter alla quale sarà possibile iscriversi inviando una mail al consueto indirizzo

filosofiaenuovisentieri@gmail.com

allegando il proprio (breve) curriculum vitae.
Volta per volta si verrà così informati delle novità disponibili per recensione, e si potrà offrire la propria candidatura. Dopo l’assegnazione, il recensore verrà messo in contatto diretto con l’autore. Il tempo previsto per recensire il testo è di 1 mese.
Questo bando non ha scadenza e rimarrà aperto senza soluzione di continuità. Tuttavia le assegnazioni verranno disposte in ordine cronologico, quindi… affrettatevi!

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«Incontri ravvicinati e rischiosi». Recensione a “Generare Dio” di Massimo Cacciari.

di Francesco Brusori

[M. Cacciari, Generare Dio, il Mulino, Bologna 2017]

In questo saggio, che inaugura per “il Mulino” la collana Icone – pensare per immagini, il filosofo Massimo Cacciari dimostra ancora una volta la sua indiscussa capacità filosofica di approcciare quesiti radicali, quali quelli che informano l’intera civiltà occidentale alla luce del signum cristiano, spingendosi con le dovute precauzioni e la necessaria modestia oltre l’isola del ‘conoscibile’ (di kantiana memoria) per affrontare la distesa marittima che naturaliter interpella ciascun Essere umano. L’autore infatti va definendo tra le righe di queste pagine uno studio della icona di Maria, che fin da subito si mostra interpretando irriducibilmente un suo proprio divenire:«l’icona di Maria diviene; si accompagna a quella del Figlio, ma ancora più di questa sembra sfuggire a ogni astratta tipizzazione». Accompagnando il Figlio, ella accompagna anche la Voluntas Dei, rendendo possibile «il primo atto della kénosis del Signore» (p. 7). Continua a leggere


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L’integrazione come garanzia dell’identità culturale

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di Domenico Di Maura*

“L’integrazione come garanzia dell’identità culturale”

Abstract

L’integrazione sociale di persone di culture diverse è una problematica, sebbene già presente nelle società del passato, oggi più che mai attuale, soprattutto nei paesi europei. Un’attenta analisi del problema potrà sicuramente aiutare a comprendere meglio quali elementi siano in gioco, e quale atteggiamento teorico adottare nella nostra società sempre più multietnica, affinché sia realizzabile una pacifica convivenza tra persone di cultura differente.
L’argomento principale dell’articolo espone la relazione tra integrazione e identità culturale, e tenta di confutare l’idea che l’integrazione di persone con culture differenti possa nuocere l’identità culturale di un individuo. Tale idea è capovolta: è proprio l’integrazione che permette all’immigrato di acquisire buona parte della cultura della maggioranza, e contemporaneamente di proteggere l’identità culturale di autoctoni e immigrati.
Il quesito sulla possibilità di una integrazione, invece, è stato completamente tralasciato.
L’esame del problema è stato condotto partendo da una distinzione di diversi concetti. Lo studio è accompagnato da numerosi esempi sulle politiche attuali di alcuni Stati, ed è coadiuvato da fonti autorevoli, tra cui la filosofa Martha C. Nussbaum, le cui ricerche, sebbene non si occupino principalmente di integrazione, sono state di ottimo supporto per l’analisi di questa complessa tematica.
Le proposte dell’articolo non hanno la presunzione di risolvere facilmente il problema dell’integrazione sociale dell’individuo. Infatti, non vengono proposte politiche di integrazione sociale, bensì delle idee-guida per la politica attuale, affinché possa affrontare questo problema nel pieno rispetto dei diritti, e della cultura, degli individui appartenenti ad una minoranza etnica.

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Unificazione generale della fisica

> di Vito J. Ceravolo*

Noi non giudichiamo illusione quel che è esteriore, e nemmeno giudichiamo tale quel che si trova nel nostro interno, nella coscienza. Tutto ciò, noi lo giudichiamo realtà.
G.W.F. Hegel

Abstract:
Dopo i preliminari filosofici sulla dialettica da usare nella trattazione della relatività, la si analizza considerandone gli aspetti concettuali, formali, linguistici, fisici e matematici, con accenni di speciazione biologica, sino all’unificazione in un unico sistema.

Indice
1. Introduzione filosofica alla relatività
2. La dialettica del discorso
3. Gestione concettuale della relatività
4. Gli orologi di Newton ed Einstein: absolutum e relatio
5. Istruzioni per viaggiare nel tempo: quantum e relativity
6. Teoria filosofica di unificazione della fisica
7. Appendice matematica di unificazione della fisica
8. Forma originaria della fisica e delle pratiche
9. Conclusione

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L’ipseità e il quasi-niente. Due saggi di Jankélévitch a cura di Gianluca Valle

> di Federico Squillacioti

Le opere di Vladimir Jankélévitch, il pensatore fuori dagli schemi e pianista-filosofo professore di filosofia morale, non sono per niente semplici da analizzare, la sua è una lingua tortuosa e intricata per quanto lapidaria e puntuale, ricca di spunti complessi e di idee precise quanto aperte ad interpretazione e discussione. Per questo il lavoro di Gianluca Valle è fondamentale nel presentarci i due saggi qui analizzati. Il curatore di questa edizione ci introduce infatti quelle che sono le problematiche più frequenti e ci fornisce gli strumenti preliminari per una comprensione piena e soddisfacente del lessico e delle idee di Jankélévitch, parlando in generale del pensiero di questo autore e nello specifico dei concetti chiave che affronteremo durante la disanima del testo. Le riflessioni del curatore sui concetti di ipseità e quasi-niente permettono di collegare sapientemente i testi in questione con altre opere dello stesso autore, ma anche di Derrida e Scheler tra gli altri. Valle ricollega con maestria le idee di Leibniz sul male con la visione che ci fornirà Jankélévitch, oltre a citare più volte i lavori di Simmel dedicati alla persona e all’identità in vista delle riflessioni che emergeranno nell’opera riguardo che cosa sia la vita vissuta e come si debbano implementare i valori all’interno di essa. Non manca una doverosa menzione a Kant riguardo la morale e gli imperativi, oltre che uno spunto interessante su Heidegger riguardo il ruolo degli uomini in un contesto sociale ed identitario nel suo essere ed essere-con-gli-altri, per un quadro completo ed efficace che ci porti ad addentrarci nel testo nella sua interezza.

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Trascendentalità del tempo

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> di Giuseppe Brescia*

«Genio è colui che lavora col tempo sul tempo»

( Max Ascoli, 1917 )

Secondo l’efficace sintesi di Wallace Arthur, irlandese, della National University of Galway, in Life through Time and Space (Harvard University Press, 2017), l’evoluzione dell’universo può così riassumersi: 1. Big Bang: “quattordici miliardi di anni fa”. 2. “Una frazione di secondo dopo il Big Bang, l’origine delle particelle subatomiche, protoni e neuroni”. 3. Altri quattrocentomila anni: “unione delle particelle che formano gli atomi”. 4. Durante il primo miliardo di vita dell’Universo: “nascita delle stelle, tra cui il Sole”. 5. Quasi simultaneamente: “origine della Terra e degli altri pianeti”. 6. Mezzo miliardo di anni dopo: “nascita della vita sulla Terra”. 7. Sette milioni di anni fa: “origine delle specie animali”. 8. Sei milioni di anni fa: “origine e sviluppo del cervello”. 9. Meno di un milione di anni fa: “Homo Sapiens”. 10. Poco meno di un milione di anni fa: come risultato dell’unione di un uovo e di uno spermatozoo, “noi”.

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Nauseati. Un libro Stampa Alternativa di Stefano Scrima

> di Fabrizio Li Vigni

Nauseati, ultimo libro del giovane filosofo cremonese Stefano Scrima, è un piccolo e agile testo indefinibile. Per cominciare, è una summa in miniatura, certo non esaustiva, di quelli che l’autore chiama “nauseati”, e che altri hanno l’abitudine di chiamare solo “nichilisti”. La sostanza è la stessa: «In generale i nauseati sono quegli uomini che non hanno solo mal di testa (o di pancia) ma anche di universo. E ce l’hanno pure spesso. Quegli uomini, Atlanti, che reggono il peso del mondo, anche per quelli che pensano che il mondo non pesi affatto. Quelli che, semplicemente, sentono mancare un senso all’esistenza» (p. 11).

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Alienazione e Verità di Filippo Fracas. Una lettura teoretica del problema della conoscenza tra epistemologia ed ontologia

> di Mario Lupoli *

Il giovane autore Filippo Fracas, a due anni dalla pubblicazione del romanzo filosofico “I Sogni di Joan” (Edizioni GDS 2015), esce in libreria con “Alienazione e Verità. La natura della conoscenza tra ontologia ed epistemologia”. Il saggio si propone di affrontare, attraverso un percorso teoretico ricco di spunti, uno dei grandi temi del pensiero occidentale: «che cosa significa conoscere?».

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La Scienza Storica del Terzo Millennio. Il mestiere dello storico nei tempi del cambiamento climatico

> di Roberta Rio*

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1. «Mamma, spiegami allora a che serve la storia».

Il mestiere dello storico nei tempi del cambiamento climatico

Non me ne vogliano Marc ed Étienne Bloch se come titolo di questa mia riflessione ho scelto la frase incipit – opportunamente concordata al femminile – di quel capolavoro indiscusso che è l’Apologia della Storia.

Avevo tredici anni quando decisi che sarei diventata una storica. Esattamente dieci anni più tardi conseguii la laurea. Quell’amore – oggi come allora – accompagna la mia vita quotidiana. Non è un amore platonico, ma un amore vissuto che, per rimanere tale, ha richiesto e richiede, come in una relazione di coppia, una costante riflessione di senso.

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I giorni di scuola di Gesù, l’esortazione filosofica dell’ultimo romanzo di J. M. Coetzee

> di Mario Lupoli *

È stato pubblicato per i tipi della Einaudi l’ultimo romanzo del premio Nobel sudafricano J. M. Coetzee, «I giorni di scuola di Gesù». Il libro riprende la narrazione, iniziata ne «L’infanzia di Gesù», della storia di David, un bambino che osserva l’esistente con uno sguardo radicale che non manca di affascinare, ma che allo stesso tempo turba e fa vacillare quel mondo le cui risposte convenzionali non possono bastargli.

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Alberto Cavaglion e gli anagrammi di Libertà (‘Devoti di Mnemosyne’)

> di Giuseppe Brescia *

 

Alberto Cavaglion, studioso piemontese degli ebrei modernizzanti, del modernismo di Ernesto Buonaiuti, del tragico momento vissuto in Italia con la promulgazione delle leggi razziali e il contrastato ritorno alla ‘normalità’, come degli ebrei di area ferrarese (Giorgio Bassani e Max Ascoli su tutti), nonché allievo dell’Istituto Croce e autore dell’importante Nati con la libertà (L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2012), si segnala per la felice individuazione di anagrammi, formati sulla base di nomi e cognomi personali. In incontri su Ferrara e Torino, che hanno visto lo scambio di saggi di comune interesse, scambio proseguito in colloquio per via telematica, lo storico mi proponeva un suo  primo, ed efficace, anagramma: “Vana Libertà Colgo!” (proprio da “Alberto Cavaglion”, con evidente allusione alla difficoltà del reintegro accademico o istituzionale, subìta tra gli altri dal fine critico Attilio Momigliano). Alla comunicazione di cotanto anagramma, risposi – dopo averci riflettuto un attimo – con il mio risultato di gradimento, alludendo alla comune ed estesa dottrina: “Cugi’ Barese, Seppi!” (da “Giuseppe Brescia”).  Continua a leggere


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La stanza delle meraviglie filosofiche. Un saggio Salani “per sfidare e aguzzare l’intelligenza”

> di Paolo Calabrò

« “Se uno scienziato anziano ma eminente dice che una cosa è possibile, ha quasi sicuramente ragione, ma se dice che una cosa è impossibile, ha con tutta probabilità torto”, disse Arthur C. Clarke. Uno scienziato anziano ma eminente risponde: “È impossibile che il signor Clarke abbia ragione” ». Quanto è probabile che l’asserzione dell’augusto vecchio sia corretta? Spoiler: lo scienziato anziano ha senza dubbio ragione. La spiegazione è… a pag. 283.

Ellen Gould White, fondatrice del movimento avventista, ebbe una rivelazione: dallo studio dei capitoli 7 e 14 dell’Apocalisse dedusse che il numero esatto degli eletti, coloro che “hanno scritto in fronte il nome di Cristo e del Padre” è 144.000, cioè 12.000 eletti tondi per ciascuna delle 12 tribù di Israele. Tutto quadrava. Tranne il “quadrato perfetto” nel quale, sempre secondo lei, avrebbero dovuto disporsi: la radice quadrata di 144.000 infatti non è un numero intero ma irrazionale; per cui, su ogni lato del quadrato, avrebbero dovuto trovare posto esattamente 379,47331922… persone…

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Quei che volontier perdona

“Quei che volontier perdona” – Abstract

Si è chiuso da poco tempo il Giubileo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco, ma ancora, inevitabilmente, resta aperta l’interrogazione su come poter intendere e interpretare la misericordia divina. Con quali parole, ad esempio, converrebbe tratteggiarla senza tradirla in pieno. Una delle poche certezze circa una tale riflessione è che ‘misericordia’ rimandi directe a un qualche cosa di fragile, facile da sgualcire con mere banalizzazioni, e che si mostra del tutto disarmato di fronte ai tentativi moderni di annichilimento. Forse per ciò stesso essa, qualunque ‘cosa’ sia, sembra aliena alla condizione umana esplicata nel contemporaneo e che si muove all’insegna di un continuo accrescimento della potenza. E nondimeno, a tutt’oggi, ‘misericordia’ smuove e impone l’interrogazione su di sé, non appena vi si porga pazientemente l’orecchio.
Ecco, in conformità con quanto detto, che nella Divina Commedia Dante fornisce storie di persone nel tentativo – coraggioso – di mostrare per immagini quel che ‘misericordia’ forse è. Non un discorso di matrice scolastica, soppesato logicamente, bensì una semplice esposizione di esperienze di misericordia. Un’operazione, quella condotta dal poeta fiorentino, che pretende di prendere forma al riparo da qualsiasi disputatio avanzata serratamente, dando luogo così a un ‘sussurrare’ sulla misericordia che tanto ricorda il ‘balbettio’ ammesso da Hans Jonas su Dio. Entrambi, in certo qual modo, desiderano dare voce alla possibilità, e non alla certezza matematicamente conquistata. Non v’è dimostrazione di spinoziana memoria, more geometrico.
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